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“Donne di montagna”: Ecco come abbiamo scalato i pregiudizi

Incontriamo la poliedrica Marzia Bortolameotti, ideatrice e realizzatrice della seguitissima community “Donne di montagna” ed eclettica organizzatrice di eventi in quota. E a chi le chiede il perché di questo progetto, lei risponde che le donne vogliono scalare le vette senza più pregiudizi. In montagna come nella vita. 

Sei giornalista professionista, digital marketing specialist, organizzatrice di eventi. Quale di queste professioni ti rappresenta di più?

Nel corso della vita ho deviato più volte e preso strade diverse; attualmente sono alla mia terza vita lavorativa, come accompagnatore di montagna ed organizzatrice di eventi. Ecco, questa recente vita lavorativa vorrei parlasse tanto di montagna. Da piccola volevo fare la giornalista ed in effetti è stata la mia prima professione. Da poco ho lasciato Trentino Marketing per poter seguire il mio sogno: stare all’aria aperta. Ma tutto il mio percorso passato – la mia esperienza di giornalista e le conoscenze acquisite negli anni nel digital marketing, che tuttora mi appassiona tantissimo – arricchisce ed alimenta quello che faccio ora. 

“Donne di montagna”: da cosa nasce quest’idea?

Nel 2016 la presidente della sezione SAT di Ravina mi ha chiesto una collaborazione per organizzare il congresso della SAT nella sezione montagna al femminile. In quell’occasione avevo fatto delle interviste, avevo curato l’evento, realizzato un documentario con interviste a tante donne appassionate e soprattutto professioniste della montagna: la rifugista, la pilota di elicotteri, la guida alpina. Allora mi sono chiesta: perché queste storie nessuno le racconta? Essendo in quel periodo addetto stampa del soccorso alpino e vedendo che erano tutti uomini, mi sono accorta che le donne erano poche e quindi ho pensato che mancava uno spazio dove la donna può sentirsi valorizzata. Perché quando pensiamo alla montagna pensiamo sempre all’uomo, a quello che raggiunge la cima e la donna in caso sta dietro. Troppo spesso è la seconda di cordata, che fa da spalla all’uomo. Allora ho deciso di aprire un blog l’anno successivo, andando a raccogliere queste storie soprattutto con esperienze dal Trentino. Ho visto che c’era interesse, che le storie venivano condivise. Attualmente la community è molto conosciuta in tutta Italia. 

Marzia Bortolameotti

I social hanno avuto (ed hanno) un peso importante nel tuo progetto. 

Ho aperto la pagina Facebook, dove condividevo i miei articoli. Ma direi che Instagram è stato il social che ha permesso di conoscere appieno il mio progetto. È il social che a me piace di più, lo sento più mio, ci lavoro molto. Su Facebook condivido le cose che riguardano più gli appuntamenti sul Trentino, rivolti ad una fascia più alta d’età. Invece è da Instagram – fascia più giovane, dai 18 fino ai 35 anni d’età – che è esploso il progetto “Donne di montagna”, supportato alla grande anche dalla newsletter, molto letta e seguita. La community ha quasi 18 mila followers, con 33 mila post condivisi. 

E gli uomini?

Non è un percorso pensato per escludere l’uomo, che tra l’altro partecipa anche ad alcuni eventi, tipo i trekking. Certo ci sono dei progetti pensati solo per la donna, perché se la donna viene con il compagno/fidanzato non trova amicizie, tende a isolarsi con lui. È per questo che pensiamo ad eventi solo al femminile: per far sì che le donne si conoscano, si aprano fra di loro, trovino amicizie, vadano insieme in montagna, socializzino. Ci tengo quindi a ribadire che non si tratta di un progetto di esclusione; non è certo un circolo chiuso, quanto piuttosto un modo di valorizzare la donna che va in montagna. 

Dietro “Donne di montagna” c’è quindi qualcosa di più.

Dietro c’è un pensiero di emancipazione femminile, non si può negare. C’è bisogno di affermare che ci siamo, che vogliamo arrivare in cima alle montagne ma anche alle società come manager. Insomma raggiungere la cima è una metafora. Arrivare in alto è un po’ scalare i pregiudizi. Vogliamo essere più preparate per andare in montagna sia con gli uomini che tra di noi, da sole, per essere autonome. Per questo ho organizzato anche dei camp con il soccorso alpino e con le guide alpine per imparare la sicurezza in montagna. Questo è l’obiettivo e il valore che c’è dietro. Instagram è stato molto utile perché nell’immaginario collettivo, vedere – attraverso le immagini – la donna che scia, che arrampica, che arriva in alto è un messaggio molto forte. 

In montagna non ci vanno solo le atlete…

Si sta andando verso quella che possiamo definire una normalizzazione. Promuoviamo uno stile di vita sano: non importa se hai un po’ di ciccia, l’importante è che ti alleni, che coltivi la tua passione, che stai all’aria aperta. Non sono solo le atlete che vanno in montagna; nelle mie storie ci sono donne che fanno semplice trekking. Non imprese da super donne, ma attività alla portata di tutte, ognuna col suo livello. 

