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Carofiglio vs Collodi… chi vincerà?

Si parla tanto di globalizzazione. È uno di quei termini entrati un po’ di prepotenza nel lessico quotidiano, con il quale abbiamo dovuto familiarizzare e pazientare un attimo per interiorizzarlo. Anche i più avvezzi in campo economico faticano talvolta a declinarlo nella vita di tutti i giorni. Quando i ragazzi si arrampicano sugli specchi per confezionare definizioni, suggerisco loro di volare basso e di far finta di essere fermati dal primo essere umano che passa per la strada e di dover fornire su due piedi una spiegazione plausibile. Loro ridono e mi chiedono se il “tipo” che fa domande è sempre quello e che problemi possa avere a fermare la gente per la strada. Si scherza, ma il metodo funziona. Ci si prova, con gli strumenti che si hanno a disposizione. 

Insomma questa globalizzazione può essere un problema interpretativo fino a quando non ci sbatti il muso contro. E alla sottoscritta è successo in maniera lampante proprio poco tempo fa. Ma procediamo con ordine. Siamo nell’ora di antologia e il testo presenta un brano tratto da uno dei romanzi di Gianrico Carofiglio. Leggiamo un bel pezzo autobiografico. Silenzio in aula. No, non stanno dormendo. Vuol dire che piace. Allargo il campo e racconto di averlo conosciuto ed ascoltato nell’edizione 2015 del mitico Trentino Book Festival. 

Complice il testo accattivante che racconta le prime esperienze scolastiche, Carofiglio diventa un mito di questa allegra banda di preadolescenti. Mi chiedono altri brani. Corro a casa a cercare “Il bordo vertiginoso delle cose”. Leggiamo qualche altro passo. Quando giunge il momento di cambiare autore, è quasi una tragedia. Scherzando propongo un meet con l’autore; prometto – tra il serio e il faceto – che gli manderò una mail. Insomma, si mettono il cuore in pace e sembrano archiviare. E poi succede che in una delle ultime uscite sul territorio, la prof di educazione fisica organizza un gioco. Ma non un gioco sportivo qualunque. Uno tra lo sportivo e il letterario. In pratica i ragazzi devono memorizzare qualche frase di un celebre brano e correre a trascriverlo – nel modo più corretto possibile – dall’altra parte del prato. Sono bravi, si danno da fare. Alla fine, siccome si parlava di classici della narrativa, salta fuori Pinocchio.

“Ah sì, la storia del burattino che diventa un bambino…” azzarda qualcuno. Ma chi ha scritto “Le avventure di Pinocchio”? “Gianrico Carofiglio!” esclamano. Pugnalata (letteraria) in pieno petto o medaglia al merito?! Senza compromessi, senza vie di mezzo. Perché se è vero che sapevano quasi tutto di Carofiglio, tanto da citarlo quale autore onnisciente – spalmabile su qualunque genere letterario – è altrettanto vero che poco o nulla sapevano di quell’ottocentesco autore Carlo Lorenzini, che con la firma di Collodi era andato a realizzare un capolavoro della narrativa per ragazzi, raccontando il simbolico passaggio dal male al bene. Ma come poteva essersi creato un vuoto del genere? Può forse esser vero che le novità letterarie – a discapito del “vecchio”, recepito come sinonimo di “mattone” – risultano più accattivanti e coinvolgenti? E mentre rimuginavo, sospesa ancora tra la soddisfazione e lo sconforto, cominciava a risuonarmi dentro una parola: globalizzazione. Ma sì! Tutto sommato il fenomeno potrebbe essere interpretato come una sorta di globalizzazione letteraria, in cui il giovane Carofiglio si sovrappone all’ombra del maturo Collodi. Un esempio? Provate a distinguerli anche voi! 1) “Entrai in classe piuttosto intimidito mentre gli altri bambini sembravano a loro agio, come se qualcuno gli avesse spiegato in anticipo quali erano le regole…” 2) “A proposito, per andare alla scuola mi manca sempre qualcosa: anzi mi manca il più e il meglio”.

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Pubblicato da Tiziana Tomasini

Nata a Trento ma con radici che sanno di Carso e di mare. Una laurea in materie letterarie e la professione di insegnante alla scuola secondaria di primo grado. Oltre ai grandi della letteratura, cerca di trasmettere agli studenti il piacere della lettura. Giornalista pubblicista con la passione della scrittura, adora fare interviste, parlare delle sue esperienze e raccontare tutto quello che c’è intorno. Tre figli più che adolescenti le rendono la vita a volte impossibile, a volte estremamente divertente, senza mezze misure. Dipendente dalla sensazione euforica rilasciata dalle endorfine, ha la mania dello sport, con marcata predilezione per nuoto, corsa e palestra. Vorrebbe fare di più, ma le manca il tempo.

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