Da dove proviene la bellezza del mondo

Titus Burckhardt a Fez

«Quest’opera non è stata concepita come uno studio di storia dell’arte né come un contributo originale alla ricerca scientifica. Essa ha per fine di evocare quanto più fedelmente il clima spirituale che permise la nascita di quelle città dello spirito che sono le cattedrali […]». Il libro è La nascita della cattedrale ma questo inciso potrebbe valere anche per L’arte dell’Islam, L’uomo universale, Principi e metodi dell’arte sacra, Siena città della Vergine, Arte sacra in Oriente e in Occidente, Introduzione alle dottrine esoteriche dell’Islam, ecc. Sono innumerevoli i libri pubblicati da Titus Burckhardt (Firenze, 1908-Losanna, 1984), o Ibrahim Izz al-Din dopo la conversione all’Islam, figlio dello scultore svizzero Carl Burckhardt, frequentatore abituale delle terre del Marocco dove fu, dal 1972, incaricato dall’Unesco e dal governo di quel paese di studiare e progettare le modalità per salvaguardare le medine, le città antiche. Compito che svolse egregiamente portando città storiche maghrebine come Fez, Marrakech, Meknes e Rabat, le città imperiali, a essere iscritte nella lista del patrimonio mondiale.

Burckhardt nelle sue ricerche seguiva un solo assioma: l’arte, la cui essenza è la bellezza per natura, ha una realtà sia esterna che interna. Ci devono essere entrambe perché un’opera si possa ritenere “bella” e quindi “sacra”. Infatti c’è un’abissale differenza tra pregare in una chiesa o in una moschea dove l’estetica è presente, figlia della tradizione, e pregare in un edificio dove nessuna di queste preoccupazioni è considerata. Per questo l’autore si è occupato soprattutto dell’arte gotica, della cattedrale vista come città dello spirito, ultimo gioiello di una lunga tradizione. E questo vale anche per la moschea o per l’arte dell’Islam, dalla maiolica alla scrittura cufica, dalla tessitura ai tappeti. Titus Burckhardt concepiva lo studio dell’arte sacra di qualsiasi religione e fede, se intrapresa con una certa apertura di spirito, come un percorso che può condurre a una più o meno profonda verità spirituale che è alla base di tutto un mondo al tempo stesso cosmico e umano. Considerata in tal modo, la storia dell’arte supera il piano della storia pura e semplice, fosse solo per porre queste domande: «da dove proviene la bellezza del mondo di cui stiamo parlando? A cosa si deve la sua assenza in un mondo che minaccia di invadere tutta la superficie della terra?».

Per l’autore l’arte sacra è tale non perché tratta temi religiosi, bensì per il modo speciale di elaborare le forme, qualunque sia il soggetto rappresentato. E le forme del sacro non sono già date, non sono scontate, per giungervi l’arte sacra segue un percorso creativo tutto particolare. Come, ad esempio, nella preparazione dell’icona, vero concentrato della teologia della bellezza, porta regale, arte divina per eccellenza, dove la scelta del materiale, la preparazione dei colori e la loro stesura seguono i ritmi della preghiera e della liturgia, passando da segno a simbolo. Oppure nell’immagine medioevale dipinta, scolpita, incisa o miniata, un patrimonio artistico di rara bellezza e di cultura insuperato. O nella stessa architettura islamica, romanica e gotica, indù o shintoista, dove il fascino che continua a esercitare anche oggi attraverso una ben precisa concezione di Tempo ed Eternità sta nel desiderio, comune all’uomo di tutte le epoche, di suscitare un’armonia profonda tra il mondo di sopra e quello di sotto. Rifacendosi a Marsilio Ficino, Burckhardt aveva capito che «la stabilità è la proprietà peculiare dell’eternità» e questa legge eterna noi la troviamo incisa nella pietra dei monumenti, in un Eterno Presente che ci trascina lungo i cammini dello spirito.

Scorrere le pagine dei suoi libri vuol dire capire che le forme dell’ambiente costruito – edifici, insediamenti, paesaggio ma anche scrittura e tessitura – non sono sempre e dovunque determinate esclusivamente da solidità, utilità, funzionalità, estro, ma sono anche regolate da significati più profondi, dove è il simbolismo a dettare la composizione, la collocazione, l’orientamento, la geometria, la proporzione e la decorazione. Allora sì che ci troviamo di fronte a un’opera sacra.

Condividi l'articolo su:

Pubblicato da Fiorenzo Degasperi

Fiorenzo Degasperi vive e lavora a Borgo Sacco, sulle rive del fiume Adige. Fin da piccolo è stato catturato dalla “curiosità” e dal demone della lettura, che l’hanno spinto a viaggiare per valli, villaggi e continenti alla ricerca di luoghi che abbiano per lui un senso: bastano un graffito, un volto, una scultura o un tempio per catapultarlo in paesi dietro casa oppure in deserti, foreste e architetture esotiche. I suoi cammini attraversano l’arte, il paesaggio mitologico e la geografia sacra con un unico obiettivo: raccontare ciò che vede e sente tentando di ricucire lo strappo tra uomo e natura, tra terra e cielo, immergendosi nel folklore, nei miti e nelle leggende. fiorenzo.degasperi4@gmail.com