Che si mangia?

È nei momenti difficili che esce il meglio di noi stessi. Del resto, noi italiani siamo famosi per questo! Lo abbiamo potuto constatare in vari ambiti, nei quali abbiamo dimostrato di essere sensibili ed attenti alle diverse problematiche del pianeta. Uno di questi è sicuramente quello dell’alimentazione. Sì, perché proprio in questo periodo così complesso, si parla con sempre maggior insistenza di sostenibilità ambientale, di economia solidale, di comportamenti responsabili del consumatore. Da alcune ricerche di mercato si evince che sono cambiati i comportamenti di consumo degli italiani, con una grande attenzione anche da parte dei trentini – popolo storicamente votato alla solidarietà sociale e alla cooperazione – rispetto a queste tematiche. In questo articolo vogliamo toccare qua e là, con un mix di leggerezza ed impegno, i punti salienti del panorama alimentare del momento.  

Sua maestà la spesa

Sbuffiamo quando siamo costretti ad affrontare chilometri di supermercato, alla guida di mastodontici carrelli che dovranno saziare in primis le nostre esigenze vitali. Eppure la spesa è uno dei gesti più importanti e quotidiani, che denota le nostre scelte e le nostre inclinazioni. Da sondaggi recenti, si scopre che, in vetta alle classifiche delle abitudini alimentari troneggiano gli acquisti online e quelli a km zero. Si tratta di due cambiamenti importanti, in quanto entrambi dimostrano la grande attenzione legata alla salute e all’etica del cibo che arriva sulle nostre tavole. E se pensiamo che fare la spesa è stata per mesi l’unica occasione di distrazione e di svago, è stato proprio con il diffondersi del virus che abbiamo smesso di tirar giù affannosamente roba dagli scaffali, facendo attenzione al prodotto, all’etichetta, alla confezione.  

Cibo e salute

Dalle ricerche in questo settore, pare che il consumatore abbia colto la relazione tra ciò che si mangia e il proprio stato di salute. Ben più della metà degli intervistati dichiara infatti di essere interessato alla qualità del prodotto più che al prezzo; e un buon 30% sostiene di fare attenzione all’acquisto di generi eco-solidali ed ai cosiddetti “km zero”. Ma quali sono i punti forti di una spesa green per il pianeta e per il benessere personale? Cosa è importante sapere per effettuare acquisti sani per noi consumatori, in linea con le esigenze di una Terra sempre più sofferente? 

Packaging

Abbiamo imparato a dire packaging, che sta per la confezione, l’imballaggio di ciò che acquistiamo. Sembra un dettaglio, invece costituisce il nostro biglietto da visita di quello che consumiamo. Sempre più persone preferiscono comperare prodotti con confezioni senza plastica o prodotti sfusi; in alcuni negozi si fa la spesa con cesta e l’imballaggio finale è solo carta (riciclabile). Via allora con l’eliminazione della plastica e con l’eco pack: c’è chi si dichiara pronto a cambiare marca in nome dell’utilizzo più green dei materiali di trasporto e conservazione. Già, e con la conservazione come la mettiamo? Il fatto che sia compostabile e riutilizzabile non basta. Deve salvaguardare l’integrità del prodotto ed evitare lo spreco con un unico diktat: minore è il numero degli ingredienti con i quali è confezionato l’imballaggio, maggiore è la qualità.  

Il top? La certificazione bio

La certificazione bio, ormai lo sappiamo tutti, garantisce prodotti che provengono da un tipo di agricoltura rispettosa dei ritmi della terra e della gente che ci lavora. E in modo quasi sorprendente, scopriamo che oltre il 60% della popolazione considera il bio un criterio importante al momento della spesa. Ma quali sono gli alimenti veramente sostenibili? Sembra impossibile, ma ad oggi sono quelli per i quali si utilizza la tecnologia avanzata. Insomma, il futuro delle certificazioni bio parla di tecniche avanzate per risparmiare terra ed acqua e dell’utilizzo dei droni per l’irrigazione per intercettare malattie, evitando così l’uso dei pesticidi. 

