Il blu introspettivo di Mauro Cappelletti

Era dalla metà degli anni Cinquanta, ossia da quando Cesarina Seppi fu incaricata di realizzare le vetrate artistiche del santuario della Madonna dell’Aiuto a Segonzano, che non si vedeva in Trentino un così felice connubio tra nuova architettura e arti visive in un edificio sacro. Allora la pittrice e maestra d’arti applicate era stata chiamata a dialogare con la visione architettonica di Ezio Miorelli, autore dell’ampliamento dell’antico tempio mariano della Val di Cembra. Oggi è il pittore Mauro Cappelletti – che ha alle spalle una lunga e coerente carriera tutta all’insegna del più rigoroso astrattismo – a confrontarsi con l’ampliamento di una chiesa, quella di Maria Ausiliatrice a Ponte Arche, da poco realizzato su progetto dell’architetto Sandro Giongo: compito non facile, considerata la spazialità dei nuovi volumi in cemento armato giustapposti alla parte absidale della vecchia chiesa, risalente al 1930, che è stata conservata.
Le vetrate progettate da Cappelletti sono state realizzate a Verona da una ditta specializzata e sono state installate poche settimane fa. L’artista preferisce chiamarle “tagli”, data la loro foggia che si adatta alle aperture delle pareti, talora vertiginosamente strette. Quanto al colore, Cappelletti lo definisce “blu introspettivo”: un’unica tinta dalle molteplici sfumature, che il pittore considera il migliore veicolo per “esprimere la forza dello spirito mediante un linguaggio estetico-formale sintetico e significativo”. Per la stessa chiesa Cappelletti ha realizzato anche un grande pannello da posizionare dietro il fonte battesimale: si tratta di una tela di 380×190 cm, fissata a un robusto telaio in legno e dipinta a pennello con colori acrilici tenuti molto liquidi: la cromia è ancora una volta il blu, con tutte le sue gradazioni, in diretto dialogo con la luce che filtra dalle finestre. Nell’immagine si coglie forse un gesto, forse un’ala, ma sono forme soltanto suggerite, come avviene in tutta la produzione più recente dell’artista.
L’effetto complessivo dell’intervento è convincente: la cifra stilistica di Cappelletti ben si attaglia alle esigenze di uno spazio contemporaneo destinato al culto, dove vetrate istoriate secondo la tradizionale iconografia avrebbero rischiato di apparire vuote formule.

Una delle vetrate disegnate da Cappelletti per la nuova chiesa di Ponte Arche
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Pubblicato da Roberto Pancheri

È nato a Cles nel 1972 e vive felicemente a Trento. Si è laureato in Lettere a Padova, dove si è specializzato in storia dell’arte. Dopo il dottorato di ricerca, che ha dedicato al pittore Giovanni Battista Lampi, ha lavorato per alcuni anni da “libero battitore” e curatore indipendente, collaborando con numerose istituzioni museali e riviste scientifiche. Si è cimentato anche con il romanzo storico e con il racconto breve. È infine approdato, per concorso, alla Soprintendenza per i beni culturali di Trento, dove si occupa di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico. La carta stampata e la divulgazione sono forme di comunicazione alle quali non intende rinunciare, mentre è cocciutamente refrattario all’uso dei social media.