Il rifiuto di rassegnarsi

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Una porzione della discarica di Ischia Podetti a Trento ha preso fuoco a metà agosto. Subito si sono susseguiti prevedibili reazioni e commenti favorevoli all’inceneritore, in alternativa alla discarica. Il sindaco della città, Franco Ianeselli, dichiara da tempo (a prescindere dall’incendio) di essere favorevole alla costruzione di un termovalorizzatore e la giunta provinciale leghista da mesi propone la famosa “chiusura del ciclo” con un grande impianto. Cosa rimane della stagione di impegno civile di 20 anni fa, contro una gestione provinciale dei rifiuti, che all’epoca era molto carente? All’epoca la battaglia contro l’inceneritore aveva incarnato anche una grande discussione collettiva, diffusa anche nelle valli, su tutta la gestione dei rifiuti, sortendo un effettivo passo avanti politico, gestionale, culturale. “Nel V aggiornamento del piano provinciale dei rifiuti si legge che la produzione di rifiuti è aumentata a partire dal 2015 (subito dopo l’adozione del IV aggiornamento), ma non si analizzano le possibili cause, mentre capirne i motivi dovrebbe essere un punto centrale dell’aggiornamento del piano.” premette Andrea Pugliese, presidente di Legambiente del Trentino, attivista storico, molto noto anche come professore universitario di matematica. “Purtroppo, dopo un forte impulso iniziale (ad opera di molti comuni, comunità di valle, aziende che gestiscono il ciclo dei rifiuti) – continua – che ha portato a un forte aumento della raccolta differenziata e anche a una riduzione del totale dei rifiuti prodotti, l’attenzione sul tema è molto diminuita, al di là di qualche iniziativa sporadica, come il recente provvedimento della Provincia per eliminare plastica e prodotti monouso in enti pubblici ed eventi sostenuti dalla Provincia”.

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Le condizioni del contesto, per decidere come “chiudere il cerchio”, rispetto ad allora sono cambiate? “La raccolta differenziata è aumentata moltissimo negli ultimi anni, dimostrando come fosse miope la strategia di puntare su un grande inceneritore – risponde Pugliese. Si stanno sviluppando molte iniziative di economia circolare per molti materiali, seguendo le indicazioni dalla Commissione Europea nel Piano di Azione per l’Economia Circolare, previste per raggiungere l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050. Il Parlamento Europeo ha stabilito che dal 2026 gli impianti che bruciano rifiuti urbani indifferenziati dovranno pagare le quote di C02 emesse.” All’inceneritore come ipotesi risolutiva del tratto finale della gestione, continuano a dire no le associazioni. Anche se ne parliamo troppo poco e incontri e convegni non sono più all’ordine del giorno come 20 anni fa. “Realizzare oggi un inceneritore per i rifiuti indifferenziati non ha per noi motivazioni convincenti – chiosa Legambiente, la maggiore associazione ambientalista italiana, quella più impegnata a scala nazionale sul tema dei rifiuti. La raccolta differenziata ha ottenuto ottimi risultati in provincia di Trento (meno buoni in alcune zone, come l’Alto Garda); ci sono molte opportunità per migliorare ancora la qualità, avviare al recupero nuove frazioni (come i tessili sanitari, che costituiscono circa il 20-25% del residuo); la quantità residua è comunque sufficientemente limitata, da poter essere nel frattempo smaltita anche in impianti fuori provincia sottoutilizzati, come quello di Bolzano”. La retorica localista non risponde insomma alla vera domanda etica, quella del ridurre lo spreco e ottimizzare razionalmente l’uso degli eventuali impianti.
E allora, cosa dovrebbe contenere un moderno Piano di gestione dei rifiuti, a parte ipotesi di grandi impianti “risolutivi” per bruciare o gassificare “quel che resta”? “Fondamentale sarebbe puntare molto sulla riduzione alla radice dei rifiuti aprendo numerosi centri del riuso e facendo educazione alla popolazione con incentivi e tariffazioni puntuali” ci risponde, interpellato, il comitato scientifico di Extinction Rebellion regionale.

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Legambiente Trento approfondisce “Riconosciamo che nel V aggiornamento del piano provinciale vi è uno sforzo serio nell’individuare azioni volte alla riduzione nella produzione dei rifiuti ed all’aumento o miglioramento della raccolta differenziata, prevedendo obiettivi da raggiungere con tempi certi e le conseguenti verifiche dei risultati raggiunti. Sarebbe però necessario prevedere che da subito si adottino su tutto il territorio provinciale le pratiche che hanno dato i migliori risultati, cioè la tariffa puntuale e il porta a porta spinto. Servirebbe un maggiore impegno (anche finanziario) nella parte educativa. Attualmente si prevedono soltanto alcune iniziative positive per il 2022-23, senza dedicare risorse adeguate, soprattutto in termini di personale, per tutto l’orizzonte temporale del piano”. I dati mostrati nel V aggiornamento mostrano un costante e forte aumento degli imballaggi. “Riteniamo indispensabile intervenire, anche a livello provinciale, con politiche volte a invertire tale tendenza.”

Ma quindi che fare, inceneritore oppure no, ammesso che le parti costruttive e la prevenzione si attuino a monte? “Leggendo la documentazione, sembrerebbe che la proposta di realizzare un inceneritore sia più legata a motivazioni di tipo ideologico (essere autosufficienti come provincia) che a valutazioni ambientali/energetiche.” commenta Pugliese (Legambiente).
“Per quanto riguarda gli impianti di trattamento e smaltimento, servirebbero approfondite valutazioni ambientali ed energetiche riguardo ad eventuali impianti di recupero di nuove filiere (esempio tessili sanitarie), al possibile recupero di materia dall’impianto di trattamento meccanico-biologico, alla realizzazione infine di un gassificatore o di un inceneritore“, suggerisce ancora Pugliese. Tecniche, idee, gruppi di ascolto e studio di cittadine e cittadini esistono e resistono. Vedremo se la Provincia di Trento saprà fare come in un glorioso e lontano passato: innovare, fare da modello. Per parte nostra, ricordiamo che da molti anni esiste una competente rete di studiosi e attivisti, che con dati e analisi, suggeriscono come ottimizzare il ciclo delle materie, riducendo i rifiuti (e gli impianti).

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Pubblicato da Maddalena Di Tolla Deflorian

Nata a Bolzano, vive sull’altopiano della Vigolana (Trento). Ha una formazione in ingegneria, geografia, scienze naturali. È educatrice, interprete ambientale, giornalista. Collabora con la RAI di Trento e varie testate. La sua attività si focalizza in particolare su biodiversità, etica fra specie, ricerca scientifica. Ha seguito con varie associazioni ambientaliste alcune significative vertenze ambientali. E’ stata presidente di Legambiente Trento, delegata della Lipu Trento, oggi è referente di Acl Trento, occupandosi di randagismo e canili. Ha contribuito a fondare e gestire il canile, il gattile, il Centro Recupero Avifauna di Trento. Ha preso parte al salvataggio dei 2600 cani di Green Hill. Ha maturato una profonda esperienza giornalistica e di advocacy nelle vicende legate a gestione del territorio alpino e conservazione della biodiversità. Con il fotografo Daniele Lita ha firmato il libro “Fango”, sul disastro di Campolongo (Tn), per Montura Editing. Ha curato la ricerca giornalistica per la mostra “Chernobyl, vent’anni dopo” (Trento, 2006).