Greta “Supertramp”, il viaggio batte la malattia

Mi sono imbattuta nella storia di Greta sui social, scoprendo, per caso, il suo profilo ricco di fotografie bellissime, scattate in diverse parti d’Europa. Nelle immagini appare una ragazza grintosa, in tuta da motociclista, con due lunghe trecce rosse e l’aria simpatica. Ogni volta si trova in un luogo diverso, sempre spettacolare: dai passi Dolomitici, alla Francia, alla Spagna, fino al remoto Capo Nord.

L’ultima avventura l’ha da poco conclusa. Un viaggio di 13 giorni dalla provincia di Venezia, dove vive, al Galles, macinando 5.300 km a bordo della sua “giraffa”, come chiama affettuosamente la sua Tenerè 700, una moto da maxi enduro, ideale per percorrere lunghe distanze su strada e fuori strada. Da sola ha attraversato mezza Europa verso i magici scenari da Terra di Mezzo di quella parte di Gran Bretagna. Questo viaggio è stato speciale però, diverso da tutti gli altri. Per la prima volta dopo 7 mesi, infatti, Greta è tornata a vivere, dopo aver sconfitto un tumore abbastanza raro. Il linfoma di Hodgkin è una malattia che coinvolge il sistema linfatico, aumentando il volume dei linfonodi. Ogni anno colpisce 4 persone ogni 100.000, lo 0,5% di tutti i tumori diagnosticati. In prevalenza i malati sono proprio giovani tra i 15 e i 35 anni (Greta ne ha quasi 33). Fortunatamente però, la percentuale di guarigione è piuttosto alta, oltre l’80% dei casi. 

Greta ha scoperto di essere malata a dicembre dell’anno scorso, quando si sentiva stanca, aveva la febbre e ha notato il collo gonfio. 

La sua reazione immediata, alla conferma dei dottori, è stata di sconforto, ma soprattutto di grandissima rabbia: “Ma a me a che cosa serve questo linfoma? – mi sono chiesta – Io ho già le idee chiare, so cosa voglio fare. Avevo paura delle cure a cui avrei dovuto sottopormi, della reazione del mio corpo, di non essere più indipendente e di perdere la mia vita” racconta “Ma sono sempre stata molto testarda, una che va fino in fondo alle cose.”

In questo lungo percorso, ha potuto contare fortunatamente sulla vicinanza della mamma, di medici e infermieri gentili e professionali e dell’affetto di tantissime persone, anche sconosciute, che le hanno mandato messaggi di supporto grazie a internet, dove Greta ha raccontato la sua malattia, sempre con enorme coraggio, grinta e dignità.

“Non sono una persona che parla molto, ma ho necessità di scrivere. A casa non facevo vedere come stavo veramente, per cui scrivere era un modo per sfogarmi”, spiega. “Ho ricevuto moltissimi messaggi di persone, anche sconosciute, e devo dire che qualcuno mi ha anche commosso.”

L’affetto e il sostegno delle persone accanto a lei l’hanno aiutata ad affrontare i cicli di chemioterapia ogni due settimane e i loro effetti. Ha sopportato forti dolori allo stomaco, versato lacrime, perso peso, capelli, provato tanta rabbia e impotenza. 

Ma alla fine ce l’ha fatta. L’ultimo ciclo di chemio si è concluso a giugno, e dopo un mese di radio terapia la cura era finalmente conclusa.

“Al momento dell’ultima Pet – un esame che viene svolto per individuare i tumori e valutarne dimensione e localizzazione – avevo un po’ paura. Ma infine ero negativa!” 

Ora Greta sta bene. Naturalmente deve sottoporsi ai controlli periodici e ogni tanto si sente un po’ stanca. Ma è tornata a vivere, dopo 7 mesi in cui ha trattenuto il respiro, non è uscita di casa, rimanendo in un tempo sospeso. 

La sua rinascita non poteva che essere nel suo stile: da qui il viaggio in Galles.

“Quando dal portellone del traghetto mi sono apparse le scogliere bianche della Gran Bretagna, ho provato un sentimento che dire emozionante è dir poco!” ci racconta con entusiasmo.

In progetto ha ancora tante idee e il viaggio della vita, da compiere l’anno prossimo. 

