La pittura musicale di Stefania Simeoni

Era l’agosto del 2014 quando dedicai uno dei miei “profili” su Trentino mese all’artista caldonazzese Stefania Simeoni, scrivendo tra l’altro: “Un’artista interessante la nostra Stefania: inquieta senza essere nevrotica, curiosa senza essere morbosa, che penetra nella natura senza vivisezionarla, senza violentarla”. E proseguivo dando informazioni su questa giovane artista: padre docente di musica e pianista (la musicalità è una componente evidente nelle creazioni di Stefania), diploma all’Istituto d’Arte di Trento, laurea a Trento nel 2008 in Gestione e Conservazione dei Beni Culturali; dipendente di ruolo da una decina d’anni nel Comune di Trento come educatrice e atelierista, curando laboratori per adulti e bambini; artista raffinata, intrigante che ha esposto in numerose personali e collettive utilizzando tecniche miste e l’antica e rara tecnica dell’encausto, a base di cere riscaldate, usata dai Romani. L’anno seguente il mio profilo sulla Simeoni venne incluso nella monografia Bottega d’artista 2. E lei, nonostante la giovane età venne a trovarsi nella compagnia di prestigiosi artisti come Diego Mazzonelli, Gianni Pellegrini, Silvio Cattani, Paolo Tomio, Roberto Codroico, Laurina Paperina… 

Trionfo di gola, 50×40, pastello e smalto su carta 2019

Ma andiamo un po’ a vedere come Stefania ha camminato in questi sette anni (almeno ogni sette anni un bilancio esistenziale sarebbe sempre utile farlo…). Intanto diciamo che fa parte del direttivo di ben tre associazioni artistico-culturali: il Centro cultuale Andromeda e La Cerchia di Trento, e il Centro d’Arte la Fonte di Caldonazzo. Il che ci rivela il suo bisogno di comunicare tra operatori artistici, di collaborare, di lavorare non racchiusa in un bunker. E, allo stesso tempo, di confrontarsi e dialogare col pubblico. Di qui una fitta serie di esposizioni, collettive personali, in provincia e fuori. Come la collettiva al Muse di Trento (2014), la collettiva al Palazzo Trentini di Trento (2017); la personale allo Studio Andromeda di Trento (2018), la personale alla Galleria Fogolino di Trento (2019); la personale al Fondo “B. Emert” di Arco (2017); le due collettive alla Galleria Civica e a Castel Roncolo a Bolzano (2014). Tra le esperienze nuove i lavori in ceramica guidata dalla professionalità di Marcello Pasquale, ceramista al tornio di Levico Terme. E il lavorare per cicli, quattro negli ultimi anni: ”L’ora del tè”, “Peccati di gola”, ”Riflessi”, “ Corpi”. Osservando questi lavori ti accorgi che Stefania in questi ultimi sette anni è maturata e notevolmente cambiata, sia nelle tecniche che nelle tematiche: nelle tecniche lasciando da parte l’acrilico e l’encausto, sperimentando i pastelli e gli smalti. 

Nelle tematiche lasciandosi dietro certi motivi di ascendenza decadente, certe atmosfere oscure o spente per inoltrarsi in territori di luce solare (la solarità, la musicalità, la luminosità, il sottile erotismo, la raffinatezza dei sensi – la vista e il tatto in special modo – sono nelle corde pittoriche di questa giovane artista, nata e cresciuta sulle rive del più bel lago del Trentino, in un paese di pittori, com’è Caldonazzo). 

La Simeoni è molto informata, aggiornata. Tra gli artisti contemporanei sono tre i suoi prediletti, due donne e un maschio. Le donne sono la svizzera Sylvie Fleury e l’americana Georgia O’Kneffe; l’uomo è lo statunitense Wayne Thiebaud. La Fleury la intriga per le sue indagini pittoriche sulle relazioni feticistiche delle persone con gli oggetti di consumo, criticando il desiderio sempre più incontrollabile dei consumatori. Della statunitense Georgia O’Kneffe non appare tanto attratta dai suoi quadri più famosi, gli oli di grande formato che si ispirano agli edifici di New York e soprattutto ai suoi monumentali, smisurati fiori, ma alle sue creazioni degli anni dieci di un astrattismo lirico all’insegna di linee, figure e colori armoniosi. A tutt’oggi l’artista con cui appare più imparentata appare Wayne Thiebaud, per la sua pittura brillante dai colori pastosi, con cui ritrae immagini del quotidiano, quali torte, gelati, pasticcini, caramelle. E il ciclo di Stefania Peccati di gola, ci offre su questo versante puntuali riscontri. 

