Gaetano Guastella: “Il mio X-Factor? Lo stile!”

Una passione per la moda che nasce tra i banchi di scuola e porta Gaetano Guastella fino a Londra. E oggi? Ha un atelier tutto suo a Caldonazzo, dove ogni dettaglio viene curato nei minimi particolari e su misura per ogni persona.

Gaetano Guastella ci apre le porte del suo atelier in una tersa mattina autunnale. La sensazione che abbiamo colto fin da subito è il suo grande entusiasmo per un’attività che è stata il suo obiettivo fin dai tempi della scuola e che si è concretizzata tra gli studi a Londra, l’esperienza di moda e le sfilate.

Gaetano, quando comincia la tua passione per la moda? 

Sin dai tempi delle superiori avevo iniziato ad avvicinarmi al mondo del cucito, per prepararmi ad accedere al London College of Fashion. Il mio obiettivo era proprio quello: andare a studiare design della moda, con la prospettiva di intraprendere la direzione di produzione. 

E poi il decollo professionale. 

Fin dal primo anno ho iniziato a lavorare nell’industria, come stilista. Poi per quattro anni sono stato direttore di backstage nella settimana della moda a Londra. Esperienze fondamentali, grazie alle quali sono riuscito a cogliere i diversi aspetti del settore. 

Ad un certo punto prendi una decisione.

Ho sempre maturato il sogno di avere il mio marchio, io sono un lupo solitario. Durante l’ultimo anno di permanenza a Londra, ho sentito l’esigenza di tornare a casa, in Italia. L’occasione di rientrare è scattata poco prima che io firmassi un contratto come stilista per Fiorucci; mi hanno chiamato dal Veneto. Allora ho detto: TORNO!

A questo punto hai detto: facciamo il salto!

Esatto. Sono arrivato a Caldonazzo nel 2019 ed ho aperto la mia attività. All’inizio avevo esclusivamente clienti da fuori zona: Bassano, Firenze, Bologna, Padova, Verona; poi le persone hanno cominciato a conoscermi anche qua.

Che tipo di servizi offri?

Io offro sostanzialmente 3 macro servizi: la moda su misura, ovvero creare capi per tutti i giorni o per delle occasioni proprio sul corpo della persona; l’altro è la consulenza d’immagine, che va di pari passo con la precedente: aiutare le persone a capire, in base anche alla loro personalità, cosa indossare, quando, come, perché. E per ultimo la pellicceria. 

In chiave piuttosto singolare però…

Sì, lavoro maggiormente con il riutilizzo di capi già esistenti, dando ad essi nuove forme e nuova vita. Capita anche di farne di nuovi, però trovo molto più divertente riutilizzare.

Che è il filo conduttore della tua ultima collezione.

Infatti la collezione che ho presentato in ottobre si chiama “inverno sostenibile” proprio per il fatto che sono tutte giacche, cappotti e sciarpe create esclusivamente utilizzando materiali che avevo già in atelier.

È un po’ il tuo stile questo, vero?

Sì, qui parliamo di stile. Il mio è tutto un misto. Lo slogan del mio marchio corrisponde al concetto “fammi indossare la tua pelle”. Chiunque indossa qualcosa fatta da me, indossa anche una parte di me.

Le pellicce e gli animalisti, come la mettiamo?

Io parto dal presupposto che se utilizzo una cosa che già esiste, che male faccio? Anzi! 

Possiamo parlare di alta moda?

L’alta moda è una cosa molto seria, in alcuni casi io la faccio, in tanti altri no, il “su misura” è parte dell’alta moda ma non è solo quello. Io faccio, punto. 

Senti, ma nel contesto Trento e provincia – con Caldonazzo nello specifico – come e quanto “prende” il tuo atelier?

I trentini hanno accolto molto bene il mio atelier; qua dentro è un salotto: non è che entri, guardi, chiedi il prezzo, paghi, esci. E devo dire che non me l’aspettavo ma la clientela locale, non solo della Valsugana ma anche del resto del Trentino ha colto molto bene. 

I prezzi?

Non parliamo di prezzi esorbitanti, dipende da cosa si fa. Un vestito può costare 200 euro come ne può costare 5000, stessa cosa sul lavorare una pelliccia: può costare 150 euro come 2000 per sistemarla. È tutto relativo! 

C’è un dettaglio che ha spiazzato un attimo…

Una cosa che ha lasciato perplesse le persone del paese sono state le vetrine oscurate. Perché la gente vuole vedere. C’è questa concezione del consumismo: tu passi e già ti fai un’idea; vai dentro, sbirci, entri; se non ti convince non saluti neanche e te ne vai. Qui no. Questa è casa mia, io ritengo di fare cose serie. 

Tu crei per donna e per uomo? 

Io in realtà faccio “gender neutral”, nel senso che quando io creo per un cliente in particolare allora penso a quella persona in toto: dal carattere, alla forma fisica; quando creo le mie collezioni io non penso necessariamente al genere, uomo o donna. Io penso a una cosa che mi piaccia, e che penso possa piacere anche agli altri, non voglio fare differenze di genere in nessun modo. 

Il capo a cui sei più affezionato? 

No, non me lo chiedere! C’è una cosa alla quale sono veramente affezionatissimo: una borsa, la “Raffaella”. L’ho disegnata un po’di tempo fa e poi l’ho fatta realizzare; è dedicata a Raffaella Carrà, prima che venisse a mancare… volevo mandargliene una ma non sono mai riuscito ad avere i contatti dei suoi agenti. 

Tornando al discorso del Trentino, tu hai realizzato anche altro.

Io ho iniziato da tempo a fare servizi fotografici che raffigurassero anche la bellezza del mondo in cui viviamo. La collezione ha come set la Torre Belvedere di Levico Terme.

Questa collezione presenta una particolarità.

Sì, qua non ci sono solo ragazze giovani, ci sono persone normalissime come mia mamma Annalisa e ad esempio una mia cliente che ha più di 70 anni. A me piace portare persone normali. Io il manichino che cammina, non lo voglio; io voglio la personalità e infatti ad ognuno di loro abbino i capi che creo anche in base alla loro personalità, non solo alla loro conformazione fisica. 

Progetti per il futuro? 

I progetti ci sono sempre, io non mi fermo mai. Intanto sto seminando, poi vediamo se la raccolta sarà buona.

Condividi l'articolo su:

Pubblicato da Tiziana Tomasini

Nata a Trento ma con radici che sanno di Carso e di mare. Una laurea in materie letterarie e la professione di insegnante alla scuola secondaria di primo grado. Oltre ai grandi della letteratura, cerca di trasmettere agli studenti il piacere della lettura. Giornalista pubblicista con la passione della scrittura, adora fare interviste, parlare delle sue esperienze e raccontare tutto quello che c’è intorno. Tre figli più che adolescenti le rendono la vita a volte impossibile, a volte estremamente divertente, senza mezze misure. Dipendente dalla sensazione euforica rilasciata dalle endorfine, ha la mania dello sport, con marcata predilezione per nuoto, corsa e palestra. Vorrebbe fare di più, ma le manca il tempo.