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Arianna Bridi, la nuotatrice dei record

La raggiungiamo al volo, tra una visita sportiva e altre attività, mentre cammina a passo sostenuto. Del resto, ci aveva avvertito: è molto impegnata, ma disponibile a parlare di sé e della sua impresa; e se non risponde al telefono vuol dire che è… in acqua! Grande personalità quella di Arianna, classe 1995, giovane ragazza tosta e determinata, appartenente al Gruppo Sportivo Fiamme Oro dell’Esercito (grado di primo caporal maggiore) e in grado di far scrivere sul libro dei record il suo primato: 36 km nuotati in 6 ore, 4 minuti, 26 secondi e 7 decimi, vale a dire con ben 20 minuti di vantaggio rispetto al primato precedente. 

Chi se ne intende di nuoto, capisce bene cosa significhino questi numeri. E il nuotatore amatoriale, che al mare inforca pinne ed occhialini per fare qualche chilometro, può avere forse una vaga idea di cosa possa voler dire nuotare per lunghe distanze e per tutto quel tempo. 

Sul podio di una gara del 2016. Con Martina Grimaldi e Aurora Ponselè (Foto di L. Binda/Deepbluemedia.eu.)

Come e quando hai iniziato col nuoto?
Entrambi i miei genitori sono sportivi, quindi ci tenevano che io facessi qualcosa. Hanno voluto portarmi in piscina; all’inizio non è che mi piacesse tantissimo… Sono sempre stata una bambina iperattiva e quando ho iniziato i primi corsi mi dava fastidio rimanere ferma in corsia, attaccata al muretto per tanto tempo! E continuavo a chiedere a mia mamma: ma quand’è che posso nuotare in corsia? Intendevo i corsi dei più grandi, degli agonisti. Io li vedevo che nuotavano su e giù per la vasca di continuo e io invece attaccata al bordo, che dovevo fare una vasca per volta… mi stufavo! Però non ero ancora abbastanza brava per poter nuotare in corsia. All’età di otto anni sono passata negli esordienti e ho cominciato a gareggiare. Arrivavo sempre ultima! 

Nuoto fondo acque libere: Arianna Bridi campionessa italiana 2020, 10 km

Da non crederci.
Sempre!!! Poi a metà del primo anno di nuoto agonistico ho preso la mia prima medaglia con una staffetta. La portavo ovunque: a scuola, al lavoro da mio papà, dappertutto! Era la mia nuova collana. 

E da lì le cose sono cambiate.
Sì, è nato un amore, perché anche se arrivavo ultima e i risultati non c’erano e non vedevo molti miglioramenti, mi divertivo da morire. Quindi sono sempre andata a nuoto molto volentieri.

Poi sono arrivati i risultati.
Certo, col passare degli anni sono iniziati ad arrivare anche i risultati. Un aspetto che racconto sempre è che nei 50 stile libero arrivavo ultima, nei 100 penultima, nei 200 a metà classifica, nei 400 nelle prime dieci, e poi riuscivo a vincere o a prendere una medaglia negli 800 stile libero. In questo modo, piano piano, sono riuscita a capire che più si allungavano le distanze, meglio era per me. 

Fino alle prime esperienze nelle acque libere. 
A 11 anni ho fatto la prima gara di nuoto in acque libere a Caldonazzo, una 4 km. Anche lì, se guardiamo il risultato sulla carta, è andata malissimo: mi ero persa nel lago, c’erano le canoe che erano venute a ripescarmi e a dirmi “Stai andando storta, ti devi girare!” Però mi sono divertita da morire. Quando sono uscita dall’acqua, ho guardato mia mamma e le ho detto: “Io voglio fare questo! È il mio sport!”. 

Riconoscimento del Comune di Trento

Tanti sono in difficoltà nel passare dal nuoto in piscina a quello in acque libere, senza vedere niente sotto e con tutte le difficoltà che comporta.
È vero, l’esempio più eclatante è Federica Pellegrini: non nuota dove non tocca! Può sorprendere il fatto che la nuotatrice italiana più forte di tutti i tempi non riesca a nuotare in un lago ad esempio, ma a tanti succede così. 

