Camillo Pisoni, un monumento dello sport

1974. Giro del Calisio. Sosat

Suo padre Celeste, classe 1886, gestiva un piccolo chiosco in legno dove si vendevano generi misti, alla Busa, il micro rione di Trento presso il Ponte Cornicchio sul Fersina, sotto il convento dei frati Francescani. Era il settembre del 1932 quando, partito in moto assieme a un suo amico vigile del fuoco, di ritorno da Mezzocorona dove aveva acquistato un ritaglio di terreno su cui costruire un nuovo chiosco in muratura, si scontrò con un camion che arrivava da Zambana. I motociclisti morirono entrambi. Celeste era padre di sette figli e sua moglie Rosina era incinta. Cinque mesi dopo essere rimasta vedova partorì due figli, due gemelle, Annamaria e Celestina. L’unico di questi nove figli rimasto in vita è Camillo Pisoni, classe 1928, che il 2 aprile scorso ha quindi compiuto 94 anni. Non so se l’amico Camillo li festeggerà con un’uscita sulla sua bicicletta da corsa: è possibile. Un uomo di 94 anni che pedala in bicicletta da corsa? Certo, per Camillo Pisoni è una cosa normale. La passione per la bici gliela trasmise suo fratello Giulio, terzogenito, che correva fra i dilettanti nella “Forti e Veloci” di Trento. Giulio era collega di Ermanno Moser che passerà professionista portando a termine un Giro d’Italia correndo da isolato, andando a ogni fine tappa a cercarsi un posto in albergo dove mangiare e dormire. Assieme aprirono un negozio di biciclette con riparazioni in Via Calepina, che esiste tuttora, spostato di pochi metri.

La signora Pisoni, vedova che doveva allevare nove figli, andava a messa alle quattro di mattina. Alle cinque era in Piazza Garzetti, la Piazza dei Contadini, a comprare la verdura. La aiutava il piccolo Camillo trainando un carrettino carico di verdura sino Alla Busa, lungo la lunghissima Via Grazioli di circa un chilometro e, alla fine, su per la salita dei Francescani. Ereditato dal fratello Giulio il “morbo” della bicicletta, il nostro Camillo fu un ciclista precoce e fenomenale: ”A soli 7, 8 anni salivo su qualsiasi bicicletta, anche quelle da donna. A 13, 14 con una compagnia in cui altri avevano la bici da corsa mentre io l’avevo da donna, facemmo un giro di 185 chilometri attraverso Cles, Malè, Madonna di Campiglio e ritorno a Trento. Mi ricordo che al Passo di Carlomagno ci sorpassò nel polverone l’automobile del vescovo (le strade erano tutte bianche, non asfaltate). Io mangiando polvere mi agganciai e giunsi da solo al Passo. Cominciai a correre in bicicletta con la ”Forti e Veloci” di mio fratello, ma praticavo soprattutto il calcio. Cominciai con la Juventina…”

Nel calcio Camillo fece ottime cose: col fiato bestiale che aveva giocava da centro-mediano, ”metodo danubiano”: ovvero marcava il centravanti avversario e impostava il gioco della sua squadra come capitano. Camillo giocò in serie C nel Rovereto (1946/47), nel Merano (1948) e nel Pordenone. Stava per essere acquistato dall’Udinese quando subì un’operazione di appendicite malriuscita che mise fine alla sua carriera calcistica. Allora cominciò ad arrampicare. Scalò anche in coppia con formidabili rocciatori come Carlo Marchiodi, realizzando anche nuove vie nel Brenta in Paganella e Campedin. Per dieci anni arrampicò in coppia con Vitti Frismon, ritenuta la più forte alpinista trentina. Poi dalla Germania arrivò il fortissimo Heinz Steinkötter, che sul Palon del Bondone realizzò anche una prima con Reinhold Messner! (Heinz gli ”rubò” la bravissima Vitti come compagna di cordata. E se la sposò). Nel 1971, sul Nevado Caraz in Argentina, assieme a Bepi Loss (altro arrampicatore con cui Camillo aveva scalato) morì Carlo Marchiodi. Camillo ne rimase talmente scioccato che smise di arrampicare. 

