Battaglia a Torino per un dipinto di Carl Henrici

Carl Henrici, Il ristoro dei turchi, olio su tela, seconda metà del XVIII secolo. Torino, casa d’aste Sant’Agostino

Un dipinto del pittore Carl Henrici (Schweidnitz 1737, Bolzano 1823) è stato l’assoluto protagonista di una seduta d’asta svoltasi a Torino il 24 maggio scorso. I periti della Casa Sant’Agostino non avevano riconosciuto nell’opera la mano dell’artista tedesco (ma naturalizzato bolzanino), assegnandola in catalogo a “pittore anonimo del XVIII secolo”. Ma la paternità dell’opera non è sfuggita a due ignoti collezionisti o antiquari, che si sono dati battaglia al telefono per aggiudicarsi il lotto. Alla fine il dipinto, che era stimato tra i 2.200 e i 3.000 euro, ha raggiunto la cifra di 33.550 euro compresi i diritti d’asta. Un record per Henrici, le cui opere da cavalletto di solito non superano sul mercato i 5.000 euro. 

Benché nativo della lontana Slesia, Henrici è molto noto nella nostra regione per aver decorato ad affresco numerosi edifici monumentali quali la cappella delle Grazie annessa al duomo di Bolzano, il salone delle feste di palazzo Menz, la villa Perotti di Covelo e la cappella del Simonino in palazzo Salvadori a Trento. La tela venduta a Torino misura 67×95 cm e raffigura una scena di genere di ambientazione esotica. Il titolo assegnatole nel catalogo d’asta – Il ristoro dei turchi – è appropriato. I protagonisti dell’animata scena, che si svolge ai piedi di un obelisco, sono infatti alcuni aristocratici ottomani, i quali, allietati dalla musica e dal fumo di lunghe pipe, s’intrattengono con giovani odalische in un magnifico giardino di palme, cui fanno da sfondo cupole e minareti. Ci troviamo dunque proiettati in un harem o addirittura nel famoso Serraglio di Istanbul, raffigurato come se lo poteva immaginare un pittore europeo sullo scorcio del Settecento.

Henrici si è più volte cimentato con scene “alla turchesca”, come testimoniano due serie di tele conservate rispettivamente al Museo Civico di Bolzano e all’Accademia di Musica dell’Università di Lubiana. Questa produzione s’inserisce a pieno titolo nell’esotismo che pervade la cultura figurativa europea per tutto il XVIII secolo e che include, accanto alla curiosità per gli usi e i costumi della Sublime Porta, la passione per le cineserie.

L’opera qui descritta era inedita e non se ne conosce la provenienza, né l’attuale ubicazione. Non è però da escludere che la si possa rivedere in qualche futura mostra, dopo un restauro che appare necessario: magari nel 2023, quando ricorrerà il bicentenario della morte del pittore, felice interprete del gusto rococò nella regione atesina.

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Pubblicato da Roberto Pancheri

È nato a Cles nel 1972 e vive felicemente a Trento. Si è laureato in Lettere a Padova, dove si è specializzato in storia dell’arte. Dopo il dottorato di ricerca, che ha dedicato al pittore Giovanni Battista Lampi, ha lavorato per alcuni anni da “libero battitore” e curatore indipendente, collaborando con numerose istituzioni museali e riviste scientifiche. Si è cimentato anche con il romanzo storico e con il racconto breve. È infine approdato, per concorso, alla Soprintendenza per i beni culturali di Trento, dove si occupa di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico. La carta stampata e la divulgazione sono forme di comunicazione alle quali non intende rinunciare, mentre è cocciutamente refrattario all’uso dei social media.