L’importanza di essere un’ape

Nell’ultimo rapporto Fao (agenzia delle Nazioni Unite che combatte la fame) anche l’apicoltura è stata definita rilevante per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile perché è un lavoro che genera reddito e può aiutare le popolazioni locali. Ma, allo stesso tempo manda un messaggio ambientale: “In tutto il mondo, tre su quattro coltivazioni che producono frutti o semi per il consumo umano dipendono, almeno in parte, dalle api e da altri impollinatori. Tuttavia, oggi il numero di queste piccole alleate dell’alimentazione sta diminuendo in modo allarmante, soprattutto a causa di pratiche agricole intensive, uso eccessivo di prodotti chimici per l’agricoltura e delle elevate temperature dovute al cambiamento climatico”. Save the Bees (salviamo le api) è stato infatti il tema scelto per la Giornata mondiale delle api nella scorsa edizione. 

“La situazione in Trentino non è così allarmante” esordisce Marco Facchinelli, Presidente della Associazione degli Apicoltori Trentini e continua: ”Tuttavia è da monitorare attentamente. Vero è che inquinamento ambientale, cambiamenti climatici e sementi geneticamente modificate che producono poco nettare sono dei pericoli che influiscono sulle api e sulla produzione di miele. Ma soprattutto il temibile acaro Varroa, presente nei nostri alveari ormai da circa 30 anni, è risultato impossibile da debellare. Ciò nonostante, a parte il 2019 l’anno nero della produzione di miele in Trentino, assistiamo ad un progressivo aumento delle aziende apistiche ed è in crescita il numero di giovani che si accostano a questa attività con entusiasmo”.

Ma in un contesto dove gli apicoltori si ritrovano a fare i conti con una realtà in continuo mutamento e spesso pagano per colpe che non sono loro, dove nel barattolo di miele ci sono non solo tantissima passione e anni di profonda conoscenza delle api ma anche tante difficoltà, Facchinelli chiede alle Istituzioni di non essere abbandonati. “Non all’assessore Zanotelli che ci è stata vicina, piuttosto a livello nazionale e in particolare alla Comunità Europea” chiarisce. Ancora, chiede più concretezza e più aiuti per la categoria: “Se vogliamo incrementare il numero delle api dobbiamo sostenere le aziende apistiche. Non basta che ad esempio la Comunità Europea sostenga che le api sono importanti e citare quanti prodotti della nostra cucina dipendono da loro. Alle parole devono seguire i fatti con sostegno economico e iniziative mirate come accade per l’agricoltura e l’allevamento”.
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Nell’ultimo rapporto Fao (agenzia delle Nazioni Unite che combatte la fame) anche l’apicoltura è stata definita rilevante per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile perché è un lavoro che genera reddito e può aiutare le popolazioni locali. Ma, allo stesso tempo manda un messaggio ambientale: “In tutto il mondo, tre su quattro coltivazioni che producono frutti o semi per il consumo umano dipendono, almeno in parte, dalle api e da altri impollinatori. Tuttavia, oggi il numero di queste piccole alleate dell’alimentazione sta diminuendo in modo allarmante, soprattutto a causa di pratiche agricole intensive, uso eccessivo di prodotti chimici per l’agricoltura e delle elevate temperature dovute al cambiamento climatico”. Save the Bees (salviamo le api) è stato infatti il tema scelto per la Giornata mondiale delle api nella scorsa edizione. 

“La situazione in Trentino non è così allarmante” esordisce Marco Facchinelli, Presidente della Associazione degli Apicoltori Trentini e continua: ”Tuttavia è da monitorare attentamente. Vero è che inquinamento ambientale, cambiamenti climatici e sementi geneticamente modificate che producono poco nettare sono dei pericoli che influiscono sulle api e sulla produzione di miele. Ma soprattutto il temibile acaro Varroa,presente nei nostri alveari ormai da circa 30 anni, è risultato impossibile da debellare. Ciò nonostante, a parte il 2019 l’anno nero della produzione di miele in Trentino, assistiamo ad un progressivo aumento delle aziende apistiche ed è in crescita il numero di giovani che si accostano a questa attività con entusiasmo”. Ma in un contesto dove gli apicoltori si ritrovano a fare i conti con una realtà in continuo mutamento e spesso pagano per colpe che non sono loro, dove nel barattolo di miele ci sono non solo tantissima passione e anni di profonda conoscenza delle api ma anche tante difficoltà, Facchinelli chiede alle Istituzioni di non essere abbandonati. “Non all’assessore Zanotelli che ci è stata vicina, piuttosto a livello nazionale e in particolare alla Comunità Europea” chiarisce. Ancora, chiede più concretezza e più aiuti per la categoria: “Se vogliamo incrementare il numero delle api dobbiamo sostenere le aziende apistiche. Non basta che ad esempio la Comunità Europea sostenga che le api sono importanti e citare quanti prodotti della nostra cucina dipendono da loro. Alle parole devono seguire i fatti con sostegno economico e iniziative mirate come accade per l’agricoltura e l’allevamento”.