1994. Campionati del Mondo seniores. Nella foto precedente, l’arrivo

Si sposò a 43 anni con Fernanda e non ebbero figli. Frattanto, nel lavoro percorse tutta la sua carriera nelle aziende petrolifere dell’AGIP, della FINA, della TOTAL, andando in pensione nel 1990. Smesse le arrampicate si mise a correre a piedi, in pista come mezzofondista e su strada, portando a termine, sul finire della carriera, anche qualche maratona. 

Dopo il calcio, l’arrampicata, il podismo. È la volta dello sci da fondo: Camillo corse diverse marcialonghe e la leggendaria Vasaloppet, la corsa sugli sci da fondo più massacrante del mondo. Frequentò anche il pattinaggio sul ghiaccio, non come agonista, ma come organizzatore dirigente di gare (fu uno dei quattro giudici internazionali di velocità sul ghiaccio e consigliere internazionale della Federazione ghiaccio). 

Ma è nel ciclismo che il nostro eroe ha dato il meglio di sé, con una serie di risultati stupefacenti, correndo da amatore. Per dirla nel modo più telegrafico ha collezionato 125 vittorie, 93 secondi e 69 terzi posti. È arrivato terzo, secondo e infine primo nel campionato del mondo di categoria nell’agosto del 1994. Ai campionati europei è arrivato primo e secondo. Ha vinto il Campionato del mondo della Montagna. È stato quattro volte campione italiano, due volte campione italiano in salita, una volta campione italiano a cronometro. Ha vinto il primo Giro del Trentino a tappe. Con la sua statura di un metro e settanta, il peso forma di 63 chili (la taglia di Gilberto Simoni), è soprattutto in salita che Camillo si è rivelato un fenomenale ciclista. Modesto di natura e parco di parole com’è, a fatica, sono riuscito a fagli spendere qualche parola sulla sua vittoria al campionato del mondo del 1994: “Abbiamo corso a San Johann, in Tirolo. In gara c’erano anche ex professionisti. C’era una salita dura e io mi trovai in testa con un minuto di distacco; ma aspettai che mi raggiungesse un gruppetto. Alla fine ci siamo trovati al traguardo in cinque, sei…”. Fine della trasmissione. Era il settembre 1983 e Camillo, indiscusso dominatore nella stagione della categoria gentleman tra i ciclisti amatori, a 55 anni stava per chiudere con le gare per limiti di età, secondo i regolamenti. Aveva il crepacuore… L’anno dopo guardava gli altri che gareggiavano. Allora lui andò a gareggiare in Austria dove alla sua età poteva ancora correre. Ma anche in Italia, dagli organizzatori di altre ragioni riceveva inviti: Vieni da noi che ti facciamo gareggiare! Sarebbe stato un richiamo prestigioso. “Successe che il limite per poter correre fu progressivamente spostato in avanti. Camillo Pisoni corse in bicicletta sino a 76 anni: un monumento sui pedali.

Condividi l'articolo su:

Pubblicato da Renzo Francescotti

Autore trentino dai molti interessi e registri letterari. Ha al suo attivo oltre cinquanta libri di narrativa, saggistica, poesia in dialetto e in italiano. È considerato dalla critica uno dei maggiori poeti dialettali italiani, presente nelle antologie della Garzanti: Poesia dialettale dal Rinascimento a oggi (1991) e Il pensiero dominante (2001), oltre che in antologie straniere. Sue opere sono tradotte in Messico, Stati Uniti e in Romania. Come narratore, ha pubblicato sei romanzi: Il Battaglione Gherlenda (Paravia, Torino 1966 e Stella, Rovereto 2003); La luna annega nel Volga (Temi, Trento 1987); Il biplano (Publiprint, Trento 1991); Ghibli (Curcu & Genovese, Trento 1996); Talambar (LoGisma, Firenze 2000); Lo spazzacamino e il Duce (LoGisma, Firenze 2006). Per Curcu Genovese ha pubblicato Racconti dal Trentino (2011); La luna annega nel Volga (2014), I racconti del Monte Bondone (2016), Un Pierino trentino (2017). Hanno scritto prefazioni e recensioni sui suoi libri: Giorgio Bàrberi Squarotti, Tullio De Mauro, Cesare Vivaldi, Giacinto Spagnoletti, Raffaele De Grada, Paolo Ruffilli, Isabella Bossi Fedrigotti, Franco Loi, Paolo Pagliaro e molti altri.