All’inseguimento del Montale elettrico

Le immortali poesie di Eugenio Montale rilette attraverso la creatività di Adriano Cataldo. Molto più che un semplice tributo…

Trovano una nuova forma le poesie di Eugenio Montale attraverso la creatività di Adriano Cataldo. Alcuni dei più noti carmi di uno dei massimi esponenti della poesia italiana vengono infatti proposti in una veste inedita nel progetto Electro Montale. Da “Spesso il male di vivere ho incontrato” a “Incespicare” Cataldo, originario del Cilento nato nella Repubblica Federale Tedesca ma da anni residente a Trento dove si è laureato in Sociologia, dimostra qui tutta la sua vena creativa.

Cataldo, quando ha ideato Electro Montale?

Il progetto è nato lo scorso anno: in aprile, come tanti altri, ero confinato in casa a causa della pandemia di coronavirus e ho sentito il bisogno di esplorare nuovi mezzi espressivi. Da alcuni anni mi interesso di progetti di musica e poesia, e volevo proporre qualcosa di nuovo. La maggior parte degli artisti che si muove in questo ambito, infatti, rende in musica i propri testi. Io pensavo a qualcosa che fosse disturbante, innovativo, sia per gli interessati al mondo della poesia in musica, sia per gli appassionati di musica o poesia.

E come ha preso la sua forma concreta?

Dapprima è partita la ricerca delle musiche adatte, ero alla ricerca di soluzioni musicali molto immediate, quasi commerciali. Di contro avevo deciso di tenere la lettura a un livello molto basico, monotono, senza strafare con l’interpretazione, per creare un contrasto. Un aspetto che torna spesso nei testi di Montale è proprio la convivenza tra opposti. Grazie alla tecnologia messa oggi a disposizione, sono riuscito a creare facilmente le basi, usando una piattaforma di produzione musicale. Ho quindi creato il primo brano “Poesia d’inappartenenza”, condividendolo con i miei contatti sui social network. La reazione è stata molto positiva e quindi ho deciso di proseguire il progetto.

Perchè proprio Montale?

Montale qui è presente in forma di testo e in forma di pretesto. Da un lato, si tratta di un autore che amo dall’adolescenza, da quando ho iniziato a interessarmi di poesia. L’aspetto che più mi interessa nella sua scrittura è la poetica degli oggetti: il come ogni elemento della quotidianità possa mostrare il dramma dell’umano. Dall’altro, si tratta di un poeta che molti conoscono perché studiato a scuola. Da questo punto di vista avrei trovato un gancio presso quelli che di poesia non si interessano molto, ma che qualcosa ricordano della scuola. Infine, Montale è uno degli ultimi autori italiani ad aver vinto il premio Nobel e ho pensato di rendergli un tributo.

Ma come l’avrebbe presa il poeta genovese?

Di sicuro molto male! Per un esperto di musica classica e canto lirico come lui, l’elettronica è di sicuro un abominio. Credo che, in generale, qualunque resa in musica dei suoi testi sarebbe stata per lui oltraggiosa.

Ci sono anche dei video?

Nel lanciare i primi quattro brani (Poesia d’inappartenenza, Incespicare, Spesso il male di vivere ho incontrato e Chissà se un giorno butteremo le maschere) ho creato delle clip amatoriali, disponibili su Youtube, legate ai temi affrontati con scene di vita quotidiana associate all’abbandono di oggetti. Ora mi sono fermato perchè mi sono messo alla ricerca di qualcuno che potesse girare dei video più professionali.

Dopo Electro Montale ha nel suo mirino sonoro altri poeti?

Sarei felice di registrare in studio i brani di Electro Montale finora creati. In futuro rifarò l’esperimento con i testi di Edoardo Sanguineti, un autore molto complesso da leggere, ma anche Patrizia Valduga, coinvolgendo una voce femminile. Con il Trento Poetry Slam, di cui faccio parte da anni, abbiamo invece progettato un podcast dedicato ad alcuni poeti trentini del Novecento, per rendere i loro testi in musica.

Da dove la sua passione per la poesia?

Ho iniziato a scrivere testi simil-poetici durante l’adolescenza per conquistare le ragazze. Negli ultimi anni, frequentando le varie nicchie poetiche e facendomi un’idea delle tendenze poetiche contemporanee ho proseguito con la scrittura. I miei temi prediletti sono la violenza latente e manifesta nelle relazioni umane. La mia dimensione di scrittura richiede non-linearità e ambiguità, per rendere al meglio gli strappi comunicativi e linguistici che nell’interpretare il reale inevitabilmente affiorano. In questo, la scrittura poetica è di supporto.

Tre nomi di poeti per lei imprescindibili.

Su Montale mi sono ampiamente espresso, quindi cito: Mario Benedetti (da non confondere con l’omonimo poeta uruguaiano) per la scrittura che apre voragini dell’indicibile. Luigi Di Ruscio, per aver stravolto la lingua in modo tale da rendere il dramma dell’umano comprensibile e incomprensibile allo stesso tempo. Pier Paolo Pasolini, per la sua idea di poesia incivile e per il suo ruolo di intellettuale.

Su cosa sta lavorando, adesso?

In primis c’è l’idea di un Ep per rendere in musica alcuni miei testi e sulla seconda stagione del mio programma in onda on line su Sanbaradio “Il pubblico della poesia” in cui intervisto anche poeti contemporanei italiani per investigare il rapporto tra creazione e fruizione. Infine, spero di pubblicare entro fine anno la mia seconda raccolta di poesie. n

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Pubblicato da Fabio De Santi

Classe 1967, si nutre fin da ragazzo di musica e passione per la scrittura con particolare dedizione alle pagine di Vonnegut, Dagerman e Cèline. Scrive dalla metà degli anni '90 per il quotidiano l'Adige e da tempo quasi immemore collabora con Trentinomese. Frequenta le onde radio dagli anni '80 con diversi programmi fra cui quelli proposti su Radio Rai Regionale dove da spazio alla scena musicale trentina cosi come accade sulle pagine del nostro mensile.