Graffiti: simbolo di incuria o opera d’arte?

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Da simbolo di incuria, osteggiati dai benpensanti, a opere d’arte celebrate nelle gallerie d’arte più prestigiose del mondo, i graffiti ne hanno fatta di strada. Lo testimonia la mostra dedicata al fantasmatico Banksy, street-artist dall’identità misteriosa, che ha trovato spazio al Palazzo delle Albere a Trento. Ma occorre dirsi la verità: quasi tutti i graffiti che si trovano sui muri delle nostre città, sono ben lontani dall’essere qualcosa di bello. Talvolta deturpano mura di pregio artistico, come è accaduto diverse volte presso la chiesa di San Pietro (quella di Trento), dove alcuni scrissero: “Bruceremo le chiese”. Gesti che rendono necessari costosi interventi di pulizia, a carico di tutti i contribuenti, anche quelli anticlericali. Al contempo, i graffiti rappresentano fin dai tempi più remoti una forma d’espressione primordiale e liberatoria. Lo vediamo sui muri di Pompei: lì, le scritte ingiuriose ai danni del politico di turno, hanno compiuto duemila anni. Un’eternità per un messaggio i cui protagonisti sono stati dimenticati dalla storia, se non fosse per quella esile traccia nell’intonaco. Dunque, un istinto atavico, quello che l’uomo ha nel graffitare pensieri, savi o sciocchi. Dobbiamo ricordare le scritte sulle porte dei bagni dell’autogrill? Anche in quel luogo apparentemente poco ispiratore, protetto dall’anonimato più assoluto, riparato da quel mezzo centimetro di porta, l’occasione fa l’uomo “scrittore”, cosicché l’avventore si sente libero d’esternare peste e corna. Una libertà, quella permessa dai wc degli autogrill, che nessun’altra forma di espressione ha ancora raggiunto. Certo, oramai anche i social-network possono offrire un’ebbrezza simile: sulle bacheche social si possono incidere le corbellerie più oltraggiose senza prendersi l’incomodo di uscire, munirsi di spray o di pennarello uniposca, magari cammuffando le proprie fattezze in virtù d’un bavero alzato. Grazie ai social-network si può graffitare il mondo direttamente da casa, come se il mondo fosse la propria personale porta di bagno d’autogrill. E poco conta se ormai non si è celati nell’anonimato: il graffitaro di Twitter è quasi sempre felice di esporsi con nome e cognome in bella vista. Ma si sente intoccabile, perché le leggi sono lente e trova pronto all’intervento un gruppo di spiriti a lui affini, antagonisti contro il “mainstream”, banditi del “pensiero contro”. Che il più delle volte sono contro il pensiero, e basta.

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Pubblicato da Fabio Peterlongo

Nato nel 1987, dal 2012 è giornalista pubblicista. Nel 2013 si laurea in Filosofia all'Università di Trento con una tesi sull'ecologismo sociale americano. Oltre alla scrittura giornalistica, la sua grande passione è la scrittura narrativa. È conduttore radiofonico e dal 2014 fa parte della squadra di Radio Dolomiti. Cronista per il quotidiano Trentino dal 2016, collabora con Trentinomese dal 2017 Nutre particolare interesse verso il giornalismo politico e i temi della sostenibilità ambientale. Appassionato lettore di saggi storici sul Risorgimento e delle opere di Italo Calvino.