Ce l’ho, ce l’ho… mi manca

Si era affacciata alla finestra, per chiudere le imposte ed evitare entrasse troppo caldo, quando vide delle bancarelle. Anche se la sua vista non era più quella di in tempo, fu subito sicura si trattasse di un mercato. Eppure era altrettanto certa che, nella via dove abitava da più di mezzo secolo, mercati non ce ne erano mai stati e non era la memoria a giocarle brutti scherzi. Decise di dare un occhiata più da vicino, nonostante fosse disabituata ad uscire. Scese le scale aggrappata al suo bastone e più si avvicinava al portone più le giungevano i suoni di quell’insolito avvenimento insieme ad un vociare vivace. Quando si gettò nella via, si rese conto immediatamente di quello che stava accadendo intorno a lei. Sorrise all’idea di sentirsi un gigante tra lillipuziani. Fu presto colta dall’emozione: tornó indietro di decenni, ad una scena sbiadita di quando erano giovani i suoi figli e li aiutava a montare un piccolo tavolo da campeggio, improvvisando una bancarella. Ricordó di come disponevano i giochi mentre il suo primogenito le diceva: “Mamma mettiamo i dinosauri davanti che sono tanti e li dobbiamo vendere”. Insieme decidevano i prezzi scegliendo, per semplificare, di farne solo 4: si partiva, allora, dalle 50 lire per i giochini piccini come figurine e biglie, le 200 per altri più rari o per le collezioni delle sorprese delle merendine, 500 per quelli più belli come pupazzi e libri, mille lire per i giochi da tavola. Avevano persino messo, accanto ai prezzi scritti, il disegno della moneta corrispondente, in modo che potessero riconoscerla al momento del pagamento ma anche i bimbi acquirenti potessero dare quella corretta.
Ferma a pochi passi dal portone di casa, mentre i ricordi le affollavano la mente, iniziò a guardare quelle bancarelle una per una. Sui plaid, tovaglie e vecchi lenzuoli i ragazzini e i bambini contrattavano, barattavano e chiacchieravano allegri.
Si ricordó anche che da bambina i suoi genitori la sgridavano quando tornava a casa con gioco al posto di un altro perchè aveva fatto uno scambio. “Ognuno deve tenersi le sue cose” le dicevano, ma era così naturale dare un oggetto che non si usava più ad un altro bambino per cui aveva valore. Lentamente, appoggiandosi al proprio bastone si avviò verso quel tumulto vivace, disordinato e coloratissimo. Rifletteva su come, a differenza della società in cui era stata catapultata in età adulta, i bambini avessero conservato la capacità di includere anziché escludere, di come il tempo abbia la capacità di cambiare tutto e niente. Si ritrovó presto, quasi senza averne cognizione, a scegliere un gioco da 1 euro porgendo una moneta da 2 che una bambina, intorno ai 6 anni, mise tutta allegra nella sua cassettina con gli altri guadagni. A quel punto, dopo aver atteso un momento, disse: “Mi dovresti dare il resto” ma la piccina le fece notare candidamente: “Noi abbiamo i giochi da vendere, non il resto!” Sul viso della donna una sciabolata di denti bianchissimi scansó ogni ruga e anticipó una sonora risata, mentre la piccola indicò i giochi ad un euro presenti sulla sua bancarella. Non le restò che scegliere e ringraziare: “Questa volta alla mia nipotina porterò ben due giocattoli grazie alla tua bravura di commerciante. Continua così”. Tra giocattoli, libri, fumetti, collezioni, disegni, racconti, poesie, rime, filastrocche, limonate improvvisate in stile americano, insomma, di tutto e di più, nel tornare a casa, le sembró che la via in cui abitava, non fosse stata così viva da troppo tempo, un po’ come lei.

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Pubblicato da Denise Fasanelli

Mamma insonne e sognatrice ad occhi aperti. Amo la carta, la fotografia e gli animali. Ho sempre bisogno di caffè. Non ho bisogno di un parrucchiere, d’altronde una cosa bella non è mai perfetta. Ho lavorato nel campo editoriale, della comunicazione e mi sono occupata di marketing per alcune aziende. Ho pubblicato un libro insieme all’ex ispettore Pippo Giordano: “La mia voce contro la mafia”(Coppola ed. 2013). Per lo stesso editore, ho partecipato, in memoria dei giudici Falcone e Borsellino, al libro “Vent’anni” (2012) con un racconto a due mani insieme all’ex giudice Carlo Palermo.