Confessioni di un malandrino

Angelo Branduardi, cantautore atipico e di classe, ha accompagnato il pubblico di diverse generazioni. Ha da poco pubblicato “Confessioni di un malandrino”, ovvero l’autobiografia di un cantore del mondo.

Da cosa nasce l’esigenza di raccontarti in prima persona?

Non volevo autoincensarmi, l’idea è stata di Fabio Zuffanti che poi ha trascritto tante ore di registrazione e di Elisabetta Sgarbi. Avevo un sacco di ricordi e in questo libro ho cercato di parlare poco di musica perché come dice Dante la musica è rapimento e non  ha bisogno di spiegazioni. La vita che ho avuto è sicuramente interessante dai Caruggi di Genova, agli incontri incredibili che ho avuto, e ho raccontato cose assolutamente vere. Io suono da quando ero bambino, ho piazzato successi internazionali piuttosto clamorosi e per me è normale continuare a farlo, nel modo più normale.

Come hai iniziato il percorso musicale?

Ero bambino abitavo nel quartiere dell’Angiporto di Genova, c’era un asilo sperimentale Montessori organizzato dal Comune dove si faceva molta musica e da lì la cosa mi è piaciuta subito. Amavo il pianoforte ma era troppo grande e troppo caro e mio papà ripiegò sul violino e mi portò a conoscere un grande professore. Ricordo perfettamente quando aprii la scatola e vidi questo strumento incredibile, con un odore antico che ricordo ancora adesso, il colore, e mi sono innamorato subito prima ancora di sentirlo suonare.

E poi ti sei trasferito a Milano?

Mi sono diplomato giovane poi sono venuto a Milano dove ho fatto la scuola superiore e si insegnavano le lingue, cosa che poi  mi è servita tantissimo nei tour internazionali. Non era previsto che io cantassi, al conservatorio all’epoca i cantanti erano visti male dagli studenti della sinfonica perché non distinguevano un do maggiore da una sedia e portavano la sciarpa di cashmere il 15 agosto. La prima canzone seria che ho scritto è stata proprio “ Confessioni di un malandrino”, avevo 18 anni. Come succede a tutti quelli che  corrono da soli, bisogna avere originalità e un grande carattere. Adesso ne ho meno ma ero veramente una testa, con un carattere forte, non mi facevo sopraffare da niente, litigavo quanto bastava.

Sei stato alternativo in modo molto originale.

Ho scoperto la musica antica a un certo punto, non sono un topo di biblioteca non sono così un grande conoscitore,  ho però fatto delle cose basandomi sulla musica popolare etnica, la world music, uno dei primi a farla a livello internazionale. Ho avuto enormi successi e anche grandi fiaschi perché è normale, io agisco per istinto e per il mio piacere, normalmente il mio piacere corrisponde a quello degli altri però altre volte non sei sincronico e arrivi o troppo presto o troppo tardi.

Quali i momenti fondamentali del tuo percorso?

“L’infinitamente piccolo” che è stato un successo mondiale, non lo volevano pubblicare perché non ci credevano ed è diventato quel che è diventato. Un disco al quale sono molto legato è “Alla fiera dell’est” e la colonna sonora del film di Magni “State buoni se potete”.

Avresti immaginato un successo così grande per “Alla fiera dell’est”?

Figurati che avevamo pubblicato un singolo e la canzone era la facciata B.  La cantano tutti, non mi appartiene più, è diventata patrimonio popolare e questo mi da un pizzico di immortalità. I bambini la cantano senza sapere chi sono e poi lo faranno i figli e per un po’ sarò sulla cresta dell’onda anche quando, speriamo tardi, non ci sarò più.

Come spieghi il tuo grande successo all’estero?

Ho pubblicato tutti i miei dischi in francese che è una mia seconda lingua madre, dischi in inglese credo forse tre ma non funzionavano perchè è una lingua pragmatica molto breve e difficile, pochissimo in tedesco. Tutto il resto in italiano, parlo e spiego in italiano e mi seguono.

Hai fatto concerti con numeri incredibili.

Dopo il concerto con 120.000 persone e anche più all’Humanitè di Parigi ho capito che la mia strada non era la rock star per cui ho rifiutato anche di andare in America.

Il tuo rapporto con la nostra regione?

Ho un rapporto molto stretto, vivo in due case, una è sala di registrazione di legno, il sogno di quando ero giovane, non è un chalet di montagna, ma sono disegnate da un architetto canadese e le ha fatte Enrico Terzi di Spiazzo e ci vivo molto bene.

Il rapporto con il pubblico?

Non sono particolarmente bello anche se dicono che ho comunque un pò di fascino, per strada mi sorridono, mi chiedono autografi e mi fa piacere. Non dò adito a forme di fanatismo, ho qualche fan club in Italia e all’estero con cui ho ottimi rapporti molto corretti.

Quando ti volti indietro?

Vedo un percorso, non un autostrada ma un sentiero tortuoso, tante volte ho sbagliato strada sono anche caduto, risollevato, sono un uomo inquieto ed è per quello che la mia musica cerca la quiete perché molto spesso l’artista e la persona non coincidono, sono un uomo più inquieto di quanto si creda ma vedo tutto come un percorso naturale perché sono stato allevato per fare questo per cui era normale che diventassi quello che sono.

Quale il segreto della freschezza e originalità delle tue canzoni?

Ti ringrazio, sono diverse, io non ho mai imitato nessuno, non faccio parte di una scuola, non ho avuto epigoni, un po’ come Battiato con cui ho collaborato, siamo due anomali impegnati ma non in quel senso, con un concetto abbastanza spirituale della musica, sei diverso perché le canzoni non risentono del tempo e della moda.

Un Angelo Branduardi ai giorni nostri?

Non vorrei mai essere un debuttante adesso, è molto più difficile di quando abbiamo cominciato io e Battiato ,ti danno 5 minuti di tempo e poi una pedata nel sedere.

Per concludere?

Buona vita e custodite le vostre montagne perché sono le più belle del mondo.

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Pubblicato da Giuseppe Facchini

Giornalista, fotografo dello spettacolo, della cultura e dello sport, conduttore radiofonico. Esperto musicale, ha ideato e condotto programmi radiofonici specialistici e di approfondimento sulla storia della canzone italiana e delle manifestazioni musicali grazie anche a una profonda conoscenza del settore che ha sempre seguito con passione. Ha realizzato biografie radiofoniche sui grandi cantautori italiani e sulle maggiori interpreti femminili. Collezionista di vinili e di tutto quanto è musica. Inviato al Festival di Sanremo dal 1998 e in competizioni musicali e in eventi del mondo dello spettacolo.