Padre Eusebio Chini, il “missionario cowboy”

Il 10 luglio 2020, papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i decreti riguardanti alcuni nuovi venerabili e beati, tra i quali il ben noto missionario noneso p. Kino, al secolo Eusebio Francesco Chini. Quando vengono riconosciute le virtù eroiche di un/una fedele cristiano/a tutta la Chiesa cattolica ne gioisce; nel caso specifico il loro giubilo lo esprimono in un modo del tutto speciale la Diocesi tridentina e quella di Tucson, in Arizona, oltre che l’Arcidiocesi di Hermosillo (Messico), le quali conobbero l’una i natali, le altre la multiforme opera missionaria del gesuita trentino.

Eusebio (o Eusebius Kühn per chi ne vuole sottolineare la nazionalità tirolese e gli stretti rapporti con la provincia gesuitica tedesca) nasce a Segno, in Bassa Val di Non – suddito del Principato vescovile di Trento – il 10 agosto 1645, ultimogenito di Francesco Chini e di Margherita Luchi, esponenti del piccolo patriziato terriero locale. 

Perduto il padre prematuramente, il giovane Eusebio viene avviato agli studi prima nel Collegio Gesuita di Trento e, successivamente, dal 1663 in quello di Hall dove, per un incidente, si ammala gravemente rischiando la morte. Eusebio si affidò allora all’intercessione di S. Francesco Saverio facendo voto che, se fosse guarito, si sarebbe fatto missionario gesuita ed avrebbe seguito le orme del cugino Martino Martini in Cina. E fu esaudito: il 20 novembre 1665 entrò nel noviziato gesuita di Landsberg, in Baviera, aggiungendo al proprio nome di battesimo quello di Francesco, in onore del suo santo patrono. Studiò logica a Friburgo e filosofia a Ingolstadt, dedicandosi al contempo con entusiasmo alle sue discipline preferite, la matematica, l’astronomia e la cartografia. Deciso ad andare in missione in Cina, Eusebio Francesco rifiutò persino l’offerta del Principe elettore di Baviera, Massimiliano, di dedicarsi all’insegnamento della matematica presso l’università di Ingolstadt. Nel 1677, intanto, veniva ordinato sacerdote e poteva completare il suo noviziato nella città bavarese di Öttingen per poi recarsi missionario nelle Indie. I suoi superiori offrirono a lui ed al suo confratello Anton Kerschbaumer di Salorno di scegliere chi volesse recarsi nelle Filippine e chi in America, nella Nuova Spagna. I due amici, per non nuocersi reciprocamente, trassero a sorte la propria destinazione e al Chini toccò la seconda scelta, con sua grande delusione.

Particolare del memoriale in onore di Eusebio Francesco Chini eretto in piazza Dante, a Trento 

Nel 1678, perciò, p. Eusebio Francesco si recò a Segno per salutare per l’ultima volta la sua famiglia, prima di essere inviato in Spagna, a Siviglia, per imparare lo spagnolo. Lì soggiornò per circa due anni, dedicandosi anche allo studio delle tecniche agricole e di allevamento oltre che alla farmacologia ed agli idiomi amerindi. Sembra che proprio in Spagna il padre Chini abbia deciso di assumere lo pseudonimo Kino per evitare che il suo cognome, nella pronuncia iberica, divenisse “Cini”, ossia “cinesi”, termine che all’epoca era assimilabile ad un insulto.

Finito il tempo della preparazione, dopo diverse peripezie (tra le quali un naufragio sotto costa) egli poté partire per il Messico il 27 gennaio 1681 insieme ad altri 18 compagni. Durante il viaggio per mare, il padre gesuita trentino sfruttò l’occasione per osservare attentamente gli spostamenti di una cometa: gli esiti di questo studio li avrebbe pubblicati a Città del Messico nella Exposición astronómica de el cometa, dopo l’approdo a Veracruz il 3 maggio 1681, al termine di ben 96 giorni di navigazione. Grazie a quest’opera, il Chini ottenne dal conte De Paredes la nomina a cosmografo réal, ossia a cartografo ufficiale della Nueva España. Ed in questa veste, oltre che come missionario e direttore spirituale, venne affiancato a don Isidro de Atondo, governatore di Sonora e Sinaloa, nella spedizione che doveva esplorare la California (gennaio 1683). Il gruppo sbarcò a La Paz, nel golfo di California il 1 aprile e, nei tempi successivi, pose le basi per la fondazione di Nuestra Señora de Guadalupa e di San Isidro, incontrando però resistenze nella popolazione amerindia. Un’ulteriore spedizione fu preparata al forte di S. Bruno, da dove Atondo e Padre Kino partirono nell’ottobre 1684 per ispezionare la Sierra Giganta nell’interno del Paese, raggiungendo nel gennaio dell’anno successivo Bahia de Año Nuevo (oggi Bahia de San Gregorio), sulla Costa del Pacifico.

