Dimmi come rispondi e ti dirò chi sei (e cos’hai)

La classica domanda coniugata “alla trentina”

Il modo di rispondere alle domande più pronunciate del mondo è un’interessante modalità interpretativa di un momento, una fase, un umore. Da un semplice “Come stai?” possiamo aprire tutto un ventaglio di possibilità sullo stato fisico e mentale di una persona. Ma partiamo da un concetto che sta a monte e che va preventivamente preso in esame. Questa formula di saluto associata alla richiesta di una determinata condizione del soggetto che andiamo ad interpellare varia a seconda delle età e del livello più o meno formale del discorso. A pari merito con il “Come stai” direi che possiamo posizionare il “Come va?”, entrambi adatti a non lasciar trapelare troppo sentimenti o stati d’animo. Già più intima e personale la formulazione dello scanzonato “Come te la passi?”, fino ad arrivare ai giovanissimi “Come butta?” o “Com’è?” senza troppe articolazioni aggiuntive. Una volta formulata la domanda, resta da interpretare la risposta. E qui si apre tutto un mondo di interpretazioni, con una miscellanea di varianti che riescono a confondere. Tra le varie declinazioni della voce BENE, possiamo distinguere tante tonalità.

“Benissimo, mai stato/a meglio!” denota un momento altamente positivo, ma suona di falso. Si può leggere anche in chiave ironica e includere nella categoria “sto male”.

Se invece le cose non girano nel verso giusto e stiamo attraversando un periodo duro, possiamo rispondere in maniera criptica, instillando nell’interlocutore una nota di preoccupazione: “(Sto) così e così” non dice molto, ma si posiziona in quella soluzione di metà strada tra il bene e il male; un trend che oscilla tra alti e bassi.

“Insomma” non lo dicono in tanti, risulta piuttosto antipatico. Verrebbe da replicare “Insomma cosa?” 

“Sono stato/a meglio” ma di quando? Rispetto al periodo in cui stavi così – così o a quello in cui stavi da Dio? Chiariamo quindi lo status di partenza, poi valutiamo lo stato in essere. 

“Ho visto giorni migliori” significa trovarsi nei giorni che andiamo a classificare come peggiori o comunque di qualità nettamente inferiore a periodi più aurei.

“Da cani” espressione datata, risalente al periodo in cui era dilagante il fenomeno del randagismo ed i cani facevano veramente una vita dura. Oggi fare vita da cani significa piuttosto cuccia calda, cappottino e dieta bilanciata. In risposta a “Come va?” rimane pur sempre un significato altamente negativo. 

“Da schifo” o “Uno schifo” leggera sfumatura tra le due espressioni: “da schifo” implica qualcosa di più continuativo, che ha avuto inizio in un passato più o meno recente e perdura tuttora, senza stacco di sorta. “Uno schifo” sottintende una situazione più circoscritta e localizzata, catalogabile come temporanea. 

Dilaganti le situazioni intermedie, che spopolano non solo tra gli amanti delle tonalità grigie (o comunque miste, mai bianco o nero) ma anche tra quelli che non amano sbilanciarsi e rivelare il loro reale stato d’animo. 

“Niente male!” o “Non c’è male!” suona come un “abbastanza bene” ma in versione negativa o quantomeno pessimistica. Molto usato da chi vuole esorcizzare un momento che potrebbe essere anche positivo, ma meglio andarci cauti e con i piedi di piombo. 

“Niente di speciale” o “si tira avanti” alias calma piatta, il solito tran tran, “stessa storia, stesso posto stesso bar” (come cantava Max Pezzali). Magari c’è pure di più sotto sotto, ma quello che si vuole comunicare è una monotona normalità. 

“Non mi posso lamentare!” Significa che c’è stato un periodo in cui ci si è lamentati, eccome! E che quello in cui ci si trova è una finestra di luce, uno spiraglio d’azzurro in un contesto nebbioso e caliginoso. 

Sì dai… Dai… il sì affermativo è smorzato da un “dai” che affossa un po’ tutti gli slanci di entusiasmo. Esiste un “però” latente, che modifica una situazione almeno all’apparenza positiva. Questa formulazione è quasi una richiesta di aiuto. 

Eh dai, insomma… Se a quanto sopra ci aggiungiamo l’insomma, la situazione sta per precipitare; no, non va per niente bene e non si fa nulla per nasconderlo. 

Mmm… e arriviamo al mugugno finale, questo labiale che è più esplicito di tante parole. Sia pronunciato che scritto, denota uno stato d’animo che spazia dall’incerto e vago al negativo, a seconda del contesto. Se è la risposta dopo cinque ore di scuola, qualcosa è andato male. In versione live, si accompagna scuotendo leggermente la testa. Come a dire: non farmi altre domande.

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Pubblicato da Tiziana Tomasini

Nata a Trento ma con radici che sanno di Carso e di mare. Una laurea in materie letterarie e la professione di insegnante alla scuola secondaria di primo grado. Oltre ai grandi della letteratura, cerca di trasmettere agli studenti il piacere della lettura. Giornalista pubblicista con la passione della scrittura, adora fare interviste, parlare delle sue esperienze e raccontare tutto quello che c’è intorno. Tre figli più che adolescenti le rendono la vita a volte impossibile, a volte estremamente divertente, senza mezze misure. Dipendente dalla sensazione euforica rilasciata dalle endorfine, ha la mania dello sport, con marcata predilezione per nuoto, corsa e palestra. Vorrebbe fare di più, ma le manca il tempo.