I colori di Tersite

Bianco, nero, blu, giallo, rosa, rosso. Sei colori che compongono la tavolozza di “Chroma – Storie degeneri”, il nuovo libro del collettivo Tersite Rossi (formato da Marco Niro e Mattia Maistri), edito Les Flâneurs Edizioni. Sei colori per altrettanti generi (o meglio, cinque più un prologo), tuttavia mai davvero del tutto schematizzabili e accostabili alle regole e agli stilemi di ciascun genere.

Succede così che il bianco non sia più solo una premessa, ma anche un’introduzione meta-testuale. Succede che il nero non sia più solamente un horror, cupo e spesso gratuitamente violento, che rimanda ad Edgar Allan Poe, ma anche il racconto di una ricerca di sé, di un confronto col proprio individuale passato e futuro, un faccia a faccia ancestrale col bene e col male.

E ancora, blu è la distopica vicenda che tanto deve al George Orwell di “1984”, tra Ministeri dai nomi curiosi, e quella storia di fondo, di resistenza, di una madre che tenta di salvare sua figlia e il suo popolo in un mondo diviso tra liberi e schiavi, ma è anche una velata (forse non troppo) accusa al disastro climatico della nostra contemporaneità e, marginalmente, un micro-romanzo epistolare.

Giallo è il thriller, il racconto di un giudice che si sente sempre dalla parte giusta, ma è anche narrazione che si apre in direzione di una molteplicità di punti di vista e di personali storie private che rimanda all’”Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters: tappe di un percorso che conduce ai più fondanti interrogativi in merito a giustizia e democrazia.

Da sx, Marco Niro e Mattia Maistri (le due fotografie sono di Marco Parisi)

Rosa è il racconto erotico ma anche profondamente ironico di un pornodivo costretto a non pensare mai all’erezione, che chiaramente porta nel cuore Chuck Palahniuk.

E infine rosso, la politica, il potere, la rete della droga in cui Ashrif, Tahira, Giovanna e Luca sono le pedine, in un gioco che intreccia Afghanistan e Italia, e che non ricorda al lettore nulla se non i precedenti romanzi del trentino Tersite Rossi.

Diverso nella forma, ma non così lontano nei modi e nei contenuti rispetto al passato lavoro di Mattia Maistri, trentino da generazioni e residente a Baselga di Piné, e Marco Niro, cremonese adottato da Brentonico. 

Dove nasce l’idea di “Chroma”? 

«Dopo quattro romanzi, anche piuttosto lunghi, il passaggio alla raccolta viene da un’imbeccata dell’editore stesso, che ci conosceva e conosceva “Il dispaccio di Tersite”, ovvero una serie di racconti che da ottobre 2021 stavamo facendo uscire e girare online – spiega una metà del collettivo. Le storie contenute nel volume sono però tutte inedite al lettore. I più fedeli potrebbero averle eventualmente ascoltate nel corso di letture dal vivo in festival territoriali o, nel caso del racconto rosso, aver assistito alla trasposizione teatrale della compagnia Pequod». Obiettivo del volume è quello, continua Tersite Rossi, pseudonimo dell’anti-eroe omerico unito all’uomo comune, «di ragionare sul nostro rapporto con il genere letterario. Ciò che per editor e librai è di fatto un processo automatico, l’etichettare i libri al fine di facilitarne la collocazione sugli scaffali e la commercializzazione, è in realtà qualcosa che a noi, come autori, va stretto. Di qui il gioco dei colori, che da un lato esplicita il genere e dall’altro, nel contenuto, si allontana dai cliché e li tradisce». Una libertà espressiva, una possibilità di posizionarsi al di là e al di fuori di ciò che il mercato letterario richiede, che deriva in gran parte dalla scrittura non come mestiere ma come hobby: Mattia Maistri è insegnante di ruolo al liceo di Borgo Valsugana, mentre Marco Niro si occupa di comunicazione per l’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente.

Cinque (più una) storie “degeneri” perché letteralmente fuori-genere, dunque, ma anche perché vicende di post-eroi, di uomini e donne che non possono vincere mai, malati, per citare un passaggio del libro, “come l’umanità intera”. Percorsi letterari diversi, così differenti tra loro da incontrare il gusto di chiunque vi si immerga, tra legami con l’attualità, rimandi alla cultura pop (dai social network, ai videogiochi, alle serie tv) e un linguaggio che si plasma e asseconda ogni vicenda e ogni personaggio (dalle citazioni mitologiche a termini come “flexare”). Una serie di racconti scorrevoli, in cui è quasi impossibile distinguere la mano di un autore o dell’altro: «Dal 2007 scriviamo a quattro mani – conclude Niro, in una catena di montaggio creativa che prevede momenti di scrittura individuale, sulla base di una scaletta di ferro, e altri di duro editing reciproco, con l’obiettivo di annullare le differenze stilistiche. Forse però, qualche lettore molto attento saprebbe scoprirci». È una sfida…

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Pubblicato da Katia Dell'Eva

Laureata in Arti dello spettacolo prima, e in Giornalismo poi, nel quotidiano si destreggia tra cronaca e comunicazione, sognando d’indossare un Fedora col cartellino “Press” come nelle vecchie pellicole. Ogni volta in cui è possibile, fugge a fantasticare, piangere e ridere nel buio di una sala cinematografica. Spassionati amori: Marcello Mastroianni, la new wave romena e i blockbuster anni ‘80.