Cantami o Diva del parlar cörsivœ

La sala dell’hotel che ospita il corso non è gremita, ma è piacevolmente rinfrescata. Dopo i periodi di formazione da remoto, ritornano i corsi in presenza: meno comodi (a detta di molti) ma più coinvolgenti. Essendo un obbligo, la scelta del corso da seguire segue diverse variabili, quali la giornata e la fascia oraria, la comodità del periodo e ahimè – agli ultimi posti – l’argomento trattato. Eppure in quella sala l’attenzione quel giorno era massima, come pure un grande coinvolgimento generale. Perché? Il corso in questione riguardava la dizione e la corretta pronuncia delle parole. Un ramo della nostra bella lingua spesso trascurato dall’insegnamento scolastico e arbitrio esclusivo di qualche appassionato e purista dell’italiano. Tutti i presenti sono stati messi a conoscenza  del fatto che pochi in Italia parlano (e pronunciano) in maniera corretta; e che i trentini – ma questo lo sapevamo -presentano difetti di pronuncia abbastanza vistosi ma sono in buona compagnia, in quanto ogni parlata territoriale – dalla milanese alla veneta, tanto per citarne due – presenta svarioni di pronuncia niente male. Noi scivoliamo soprattutto sulla S e sulla Z e su tutta una serie di vocali che da aperte andiamo a chiudere e che da chiuse apriamo con la disinvoltura dell’uscio di casa. Tutta questa premessa non per riportare una serie di contenuti sulla cultura dell’italianista doc, quanto per aprire una parentesi sui giovani. Mentre noi veterani d’età ci arrabattiamo per arricchire e perfezionare il nostro linguaggio, i ragazzi della generazione Z utilizzano un vocabolario estremamente ridotto, calcolato intorno alle 100 parole. Di queste 100, se ne capiscono circa la metà, considerato il modo di parlare tipicamente giovanile, muovendo le labbra al minimo, con emissioni biascicate e confuse. A questa tendenza minimalista va aggiunto il fenomeno del momento, “parlare in corsivo”. Una volta si scriveva in corsivo: roba da vecchi amanuensi, buono a malapena per firmare quel poco di cartaceo che è ancora in circolazione. Parlare in corsivo significa invece trascinare le vocali allungando le parole, come se fossero di gomma. “Cooorsivoooe!” come spiega in un video divenuto virale su Tik Tok l’esperta del momento, tale Elisa Esposito. E se è vero che la lingua è qualcosa di vivo, che cambia e si trasforma nel tempo, questo corsivo non può che confermarlo. Insomma, una parlata trascinata, allungata e pure storpiata, presa a prestito dal cantilenare milanese di cui si capisce o meglio, si intuisce qualcosa. E alla generazione boomer – i nati negli anni ’60  – i giovani sostenitori del corsivo parlato spiegano che anche gli attori adolescenti del reality “Il collegio” parlano così. E pure i cantanti del momento, da Blanco a Tha Supreme, da Sangiovanni a Rkomi, compresa Madame

E come spesso succede davanti ai fenomeni di giovanile invenzione, ci sono gli indignati della storpiatura – boomer naturalmente – che sottolineano l’alterazione innaturale della pronuncia delle sillabe, recepita come cacofonica e un pelino irriverente. Dall’altra parte, i giovani che la sostengono (e la praticano) ne rilevano anche motivazioni socio – paritarie: nella celebre forma di saluto “caariie tuuttiie” non si capisce se ci si rivolge al femminile, al maschile o ad entrambi i generi. Parlare in corsivo spazza via, in definitiva, tutte le roventi questioni di genere, semplificando ogni tipo di identificazione: non sai chi parla e a chi si rivolge. L’unica certezza è che si tratta di cörsivœ. Altro che corsi di dizione e di corretta pronuncia; altro che vocali aperte e chiuse; altro che inflessioni dialettali da arginare, percepibili alla prima chiacchierata. La moda del momento  spopola. Vediamo se dura e se al prossimo corso di dizione ci diranno:”Tuttuœ bënê?” Da quanto tempuœ.”

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Pubblicato da Tiziana Tomasini

Nata a Trento ma con radici che sanno di Carso e di mare. Una laurea in materie letterarie e la professione di insegnante alla scuola secondaria di primo grado. Oltre ai grandi della letteratura, cerca di trasmettere agli studenti il piacere della lettura. Giornalista pubblicista con la passione della scrittura, adora fare interviste, parlare delle sue esperienze e raccontare tutto quello che c’è intorno. Tre figli più che adolescenti le rendono la vita a volte impossibile, a volte estremamente divertente, senza mezze misure. Dipendente dalla sensazione euforica rilasciata dalle endorfine, ha la mania dello sport, con marcata predilezione per nuoto, corsa e palestra. Vorrebbe fare di più, ma le manca il tempo.