Il messaggio della community parla anche del ruolo della donna.

Secondo me c’è bisogno di inquadrare la donna in cima alle società; soprattutto la donna che ha figli, fa carriera e vuole pure fare sport e andare in montagna. Ancora troppo spesso siamo messe davanti alla scelta: o carriera o famiglia. Il mio obiettivo è quello di riuscire a fare bene in tutti gli ambiti, senza che l’uno escluda gli altri. Noi donne dobbiamo scendere in campo: ognuna come vuole e come può. Prendendoci i nostri spazi. 

Che valore ha la montagna oggi secondo te? Non è un po’ troppo commercializzata?

È un prodotto turistico molto forte nella promozione trentina. Con la pandemia, la scorsa estate, abbiamo visto delle cose che non volevamo vedere. Un approccio non sempre adeguato, come abbigliamento, preparazione e informazione. Tanti sono stati i soccorsi per una cattiva valutazione delle proprie capacità. E poi tante pretese nei rifugi, scambiati per hotel in quota. Da parte nostra cerchiamo di far passare il concetto che la montagna è dura. Come libera professionista faccio la consulente comunicazioni marketing per la SAT, mettendo in primis i valori del rispetto.

Sarete al Trento Film Festival vero?

Ci saremo per il secondo anno consecutivo. Sono eventi che si snoderanno dal 2 al 6 maggio, già tutti sold out. Si tratta di interviste a protagoniste femminili della montagna. Partiamo con Wafaa Amer, climber egiziana andata contro alle convenzioni sia religiose che culturali del suo paese d’origine. E poi tante esperienze di donne con diverse peculiarità, che diventano protagoniste della montagna. Da quest’anno le “Donne di montagna” sono supportate da Montura, che fornisce gadget per i camp e che ci sostiene. Quest’azienda trentina ha capito bene il valore aggiunto che sta dietro al progetto. 

“Donne di montagna” è un’esperienza che va oltre la vetta.

Ho la mia “rete” di donne, ci scriviamo, siamo diventate amiche anche fuori dai camp! A conferma che questo progetto è la spinta per fare la vita che volevo, per inseguire i miei sogni. Al primo evento che ho organizzato avevo tre iscritti e l’ho dovuto annullare… però sono riuscita a portare avanti la mia idea. E sai cosa ho scoperto? Che le donne appassionate di montagna hanno una marcia in più: socializzano e sono mosse da una grande motivazione. Per arrivare in cima.

Marzia Bortolameotti con la videomaker e fotografa Marta Cavallari
I camp estivi “Donne di montagna”

In base ad un sondaggio sui social, abbiamo elaborato un programma in grado di venire incontro alle esigenze di tutte le donne, dalle esperte alle neofite, sempre alla ricerca di avventura, adrenalina ed emozione. 
Partiamo già il 5 ed il 6 giugno con un’esperienza in ghiacciaio, in Marmolada, accompagnate dalle guide alpine. Si tratta di un’uscita impegnativa perché ci sono 1200 metri di dislivello. Pernottamento al rifugio capanna Penia. 
L’11, 12 e 13 giugno ci spostiamo a Revò, in val di Non, per il Forcelle Rosa Bike Festival; si tratta di tre giorni dedicati alle bici: da corsa, mountain bike, e-bike, con le quali gireremo per la valle. 
Il 26 e il 27 giugno andiamo in val di Sole per un percorso particolarissimo: dopo il rafting, è prevista la raccolta di erbe spontanee e officinali che poi andremo a cucinare all’aperto. Ma non è tutto: si dormirà sulle tende sospese sotto le stelle, nella natura.  
Per il 3 e il 4 luglio abbiamo creato l’evento “Moms and mountain”. Saremo al rifugio Roda di Vael (Catinaccio) per avvicinare mamme e bambini alla montagna. 
Nelle giornate del 10 e dell’11 luglio andiamo al rifugio Vallaccia, in val di Fassa. Si tratta di un mix molto suggestivo tra trekking, yoga all’alba e al tramonto, via ferrata e arrampicata. 
L’11 e il 12 settembre proponiamo una novità: il rifugio Pedrotti con il giro delle Bocchette Centrali. 
Poi torna, per il terzo anno, il “Winter Climbing Day”, con guide alpine donne, per far conoscere questa figura professionale al femminile. 
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Pubblicato da Tiziana Tomasini

Nata a Trento ma con radici che sanno di Carso e di mare. Una laurea in materie letterarie e la professione di insegnante alla scuola secondaria di primo grado. Oltre ai grandi della letteratura, cerca di trasmettere agli studenti il piacere della lettura. Giornalista pubblicista con la passione della scrittura, adora fare interviste, parlare delle sue esperienze e raccontare tutto quello che c’è intorno. Tre figli più che adolescenti le rendono la vita a volte impossibile, a volte estremamente divertente, senza mezze misure. Dipendente dalla sensazione euforica rilasciata dalle endorfine, ha la mania dello sport, con marcata predilezione per nuoto, corsa e palestra. Vorrebbe fare di più, ma le manca il tempo.

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