Il centenario digitale 

L’autore dell’intervista, Francesco Bindi, con Mario Antolini, “Muson”, classe 1920

L’inganno in cui è facile cadere, con Mario Antolini, risulta quello della retorica, accompagnata alla meraviglia. Un uomo che ha varcato il secolo di vita (è nato a Tione, in Giudicarie, il 19 giugno 1920), e che molti, tra noi, sono portati ad etichettare con uno sbrigativo “però, che bravo che è… sempre “arzillo” e “sveglio”.

Ecco: allontaniamoci dai facili luoghi comuni!

“Muson”, infatti, come ama definirsi, e come è conosciuto da anni, quale giornalista e scrittore oggi ultracentenario, pòsta su Facebook, a cadenza quasi quotidiana, spunti di riflessione, perle di saggezza e contenuti stimolanti per tutti coloro che lo leggono, con scritti in cui va ad analizzare un lemma, arricchito da una serie di citazioni tratte dal web, per poi raccontare il proprio punto di vista, o il proprio vissuto, fatto di piccoli scorci personali. 

La sua presenza sui social raccoglie la condivisione ed i commenti di followers da molte parti del mondo; ed ecco allora che il vero luogo comune diventa Facebook, vissuto però, come sede di condivisione e di vera e propria agorà online.

Siamo andati a Tione, a trovarlo, nella sua abitazione in cui, tramite il suo PC, si collega al mondo.

Buongiorno Mario, hai vissuto in Giappone, eri a soli 70 km da Nagasaki nel momento dello scoppio della bomba atomica (9 agosto 1945), hai lavorato in tipografia negli anni in cui non esisteva ancora il computer, scritto e curato pubblicazioni, ed oggi ti confronti con la condivisione tramite web. Ti domando subito, però, quali differenze vedi tra la cultura orientale e quella occidentale, pro e contro.

Ciao Francesco, per quanto ne posso sapere la differenza principale che vedo tra Occidente e Oriente sta nel fatto che nel primo si è “schematizzata” l’esistenza secondo princìpi e ideali (filosofici, religiosi, intellettuali, letterari, stilistici) che rendono l’uomo succube nel comportarsi come vogliono gli altri (la società), mentre nelle culture orientali si pone più importanza all’interiorità dell’individuo.

Come ti sei avvicinato a Facebook?

Un amico mi ha introdotto per gioco nel vortice del web e, successivamente, ne ho personalmente scoperte le potenzialità e il reale “miracolo” donato all’umanità, affinché uomini e donne si incontrino, si conoscano e possano dialogare in libertà di pensiero senza censure, ma accorgendomi pure dell’uso improprio e dannoso che se ne può fare, anche se soltanto per colpa dell’uomo e non della tecnologia in sé.

Nei social, tuttavia, si svolge il presente e spesso sta l’avvenire dell’umanità.

Credo che se responsabilmente e adeguatamente se ne diffonderà l’uso e soprattutto la conoscenza dei contenuti e delle evidenti potenzialità, potremo utilizzarlo positivamente.

Oltre a Facebook, utilizzi altri social?

Al momento (ma ormai sono vicino ai 102!) uso solo il computer con word per la stesura dei testi scritti, ed il web per la ricerca.

Facebook pro e contro.

“Pro” con tutte le forze sia per Facebook come per tutta l’informatica e la telematica, poiché ogni “invenzione” è data all’umanità soltanto a fin di bene. Soltanto, non ci si deve fermare a parlarne in negativo, ma darsi da fare (coscientemente e responsabilmente) per sottolinearne gli aspetti positivi.

Quanti contatti hai, e da quali parti del mondo?

Non so rendermene conto, poiché non me ne curo. Mi sono accorto di dialoghi col Giappone, col Sudafrica, con l’America latina e con quasi tutte le regioni italiane.

Cosa ne pensi dell’insegnamento della materia “social” nelle scuole?

Bisogna introdurlo tempestivamente e capillarmente, come già fatto per la scrittura e la lettura con l’istituzione della scuola pubblica obbligatoria. Nei secoli scorsi si sono evidenziate la necessità e la potenzialità del leggere e dello scrivere; attualmente vi è la stessa (addirittura accresciuta) estrema necessità di impossessarsi dell’informatica, della telematica e del digitale come estreme ragioni di vita. 

Un auspicio per il futuro.

Mi auguro davvero che quanto prima si intensifichino corsi di aggiornamento per tutti gli insegnanti di ogni ordine e grado, per adeguare la didattica e la metodologia scolastica ai nuovi “sussidi” che proprio gli stessi insegnanti, spesso, non conoscono e non sanno usare come si potrebbe e si dovrebbe. In questo, tra parentesi, sta gran parte del fallimento della “DAD”. 

Nel contempo, il mio auspicio più sincero è che al più presto sia facilitato l’utilizzo degli strumenti telematici (come sta accadendo a me a 102 anni) per tutta l’umanità, adulti e anziani compresi. Pensiamo (per chi se lo ricorda) alle penne e pennini, alle matite, all’inchiostro e alle macchine dattilografiche: non se ne è mai potuto fare a meno. Attualmente la “necessità del digitale” è ancora più impellente. Chi non si adegua in tempo… è perduto. Mi rincresce, ma è così.

Con Mario “Muson”, ci salutiamo, con la promessa di rivedersi nella sua nuova casa, dove andrà presto ad abitare, nel conforto dei familiari che lo circondano. Anche questa, una ulteriore novità, nella vita di una persona sempre curiosa e pronta ad affrontare il futuro.

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Pubblicato da Francesco Bindi

Francesco Bindi è formatore e divulgatore informatico, dal 1995. Lavora con scuole di vario ordine e grado, enti pubblici, aziende. Nel suo canale YouTube WEBindi, propone interviste a personalità di vario genere, sul loro utilizzo del web. Le stesse son o sulla pagina Facebook omonima.