Aurelio se n’è andato, ma le sue passioni restano


Ho conosciuto Aurelio quando ha cominciato a frequentare la sua futura moglie Elena, amica del cuore di mia moglie Carmen. La prima sera che ci siamo visti nella classica uscita a doppia coppia abbiamo subito legato moltissimo, entrambi appassionati musicisti e impegnati nel mondo dei video e della comunicazione. Lui però, a differenza del sottoscritto, aveva una marcia in più data dalla sua esperienza legata al teatro. Non c’era però ambito in cui non avesse una sua posizione estremamente personale e mai banale: anche nello sport, settore in cui da anni lavoravo come giornalista e conduttore della trasmissione Domenica Sport, dimostrava di saperci fare, quasi fosse un collega di redazione. Entrambi nati nel 1972, condividevamo passioni e percorsi, tanto che amavamo coinvolgerci a vicenda in tutti i progetti dove la cosa fosse possibile. Era un ragazzo buono che amava scovare il talento nascosto nelle persone e portarlo alla massima espressione. Vedeva sempre il lato positivo delle cose e anche quando subiva uno sgarbo professionale non perdeva mai tempo in inutili ripicche. Semplicemente si concentrava su nuovi traguardi, forte della sua inesauribile voglia di vivere. La sua curiosità e intelligenza correvano spesso a velocità doppia e non era così facile stargli dietro. Io adoravo il suo porre sempre l’asticella in alto perché costringeva tutti a dare il massimo e lui stesso era il primo ad accollarsi le maggiori responsabilità. Un vero leader positivo che si esaltava dal successo di squadra. Per tutti noi suoi amici era colui che aveva avuto il coraggio di mettersi in gioco facendo della sue passioni la sua vita. Con una carriera già pronta legata alla sua laurea in ingegneria, alla fine aveva scelto il cinema, il teatro e la musica. Il suo ruolo di musicista e regista lo aveva subito messo in luce con produzioni come Tommy, The Wall e successivamente All you need is love. Al teatro vero c’è arrivato come vice di Tato Russo, direttore artistico del teatro Bellini di Napoli. Poi la partecipazione al Trento Film Festival e la specializzazione allo I.E.D. di Roma in sceneggiatura e scrittura per la televisione. Fondando la casa di produzione Decimarosa e da presidente dell’associazione culturale L’Officina le sue produzioni in coppia con l’inseparabile Elena Negriolli sono moltissime. Lavorare in Trentino però non è cosa facile per chi vuole crescere con creatività. Nel 2010 Aurelio vola in U.K. e vince un posto alla London Film Academy dove tra i suoi tutor troverà Asif Kapadia, che nel 2016 avrebbe poi vinto l’Oscar per il miglior documentario con “Amy”. Proprio in quell’anno d’oro per Kapadia, Decimarosa è stata casa produttrice di “Non si può vivere senza una giacchetta lilla”, documentario sulla vita di Lidia Menapace, scomparsa – ironia della sorte – qualche giorno dopo di lui. L’esperienza londinese lo travolge e decide di trasferirsi con Elena in Inghilterra e fondare successivamente la Freeside Films. Le produzioni fioccano, e siamo stati tutti orgogliosi quando il cortometraggio con Erri De Luca “Il turno di notte lo fanno le stelle” è entrato nella shortlist per gli Oscar per essere poi vincitore del Tribeca Filmfestival a New York.
Recentemente aveva toccato il cielo con un dito, ricevendo l’incarico di girare una nuova serie per Netflix e di cui mi aveva parlato in un pub londinese, il primo gennaio di questo infausto 2020. Ci siamo lasciati con un abbraccio e con la promessa di rivederci a giugno. Poi il COVID ci ha costretti a comunicare solo con il telefono, messaggi ricchi di positività, musica e amicizia. Aurelio è morto a 48 anni tra le braccia della sua anima gemella, Elena, circondato dall’amore di mamma Luciana, papà Pietro e del fratello Guido. Ma accanto a loro, a distanza, c’era anche il caldo abbraccio di tutte quelle persone che gli hanno voluto bene e che fino all’ultimo hanno sperato che lui ancora una volta sorprendesse tutti e vincesse anche questa battaglia. Ma alla fine, pensandoci bene, il vero vincitore è stato comunque lui perché in tutti noi ha seminato cose buone, ricordi indelebili, esempi positivi da imitare e quella sensazione di essere stati fortunati a condividere un percorso di vita con un’anima buona come quella di Aurelio.

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Pubblicato da Stefano Mura

Giornalista e volto popolare tra gli amanti dello sport regionale che lo hanno apprezzato per anni alla guida della trasmissione sportiva di punta di Rttr (di cui è stato anche direttore), dirige la sede trentina di Telepace.