Passando agli altri cicli pittorici più recenti diciamo che atmosfere più intime, più meditative, più colloquiali sono affidate al ciclo “L’ora del tè” (è il momento di stare solo tra amiche, tra donne, in cui i maschi sono rigidamente esclusi: a loro, tutt’al più è riservata l’ora degli aperitivi, mi confida Stefania). 

Eleganza, 30×30 cm, pastello e smalto su carta, 2018

In altri cicli la Simeoni affida anche alle parole, ovvero ai titoli, le suggestioni dei sensi. Così nel ciclo Peccati di gola: “Granita di mandorla”, ”Minna di vergine”. In “Rosse tentazioni” (l’opera più recente, del 2021, su carta, 48 x 68 cm) dipinge un dolce (uno zelten?) tagliato, anzi esploso, che proietta in primo piano candide mandorle, gherigli di noce e scarlatte ciliege candite. Un gioia della vista e della gola…Un terzo ciclo ha per titolo Riflessi: ”I vetri sono come i prismi che catturano la luce e la riflettono sulla frutta e sulle vivande circostanti, restituendo loro la vita perduta” scrive Stefania in un appunto. E la nostra arista dipinge su carte, a pastello e smalti, puntolini di smalto scossi dal pennello, bricchi e coppe di vetro di una leggerezza impalpabile, musicale, in cui si infilano tratti scuri, timbrici, espressionisti, che hanno la funzione di contrastare, di contaminare la leggerezza tutta musicale, quasi astratta, dell’insieme. Infine al ciclo Corpi è consegnata la tattilità delle forme, l’ambiguità, le metamorfosi, affidate alle immagini di un grande occhio che fa pensare a un ciclope, qui azzurro, femminile, e che si raddoppia, sovrapposto. O a un volto femminile dai capelli rossi, gli occhi verdi, la fascinazione e il pericolo della seduzione, degli esseri umani e delle cose. Stefania mi confida che prossimamente vorrebbe dedicarsi a questo tema, a questo nuovo ciclo, espresso dalle immagini dei fiori e dei vegetali, portatori di bellezza ma anche di veleni e di morte. Chissà se ce ne regalerà qualche primizia nelle due mostre prenatalizie in cui esporrà: a Trento, all’Andromeda assieme alla giovane Veronica Rigotti; e a Caldonazzo, alla Fonte, in compagnia di altri nove artisti: in cui potremo ammirare una novità assoluta: le cinque, sei ceramiche astratte frutto della collaborazione, in questo anno di pandemia, con il levicense Marcello Pasquale, ceramista di lungo corso.

Brocca, pastello e smalto su carta, 30×30 cm, 2019
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Pubblicato da Renzo Francescotti

Autore trentino dai molti interessi e registri letterari. Ha al suo attivo oltre cinquanta libri di narrativa, saggistica, poesia in dialetto e in italiano. È considerato dalla critica uno dei maggiori poeti dialettali italiani, presente nelle antologie della Garzanti: Poesia dialettale dal Rinascimento a oggi (1991) e Il pensiero dominante (2001), oltre che in antologie straniere. Sue opere sono tradotte in Messico, Stati Uniti e in Romania. Come narratore, ha pubblicato sei romanzi: Il Battaglione Gherlenda (Paravia, Torino 1966 e Stella, Rovereto 2003); La luna annega nel Volga (Temi, Trento 1987); Il biplano (Publiprint, Trento 1991); Ghibli (Curcu & Genovese, Trento 1996); Talambar (LoGisma, Firenze 2000); Lo spazzacamino e il Duce (LoGisma, Firenze 2006). Per Curcu Genovese ha pubblicato Racconti dal Trentino (2011); La luna annega nel Volga (2014), I racconti del Monte Bondone (2016), Un Pierino trentino (2017). Hanno scritto prefazioni e recensioni sui suoi libri: Giorgio Bàrberi Squarotti, Tullio De Mauro, Cesare Vivaldi, Giacinto Spagnoletti, Raffaele De Grada, Paolo Ruffilli, Isabella Bossi Fedrigotti, Franco Loi, Paolo Pagliaro e molti altri.