Filiera corta e km zero

Sapere chi produce è un altro strumento importante per fare una spesa consapevole. E il consumatore, oggi, è sempre più informato ed attento non solo verso l’acquisto di prodotti di stagione, ma anche per quanto riguarda la scelta di prodotti locali. Di un alimento si vuole conoscere la storia, l’azienda che lo ha prodotto e la relativa situazione organizzativa e occupazionale. Sulla base di questa tendenza, sempre più persone riscoprono la bottega di paese, la rivendita del contadino, il mercato settimanale dei prodotti locali. 

Ok, il prezzo è giusto!

Inizialmente, il grande ostacolo alla diffusione massiccia di scelte bio era il prezzo. Tuttavia, quello che al consumatore appare come un costo alto, è in realtà un prezzo giusto, motivato da una corretta retribuzione a tutte le componenti della filiera. Ad esempio, selezionare modalità produttive avanzate (e quindi con costi più elevati) permette di risparmiare risorse, evitando di utilizzare pesticidi e non ricorrendo al lavoro nero. Quando ci troviamo davanti alla salsa di pomodoro, prima di guardare il prezzo dobbiamo ragionare sul tipo di pomodori usati e su chi può averli raccolti. Si tratta, in fondo, di attribuire un valore a quello che mangiamo. 

Economia solidale trentina

Il territorio trentino si caratterizza da tempo per un’attenzione particolare nei confronti della sostenibilità legata al concetto di rispetto dell’ambiente, di tutela, di naturalezza e genuinità. Ma si tratta solo di un nostro tratto peculiare o c’è di più? In realtà il problema è molto più grande di una generica inclinazione al naturale. L’industria alimentare produce infatti un quarto delle emissioni di gas serra mondiali; non è quindi solo questione di gusti, ma anche di responsabilità verso noi stessi e verso le future generazioni. La giusta chiave di lettura sta in un equilibrio tra gusto, praticità, consumo di massa e sostenibilità. Solo conoscendo questo mondo e le sue problematiche, possiamo orientarci al meglio nel nostro modo di consumare.

Thanksgiving party table setting. Flat-lay of whole roasted chicken, vegetables, fig pie, fruit, pumpkin, candles, tableware, eating people and tiger cat over rustic wooden table background, top view

Cibi ed emissioni, qual è la dieta peggiore per il clima?

Mangiare carne impatta molto più sul clima rispetto a mangiare verdure. Uno studio prova a quantificare indicativamente quante emissioni climalteranti incorporano i vari cibi a parità di calorie, considerando tutti gli aspetti della produzione del cibo: uso di macchinari, irrigazione, uso di fertilizzanti, ecc.

Il grafico, trattato da uno studio di Pimentel & Pimentel del 2008, quantifica indicativamente quante emissioni, a parità di calorie fornite, incorporano i vari cibi. (www.qualenergia.it)

Prevalenza della popolazione che segue le raccomandazioni della sana alimentazione, per macroarea geografica (www.cuore.iss.it)
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Pubblicato da Tiziana Tomasini

Nata a Trento ma con radici che sanno di Carso e di mare. Una laurea in materie letterarie e la professione di insegnante alla scuola secondaria di primo grado. Oltre ai grandi della letteratura, cerca di trasmettere agli studenti il piacere della lettura. Giornalista pubblicista con la passione della scrittura, adora fare interviste, parlare delle sue esperienze e raccontare tutto quello che c’è intorno. Tre figli più che adolescenti le rendono la vita a volte impossibile, a volte estremamente divertente, senza mezze misure. Dipendente dalla sensazione euforica rilasciata dalle endorfine, ha la mania dello sport, con marcata predilezione per nuoto, corsa e palestra. Vorrebbe fare di più, ma le manca il tempo.