Il lupo e l’uomo: una convivenza non sempre serena

E’ sempre più presente nelle cronache dei giornali trentini la notizia di avvistamenti di branchi di lupi non solo nei boschi, ma pure a ridosso, o addirittura dentro ai centri abitati. Le segnalazioni ormai si sprecano su tutto il territorio, dalle valli più periferiche a quelle più antropizzate come recentemente è successo a Mori e in Val di Gresta. Sulla pericolosità, vera o presunta, di tali animali selvatici è però conflitto aperto: c’è chi li considera non pericolosi se si adottano nei loro confronti gli opportuni atteggiamenti e chi, invece, ne ha paura e invoca l’intervento dell’ente pubblico per limitarne quanto meno la presenza. Capita poi che eminenti esperti – sostenitori dell’uno o dell’altro parere – prendano spesso posizioni talmente contrastanti da confondere ulteriormente le idee nell’opinione pubblica, anziché chiarirle. Difficile discernere fra posizioni così distanti. Chissà (speriamo non succeda mai), forse sapremo chi avrà ragione solo nel momento in cui la distanza, quella fisica, fra il lupo e l’uomo sarà completamente azzerata. E allora potrebbero essere guai seri se dovessimo prendere come paradigma ciò che potremo leggere fra poco.

Tornando dunque alla recente “gara” degli avvistamenti, desidero anch’io riportarne uno particolarmente significativo. Non è, però, una delle tante segnalazione di queste ultime settimane, né degli ultimi mesi, perché si tratta di una triste vicenda addirittura di qualche secolo fa.

La notizia è questa: un grosso lupo si avvicina al paese di Volano, in Val Lagarina, e attacca un uomo che si trova poco distante dalle case. Il fatto accade in un freddo inverno della seconda metà del Seicento ed è descritto con minuzia di particolari dal parroco dell’epoca. Dalla sua testimonianza non possiamo conoscere l’antefatto, ma quello che si può comprendere e che il lupo non fugge davanti agli umani, ma li sfida, li affronta, chissà forse per fame.

Il paese di Volano sotto la neve

Così si legge nell’archivio parrocchiale di Volano al “Libro dei morti”: «Adì 17 genaro 1674. Bartholamio Zambelli di Volano dilacerato da un lupo di straordinaria grandezza, immediate sopra le case di Volano a mezo giorno, quale poi rovinò anco altre persone, non temendo cosa alcuna, anzi s’aventava contro chi lo sciopetava, havendo avuti ricevuti li Santi Sacramenti della Penitenza ed oglio Santo, d’anni 60 in circa, è morto et è stato sepolto nel Cemeterio Parochiale».

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Pubblicato da Maurizio Panizza

Giornalista dal 1992, ha lavorato per molti anni con numerosi quotidiani mentre in seguito è stato direttore di alcune testate. Avvicinatosi alla storia trentina, negli ultimi anni si specializzato nell’indagare fatti e personaggi del passato riportando alla luce vicende sconosciute poi riproposte in Rai e anche in teatro. Più recentemente si è dedicato alla documentaristica storica producendo due inchieste, “Come uccelli d’argento” e “Occhi di guerra”, in collaborazione con il regista Federico Maraner. Pubblicazioni: “Eroe plebeo”, Edizioni Stella, Rovereto, 2003; “Missione compiuta”, Edizioni Osiride, Rovereto, 2009; “Antiche strade”, Edizioni Osiride, Rovereto, 2011, “Diario familiare”, Curcu Genovese, 2019, “Trentino da raccontare”, Curcu Genovese, 2020, “Alla ricerca del sole”, Curcu Genovese, 2021.