Desiderare è pericoloso per la società, non per noi

Questa sera mi è rimasta la TV accesa su Canale 5, che ha fatto partire la sua pubblicità martellante, spacca orecchie, insopportabile. E nel veder così questo nostro unico, ineguagliabile, Paese disgraziato, mi sono uscite una protesta e una commiserazione. E anche un timore. 

La protesta. Ma dai, ma basta! Ma dove siete rimasti? Le compriamo lo stesso le cosacce che vendete! Smettetela con questa pubblicità del niente, così fatta di apparenze, così amorfa!

La commiserazione. Tanto la compriamo lo stesso, ‘sta robaccia, che non ci serve e non ci basta. La compriamo perché ormai vi assomigliamo. Domani andiamo al supermarket. Promesso. Siamo diventati già così anche noi. Non ci avete convinti, ci avete cambiati: ci andiamo contenti. 

Il timore. Sì, lo so che questo lo avevate previsto. La cosa grave è che ora ci credete pure voi. Sì sì. È così. Non lo negate. Anche voi credete veramente che sia indispensabile uno shampoo con un effetto liscio setoso ammorbidente in più, le mutande con la marca fuori dai pantaloni, una casa al mare in multiproprietà, la tuta da sci con le decalcomanie di Caravaggio o gli unicorni. 

“Ma non è colpa nostra!” dite voi. “Sono stati gli Americani nel ‘44, quando sono entrati a Roma con la cioccolata e i chewing-gum! È colpa loro. Noi abbiamo solo copiato.” Be’, insomma. Noi avevamo anche combattuto, a Napoli, a Roma, poi a Milano, e in tanti altri luoghi. Contro i Tedeschi, e anche contro certi Italiani. Ma non meritavamo questo, né noi né gli Americani. E forse neanche i Tedeschi. Meritavamo lo cose giuste, un mondo migliore o almeno non peggiore; consapevole.

Invece è arrivata la lampada di Aladino, anzi di Amazon, ora la chiamano così. Pensi una cosa, e te la portano. Non la paghi, non ti accorgi di pagarla. Non ti accorgi neanche di pensarla. Neanche la pensi, forse. No, non più.

Ci eravamo appena abituati alla follia di Decathlon o di Ikea, di tutti quei posti, uguali in tutto il nostro mondo ormai, dove entri senza avere necessità di nulla ed esci pieno di cose che hai appena saputo esserti indispensabili. E ora il Genio della lampada di Amazon ha fatto il passo in più. 

Lo ha fatto lui, tu non ti muovere: ti porta tutto a casa. 

Prima che tu pensi, prima che avverti qualunque necessità, prima ancora che tu esprima un qualunque desiderio, tutto è già fatto. Non serve un desiderio da soddisfare. Esiste solo la soddisfazione.

Ecco ciò di cui avverto, ciò che temo: c’è un’inversione nei termini del ragionamento. Soddisfare un desiderio che non c’è è illogico e insensato. Ma è qui che ci hanno cambiati, noi e voi. Non eravamo così. Nessuno lo era. Un tempo il desiderio prima esisteva, e poi veniva soddisfatto.

Anche il Genio della lampada aveva chiesto ad Aladino di esprimere tre desideri. Li voleva sapere prima; pensava che solo così avrebbe potuto soddisfarli.

E questi ora dicono che non aveva capito niente, il Genio. Che non funziona così. Che il desiderio è inutile, è un orpello. Che la soddisfazione basta e avanza.

Allora a me era venuto da pensare. E ho pensato che il desiderio è stato eliminato dalla nostra società perché è pericoloso. Perché, se desideri qualcosa, magari ti svegli e ti muovi per raggiungerlo. E non è questo che vogliono da noi.

Era così cinquant’anni fa. Ora non più. Ci vogliono fermi e soddisfatti, non desideranti. Tutti: noi e voi. 

Li ho sentiti l’altro giorno, alla TV e poi sul cellulare. Mi hanno spiegato. La macchina nuova non devo desiderarla: devo averla. È lì, basta che la prendo, ho già le chiavi, è mia. Cento euro al mese, poco più. Ce li ho. Chi non li ha?

Quando gli ho chiesto, scioccamente, “per quanti mesi?” …si sono messi a ridere. Che importa? mi hanno detto.

“Sì, ma il prezzo?” Cento euro, dai, te l’ho già detto.

Ero incerto, ancora. Non capivo.

E ancora mi hanno chiesto: Ma lavori? “Sì, per fortuna.”

Come ci vai? “Con la macchina.” Vedi che tutto torna?

Così ho capito.

Hanno ragione loro. Ci hanno cambiati, sì.

Noi, e anche voi.

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Pubblicato da Stefano Pantezzi

È nato a Rovereto nel 1956 e cresciuto a Trento, vive a Pergine Valsugana. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna, è avvocato da una vita. Ha pubblicato la raccolta di poesie “Come una nave d’acqua” (2018) e alcuni racconti in antologie locali. “Siamo inciampati nel vento” (Edizioni del Faro) è il suo primo romanzo.