Segno, Val di Non

Dei viaggi avventurosi di quegli anni e degli incontri con gli Indiani di America il padre gesuita ha lasciato memoria in un diario, la Tercera entrada en 21 de dicembre de 1683, e in diverse lettere inedite. Tornati in Messico nel 1685, Eusebio Chini e Atondo trovarono la loro fondazione devastata dalle epidemie e dalla siccità: il funzionario spagnolo abbandonò allora l’impresa, mentre il gesuita noneso non si dette per vinto e si ingegnò per organizzare un’ulteriore spedizione californiana. Tuttavia, il disegno dei suoi superiori era un altro e, abbandonata a forza quest’impresa, l’anno successivo padre Kino lasciò il Messico per recarsi ad evangelizzare le tribù della Pimeria Alta, ampia zona desertica suddivisa oggigiorno tra l’Arizona e lo stato di Sonora (Messico). Prendendo le mosse dalla missione gesuita di Cucurpe, nella Valle del San Miguel, egli raggiunse nel marzo 1687 il villaggio indiano di Cosari, dove dette vita alla fondazione di Nuestra Señora de Los Dolores, nuovo quartier generale per le spedizioni del sacerdote anaune verso l’interno del territorio dell’Arizona. In 24 anni di attività padre Kino esplorò il Paese, fondando ben 24 missioni tra le quali quella di San Xavier del Bac, presso Tucson, e quelle di Tumacacori e Guebavi. In quegli anni di fatiche missionarie oltre 30.000 persone si convertirono al Cristianesimo non con la violenza, ma grazie alla forza di persuasione ed al grande rispetto del padre gesuita per le usanze e per la lingua degli Indiani della Pimeria. Facendosi forte della Cédula Réal – una patente rilasciata nel 1686 da Carlo II d’Asburgo che, per vent’anni, impediva lo sfruttamento degli indigeni convertiti al Cattolicesimo –, p. Eusebio poté infatti difenderli dalle soperchierie degli hidalgos spagnoli, oltre che dalle incursioni delle aggressive tribù apaches. Con il sostegno del gesuita, gli indigeni Pima e Papago non solo perfezionarono le tecniche agricole e quelle di allevamento dei cavalli, ma appresero anche l’uso delle armi da fuoco per difendersi dai nemici. 

Una sala del museo dedicato alla memoria di padre Kino nel suo paese natale di Segno

Grazie ai 14 viaggi che compì nell’Arizona e agli 11 nella regione di Sonora, il gesuita cartografo poté dimostrare la sua teoria secondo la quale la California – fino ad allora ritenuta un’isola – era una penisola.

Si racconta che un episodio, apparentemente insignificante, avrebbe definitivamente convinto padre Kino delle sue idee (sostenute, del resto, anche dal suo insegnante di geografia in Germania): un giorno del 1694, giunto in un villaggio yuma, il capo indiano gli fece dono di alcuni abaloni, conchiglie azzurre che si trovano esclusivamente nella Baja California. Interrogato dal Padre su come avesse ottenuto quelle conchiglie, lo yuma rispose che gli erano state portate via terra, un fatto però da considerare impossibile se la California era davvero un’isola come i più affermavano. Nel 1701 dall’alto del vulcano Cerro di Santa Clara il gesuita trentino poté alfine avvistare il punto di congiungimento della Bassa California con il Continente americano, come del resto ebbe modo di rappresentare cartograficamente nel suo Paso por Tierra ala California, una mappa accurata della Pimeria Alta, del Golfo della California e della Bassa California, pubblicazione che suscitò grande scalpore in Europa.

Oltre a questa, il padre Eusebio Chini raccolse le memorie dei suoi viaggi e dei suoi innumerevoli incontri nei Favores Celestiales (1708), opera che dedicò a Filippo V: fu pubblicata solo nel 1919 e rappresenta ancora oggi una delle fonti più accurate sulla storia della colonizzazione americana.

L’opera di evangelizzazione degli Amerindi operata dal padre Kino è assimilabile a quella compiuta dai suoi confratelli, più o meno nella stessa epoca, nelle reducciones degli Indios latinoamericani: valorizzazione e promozione della cultura indigena, uso della lingua india anche nella liturgia, amministrazione e godimento comune dei beni della terra, piccole forme di autogoverno. Chiunque abbia avuto modo di vedere il celebre capolavoro cinematografico di Roland Joffé The Mission, arricchito dalla magnifica colonna sonora del maestro Ennio Morricone, avrà ricevuto una vaga idea di che cosa fosse una missione gesuitica in America e di quali contrasti i Padri dovessero affrontare proprio con le autorità coloniali per impedire lo sfruttamento disumano degli indigeni.