“Voglio andare in Canada. È il viaggio che ho sempre sognato. Mi sposterò nel famoso Banff National Park e raggiungerò l’Alaska e le sue montagne selvagge. Mi piacerebbe in realtà percorrere tutta l’America, da Nord a Sud. Intanto ci provo, poi faccio quello che faccio. La malattia mi ha insegnato anche a rallentare, a prendermela con calma, ad imparare ad accontentarmi ed ascoltarmi di più. E a prendere quello che viene, giorno dopo giorno.” Il Canada e l’Alaska rappresentano per Greta una sorta di terra mitica, sulle orme di quello che è stato un po’ l’ispiratore del suo soprannome: Christopher McCandless. Il giovane esploratore californiano, che si auto battezzò Alexander Supertramp (vagabondo), nel 1990 partì per un incredibile peregrinare fino in Alaska, a soli 24 anni. La sua avventura è raccontata dal toccante libro e dall’omonimo film Into the wild (Nelle terre estreme)

Greta e la sua “giraffa” a Molveno

A Greta questa storia è subito piaciuta perché anche lei è un po’ una vagabonda, un’esploratrice. Lo è sempre stata. Ama viaggiare e pensare ai viaggi, ama sognarli e organizzarli. Perché è uno spirito curioso, vivace, intenso. E uno spirito così niente e nessuno lo può fermare. Ha iniziato a muoversi visitando le capitali europee, in aereo, e salendo le montagne, anche da sola, quando da ragazza soffriva di attacchi di panico, talvolta mentre era in mezzo alla gente. Immergersi nella natura, specie in solitaria, la faceva invece stare bene, a suo agio. La prima cima che ha salito è stata la Cima Coldai, nel bellunese, da cui si gode uno splendido panorama sul monte Civetta. Da allora ne sono seguite molte altre, lunghe escursioni e talvolta anche soste in tenda. Anche quando va in moto, spesso porta con sé l’equipaggiamento da trekking e, parcheggiata la giraffa e smessi i panni da centauro, si inerpica lungo i sentieri.

Mi piace camminare da sola. Da sola vado al mio ritmo, faccio quello che voglio. Mi sembra di accorgermi di più della bellezza della natura, di percepire meglio il rumore del vento, di prestare più attenzione agli alberi, alle rocce.”

E come mai hai scelto proprio la moto come mezzo per spostarti?

Può sembrare difficile da credere, ma fino a qualche anno fa a Greta non piaceva guidare, per lo meno non la macchina. Per questo quando un’amica le mostrò la sua moto nuova, decise di comprarne una anche lei. Da allora non se ne è più separata. Ha viaggiato per anni a bordo di una Gsxr-600, non propriamente un veicolo da turismo, fino a passare, qualche mese fa, alla sua moto attuale.

All’inizio avevo paura dei tornanti. Mi è capitato molte volte di fare manovre in momenti difficili. Andare in moto mi è servito a non avere paura, e non solo di guidare.”

Ma se l’è sempre cavata. Alla fine, come scrive lei nel suo blog “le paure sono solo esperienze che mancano”. Le paure vanno affrontate e possono essere superate con coraggio e trasformarsi, addirittura, come la sua storia dimostra, in passioni in grado di rendere meravigliose avventure le nostre giornate. Non bisogna mai permettere loro di impedirci di vivere come vogliamo e di realizzare quello che siamo, in libertà. 

Il viaggio più duro Greta lo ha superato. Ora le rimangono tanti, bellissimi, viaggi da vivere. Buen camino!

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Pubblicato da Silvia Tarter

Bibliofila, montanara, amante della natura, sono nata tra le dolci colline avisiane, in un mondo profumato di vino rosso. La vita mi ha infine portata a Milano, dove ogni giorno riverso la mia passione di letterata senza speranza ai ragazzi di una scuola professionale, costretti a sopportare i miei voli pindarici sulla poesia e le mie messe in scena storiche dei personaggi del Risorgimento e quant'altro. Appena posso però, mi perdo in lunghissimi girovagare in bicicletta tra le abbazie e i campi silenziosi del Parco Agricolo Sud, o mi rifugio sulle mie montagne per qualche bella salita in vetta. Perché la vista più bella, come diceva Walter Bonatti, arriva dopo la salita più difficile.