Eris: “effetto farfalla”

Dicono che il battito d’ali di una farfalla può provocare – a distanza di tempo – un uragano dall’altra parte del mondo. Lo chiamano: “Effetto farfalla” è la metafora che nel 1972 il matematico e meteorologo Edward Lorenz propose per riassumere la complessità del mondo. L’idea può essere applicata alla vita sociale per raccontare come piccole azioni sono in grado di produrre grandi cambiamenti.

Ed è proprio un effetto farfalla quello che si sta producendo a Rovereto con una cooperativa sociale che si chiama per l’appunto “Eris: effetto farfalla”. Un terreno (circa duemila metri quadri) nella zona delle Fucine (accanto alla pista ciclabile del Lungo Leno) è diventato palestra di solidarietà e inclusione. 

La cooperativa Eris è nata nel 2015, la sua finalità consiste nell’occuparsi di servizi educativi: per bambini, adulti, famiglie.

Semplice quanto centrata la filosofia alla base: “Facciamo ciò che ci piace con l’obbiettivo di lasciare un buon ricordo, di stare tutti bene”, spiega il direttore Michele Sbrana.

La Cooperativa aveva attivato un bel progetto di incontro tra bambini e anziani nella Rsa di Borgo Sacco, “Nonno Berto” lo avevano chiamato. Era una colonia estiva pensata per favorire l’interazione tra bimbi e nonni e nell’occasione Eris aveva attivato le cucine della Casa di Riposo che non erano mai state utilizzate (i pasti arrivano da società di servizio) ma poi il Covid ha bloccato ogni cosa. 

Un arresto drammatico sotto il profilo occupazionale: i collaboratori della cooperativa erano scesi drasticamente da 24 a 6. Serviva un’idea, una alternativa e serviva in fretta. E l’idea è stata quella di individuare un luogo dove far sorgere la colonia per bambini di età elementare e così è nato il progetto “Nonno Berto va in campagna”.

Inaspettatamente si è venuta a creare una straordinaria cordata di solidarietà che ha sorpreso ed entusiasmato tutti.

Un proprietario ha dato in comodato d’uso gratuito il terreno e si è formato un gruppo che ha lavorato sodo per disboscare e pulire un’area che si presentava particolarmente degradata. Da un intervento di scavo del Comune sono stati recuperati 14 tir di terra, la zona è stata livellata con la sorpresa d’aver trovato una vecchia roggia che è stata riaperta, donando acqua dal torrente Leno. Un’area è stata destinata alla libertà dei cani. Un altro signore si è presentato dicendo che avrebbe volentieri curato un orto e così è stato fatto, un altro ancora ha proposto un pollaio e sono arrivate cinque galline, a cui si sono aggiunti in dono due galli. Poi, c’è stato chi si è proposto di tagliare l’erba. Un appello su Facebook (con i social – dice Michele – si può cambiare il mondo) per la ricerca di un decespugliatore e subito si è fatto avanti un altro cittadino. Un altro ha offerto un trattorino, un’azienda ha donato degli alberi di salice piangente, altre piante sono giunte dalla Circoscrizione Sacco San Giorgio e dall’Unione Commercianti di Rovereto e il Consorzio Rovereto in Centro… Poi è stato donato un cancello in acciaio, un castello gioco per bambini, il condominio di fronte ha attivato una colletta e acquistato altre piante e dal grande mondo della solidarietà sono giunte le casette in legno, una pizzeria di Lavarone ha regalato le panchine, quattro studenti hanno pulito la strada e in cambio i responsabili di Eris hanno offerto loro di fare una grigliata alcolfree; inoltre, le tovaglie usate per la Notte Verde di Rovereto diventeranno le tende dell’accampamento degli indiani programmato nei giochi, già in calendario alla colonia.

Ma la colonia si è rivelata essere molto di più che un luogo destinato a intrattenere e divertire i bambini durante l’estate. È diventata esempio di socialità, di generosità, di desiderio d’aggregazione, un’area di vera convivenza, aperta a chi vuole ristorarsi all’ombra leggendo il giornale, ai proprietari di cani, ai cittadini del rione e oltre perchè Nonno Berto è ospitale. 

Eris: effetto farfalla… Tante piccole azioni possono generare grandi cambiamenti, possono produrre solidarietà, possono costruire comunità. E se una lezione l’abbiamo imparata dalla pandemia è che tutti noi siamo accomunati da uno stesso destino, una sfida che ci obbliga ad abitare il nostro territorio nella prospettiva di una comunanza globale ed è quello che sta accadendo in un piccolo territorio alle Fucine di Rovereto.

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Pubblicato da Patrizia Belli

Giornalista, scrittrice. La prima volta che scrissi un pensiero davvero e interamente mio accadde sui banchi del liceo. Prima di allora, i temi di italiano - confesso - erano scopiazzature, ma quella volta no. Ricordo l'ansia e l'intensità con cui attesi il giudizio e quando arrivò, si rivelò una profezia: “Buono, sebbene il gergo sia troppo giornalistico”. Fu in quel momento che capì che la scrittura sarebbe stata compagna di vita. Una passione prepotente, fedele, traditrice, mai domata. Un baricentro che morde il cuore e scava, scava rincorrendo l'inesprimibile. Poi, può succedere che una parola perduta e riacciuffata illumini il pensiero e allora è pura felicità. È lì, è nella scrittura, in lei che sa tutto di me, che mi trovate.