Il deserto di Sonora. Qui Padre Chini viaggiò in lungo e in largo fondando missioni e incontrando tribù indigene

Qualcosa di simile a quanto avviene nel drammatico finale del film accadde anche per l’eredità del formidabile Apostolo dell’Arizona; malauguratamente dopo la sua morte, avvenuta la notte del 15 marzo 1711 nella missione di Santa Magdalena de Sonora, i Gesuiti, già perseguitati in Europa, vennero espulsi dalla Nueva España per volere delle autorità, mentre le prepotenze dei conquistadores spagnoli indussero varie tribù indiane alla ribellione e gli stessi apaches, con le loro incursioni, distrussero non poche missioni chiniane. Apparentemente una catastrofe, cui dettero il loro colpevole apporto i fedeli sudditi dei cristianissimi Reali di Castiglia ed Aragona, i superbi Borbone principi arcicattolici!

Si pensi quanto ancora oggi si faccia fatica nei circoli cosiddetti “ultracattolici”, tanto paradossalmente disobbedienti al magistero petrino attuale, ad accogliere gli auspici con cui papa Francesco introduce la sua recente esortazione apostolica Querida Amazonia: “Sogno un’Amazzonia che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa”. Parole che, mutatis mutandis, potrebbero essere state pronunciate dallo stesso padre Kino nel corso del suo ministero apostolico tra i nativi americani e che, allora come oggi, trovarono e trovano entusiasti sostenitori ed agguerriti avversatori.

I viaggi di Padre Kino

L’eroica attività evangelizzatrice ed umanizzatrice, nonché l’infaticabile opera di studioso ed esploratore del gesuita noneso furono onorate non solo dai suoi Indiani, ma anche dalle autorità dell’Arizona che, nel 1965, lo elessero a secondo padre fondatore dello Stato (il primo è il generale John Campbell Greenway, vissuto tra il 1872 e il 1926), commissionando all’artista belga Suzanne Silvercruyse una statua bronzea, posta nella National Statuary Hall del Campidoglio di Washington. Nel 1971 i resti del Gesuita di Segno vennero tumulati in un mausoleo inaugurato per lui nella città di Magdalena de Sonora in Messico che, per l’occasione, mutò il proprio nome in Magdalena de Kino.

Nel suo Trentino, negli ultimi decenni vi è stata una riscoperta notevole della sua figura e del suo significato storico-religioso e culturale, tanto che negli anni ’90 dello scorso secolo a Segno si è costituita un’associazione “Eusebio Francesco Chini” che ha realizzato un museo con attività culturali dedicate alla memoria del celebre personaggio. Statue gli sono state erette a Trento, nei giardini di piazza Dante, e nella sua Segno dove la più imponente è senz’altro quella che accoglie, all’ingresso del paese, i viaggiatori provenienti dal capoluogo trentino.

Dopo l’indizione nel maggio 1971 del processo di beatificazione nell’arcidiocesi di Hermosillo (Messico) ed il recente riconoscimento delle sue virtù eroiche da parte del Pontefice, si attende soltanto che il nome di padre Eusebio Francesco Chini possa presto essere universalmente onorato sugli altari, il nome di colui che nel suo splendido operato fu esclusivamente “guidato dal tocco leggero del vento di Dio” (vescovo Lauro Tisi, domenica 9 agosto 2020, messa di commemorazione a Segno).

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Pubblicato da Andrea Vitali

No, non è lui, il celebre medico-scrittore di Bellano! Questo Andrea Vitali, nato a Roma e naturalizzato sudtirolese, è più modestamente un insegnante di italiano seconda lingua nella scuola superiore tedesca dell’Alto Adige. Attualmente tiene anche corsi di letteratura italiana presso la Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano. Vivendo da decenni in Alto Adige/Südtirol ha imparato ad amare la storia, le culture e le lingue delle terre dell’antico Kronland Tirol. Per questo, dal 2006 è anche guida storico-culturale professionale del territorio altoatesino. Nel 2009 ha pubblicato un ampio testo storico-artistico sulla città medievale di Chiusa/Klausen e sul complesso monumentale di Sabiona/Säben, mentre nel 2019 è apparso per i tipi di Curcu&Genovese il suo ultimo libro "La scuola e la svastica", uno studio sulle condizioni della scuola italiana altoatesina durante il breve periodo dell’occupazione nazista.