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Dove il mare luccica

Da bambino era un cercatore di tesori, più erano grandi e lucenti più lui correva svelto sulla sabbia a mostrarli a suo padre, verso l’ombrellone arancione che sua madre aveva voluto affinché si vedesse anche da lontano, per non perdersi. Collezionava di tutto: conchiglie, sassetti, ricci, vetri colorati e rametti levigati portati dalle burrasche. Ora raccoglie le conchiglie rotte, forse crede gli somiglino. E quelle piccole, sempre più piccole, mentre gli anni sembrano portarsi via frammenti della sua memoria.

Le settimane che d’estate passa al mare, non ha perso l’abitudine a recarsi in spiaggia prima che il blu scuro schiarisca in rosso e arancio spingendo avanti il giorno, quando l’arroganza gli permette di pensare che quello sia uno spettacolo riservato a lui, mentre il mare scuro si avvicina e la marea sale piano, come la nostalgia che lo attanaglia.

Riesce a ricordare con maggiore lucidità in quegli istanti. Tra i suoi giochi di bambino preferiti, oltre al collezionare tesori, c’era quello di guidare la marea mentre entrava e usciva dall’acqua. E l’allevare i granchi. 

Nelle prime ore del mattino, quando in spiaggia c’erano solo persone anziane e bimbi troppo piccoli con cui giocare, come sua sorella che se ne stava con la mamma all’ombra, capitava di annoiarsi sul bagnasciuga. Così si metteva a scavare una buca, rinforzava i bordi e la riempiva d’acqua controllando che le onde fossero favorevoli, poi andava in cerca di granchi sugli scogli. Era a quel punto che il padre gli arrivava silenziosamente accanto, poggiandogli una mano sulla spalla, fiero che avesse imparato da lui, lo aiutava nella cattura e a rovesciare il secchiello nella buca che rischiava sempre di svuotarsi nel breve tragitto. Osservavano insieme quelle creature per un po’, poi arrivava l’ora di riportarle al loro habitat e di fare un bagno insieme. 

Era l’ora dei tuffi dalle spalle di suo padre, delle apnee e delle risalite per respirare. Giocava come un bambino suo padre, sorridente e abbronzato, non si risparmiava mai, nemmeno con gli altri bambini di cui lui, ogni tanto, era geloso. Ricorda come sgranava gli occhi neri per cercarlo sul pelo dell’acqua quando, scherzando, gli spuntava da sotto il naso dopo avergli pizzicato le gambe e averlo fatto sussultare. 

Ricorda le risate di quei momenti, i silenzi guardando una qualche barca che navigava lenta all’orizzonte, i cerchi di pesci argentati che solleticavano i suoi piccoli piedi, lo scoglio su cui suo padre si asciugava al primo sole. Era bravo, almeno quanto lui, a galleggiare nell’impercettibile increspare delle onde, quando il cielo era ormai tinto d’azzurro e l’afa iniziava a farsi sentire. 

Sì consolava perché, mentre stava con i piedi nella sabbia bagnata, riusciva ancora a far emergere qualche ricordo nitido. Dietro di lui il lungomare del paese, davanti una distesa di cose meravigliose, un bagnasciuga di decine di metri. La bassa marea di quella notte aveva lasciato sulla riva una miriade di tesori: conchiglie, gusci di paguri, e tanti vetrini colorati che brillavano al sole come pietre preziose. 

Era stato suo padre, mentre la madre e la sorella dormivano sonni tranquilli, a strapparlo via e a portarlo regolarmente a vedere quello spettacolo. Nel gioco dell’attesa della prima onda a bagnare i loro piedi, gli aveva detto che era come guardare le sue lentiggini correre sulla superficie per tuffarsi in acqua. 

E, benché sappia che è così ogni alba, anche a distanza di cinquant’anni, lui ancora allunga i piedi affinché la prima onda, con la sua spuma fresca, si infranga sulla punta delle dita dolcemente. E sorride tra le lentiggini umide.

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Pubblicato da Denise Fasanelli

Mamma insonne e sognatrice ad occhi aperti. Amo la carta, la fotografia e gli animali. Ho sempre bisogno di caffè. Non ho bisogno di un parrucchiere, d’altronde una cosa bella non è mai perfetta. Ho lavorato nel campo editoriale, della comunicazione e mi sono occupata di marketing per alcune aziende. Ho pubblicato un libro insieme all’ex ispettore Pippo Giordano: “La mia voce contro la mafia”(Coppola ed. 2013). Per lo stesso editore, ho partecipato, in memoria dei giudici Falcone e Borsellino, al libro “Vent’anni” (2012) con un racconto a due mani insieme all’ex giudice Carlo Palermo.

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