È più difficile nuotare in acque libere?
Le variabili sono tantissime; è quasi un altro sport. Non si tratta più solo di nuotare, è qualcosa che va oltre: la traiettoria e le onde rendono questa disciplina sportiva molto diversa dal nuoto in vasca. 

E poi arrivi alla grande impresa, la Capri – Napoli.
Io sinceramente non me lo aspettavo. Zero. Avevo in mente prima o poi di provare a fare il record femminile, però non mi aspettavo il risultato finale. Se l’avessi disegnata prima questa gara, non sarei riuscita a costruirla così bene. Mai avrei potuto pensare ad un risultato del genere. 

Quindi è stata una sorpresa anche per te.
Come dicevo, il nuoto di fondo è ricco di variabili, quindi mai dire mai. Certo non pensavo di battere degli uomini…

Complimenti! Ma parliamone! Come hai fatto?
Non era mai successo, è stata scritta una pagina di storia. Sono riuscita a batterli non per una questione di nuoto, quanto di tattica, di onde, di traiettoria. Non si tratta cioè di bravura natatoria, ma di strategia. La bellezza del nuoto di fondo è questa: non solo nuoto ma tante variabili.

E loro come l’hanno presa?
In un certo senso bene, mi conoscono. Sono i miei compagni di Nazionale e sanno che non sono proprio l’ultima arrivata. 

Raccontaci un momento difficile.
Durante la gara, intorno a metà, ero un po’ in crisi perché gli atleti che mi precedevano andavano molto forte. Ho trovato forza nel mio allenatore che mi stava accanto in barca e mi continuava a dire di non mollare. 

Momento felice invece?
Mi ha fatto molto piacere arrivare in fondo alla gara e vedere i miei compagni di squadra esultare sugli scogli. 

Momento divertente?
Quando eravamo sul podio, mi hanno chiesto di alzare la coppa, ma avevo talmente male alle spalle per la nuotata, che non sono riuscita a sollevarla sopra la testa! 

Dove trovi le energie per queste imprese?
Fisicamente, sono nata per queste distanze e per queste gare impegnative. Poi è tutta una questione di allenamento. Tanto, tanto, tanto allenamento. 

Come ti alleni?
Dieci sedute in settimana da due ore e un quarto/ due ore e mezza in piscina. Prima e dopo esercizi con gli elastici e stretching; poi, tre volte in settimana, un’ora di palestra. 

E mentalmente?
L’aspetto psicologico si costruisce in allenamento: concentrarsi ogni giorno e non perdere la concentrazione sono aspetti che costruisci durante l’allenamento. 

Alimentazione? 
Noi nuotatori di fondo mangiamo davvero tanto. Almeno un etto e mezzo di pasta a pranzo e cena, sempre. Poi tanti spuntini, carne, frutta secca e chi più ne ha, più ne metta! Durante la gara assumo sali minerali e carboidrati in gel; un rifornimento ogni 20 minuti di gara. E dopo la gara, tutto quello che lo stomaco regge.

Familiari e amici?
Sono rimasti tutti molto sorpresi da quest’impresa. Però mi ha fatto piacere che tutti siano stati contenti per me in maniera sincera, perché sanno quanto io sia dedita all’allenamento, al duro lavoro. Non mollo mai. E dopo la delusione dell’anno scorso, ci voleva un riscatto così.

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Pubblicato da Tiziana Tomasini

Nata a Trento ma con radici che sanno di Carso e di mare. Una laurea in materie letterarie e la professione di insegnante alla scuola secondaria di primo grado. Oltre ai grandi della letteratura, cerca di trasmettere agli studenti il piacere della lettura. Giornalista pubblicista con la passione della scrittura, adora fare interviste, parlare delle sue esperienze e raccontare tutto quello che c’è intorno. Tre figli più che adolescenti le rendono la vita a volte impossibile, a volte estremamente divertente, senza mezze misure. Dipendente dalla sensazione euforica rilasciata dalle endorfine, ha la mania dello sport, con marcata predilezione per nuoto, corsa e palestra. Vorrebbe fare di più, ma le manca il tempo.

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