Erica Rizzi: “Le api? un ottimo rilevatore ecologico

Le api come bioindicatori della qualità ambientale in Val di Sole. Erica Rizzi, solandra, si è laureata nel 2020 in Scienze Agrarie e Agroambientali alla Libera Università di Bolzano con una tesi dal titolo “Monitoraggio della qualità ambientale per la presenza di agrofarmaci e metalli pesanti in Val di Sole, utilizzando l’ape mellifera come campionatore di polline”. Con la completa collaborazione della Associazione degli Apicoltori Val di Sole, Peio e Rabbi che hanno messo a disposizione la loro esperienza, tempo e soprattutto le proprie api. La tesi di laurea – dati del 2019 – è stata di recente premiata dal Centro Studi per la Val di Sole
Nella serata organizzata a Dimaro lo scorso anno invece, sono stati divulgati i risultati all’insegna della trasparenza e si possono ancora leggere sul sito della Associazione (www.apisole.it). Lo scopo, le modalità e i risultati di questo accurato studio sono importanti perché è la prima volta che si effettua un’analisi così accurata sul territorio utilizzando le api. 
Come spiega Erica Rizzi: “Quello che rende le api un ottimo rilevatore ecologico sono le loro caratteristiche morfologiche ed etologiche uniche, difficili da eguagliare con qualsiasi strumento tecnologico finora creato dall’uomo”. Difatti, il corpo delle api è ricoperto di peli biforcati che attraggono il polline ma anche le polveri presenti nell’ambiente attraverso forze elettrostatiche. La scelta del polline e non di un altro prodotto apistico è perché non passando all’interno del corpo dell’ape non subisce alcun processo di filtrazione. Nessun timore per la qualità del miele trentino in generale e solandro in particolare, che continua ad essere un prodotto eccellente e attentamente controllato dal Servizio Veterinario. Il polline è infatti il gamete maschile delle piante, necessario per l’impollinazione ma è a partire dal nettare, la secrezione zuccherina dei fiori, che si ottiene il miele. La ricerca scientifica della neolaureata ha il carattere della riproducibilità: anche per questo ha già “attratto” enti e aziende, tra cui il Parco Nazionale delle Stelvio e il Consorzio dei Viticoltori Trentini.
A.Trappola per la raccolta del polline applicata all’arnia. B Api di ritorno dal bottinaggio, entrando dai fori della trappola perdono le pallottole di polline che finiscono nel cassettino sottostante. C Cassettini di due trappole con il polline raccolto a fine giornata

L’interesse è in crescita verso questo piccolo insetto che ricopre il terzo posto in agricoltura per importanza dopo bovini e suini. Lo conferma l’entomologo Sergio Angeli (in foto), docente in Scienze Agrarie all’Università di Bolzano. Ma avverte: “Per le api, pur essendo un campanello di allarme facile da verificare, accertare le cause del malessere è molto complesso. Inquinanti e cambiamenti climatici sono aspetti che deprimono in generale gli insetti ed in particolare gli insetti impollinatori come le api”. Il vero e spietato killer delle api, chiarisce ulteriormente, è soprattutto l’acaro Varroa che ha portato alla diminuzione della Apis mellifera allo stato selvatico ed in allevamento dagli anni ’80. Naturalmente vicino all’ambiente e all’agricoltura, Il prof. Angeli, che tra le tante sue attività ha allo studio un’alternativa a insetticidi di sintesi, riguardo il monitoraggio sui fitofarmaci condotto in Val di Sole di cui è stato relatore, ritiene che: “Le api sono un ottimo campionatore del territorio, ogni ape può volare fino a 3 km ma se può resta nel circondario con 1,5 km raggio, circa 700 ettari per famiglia calcolando la superficie. Studi entomologici dimostrano che considerando il numero di bottinatrici e di voli al giorno e il numero di fiori visitati, si arriva ad una cifra che in estate è di 2 milioni di microprelievi al giorno”.

L’importanza del ruolo delle api è ribadita anche da Paolo Chiusole, Presidente dell’Associazione Apicoltori in Vallagarina che fa parte della FAAT, la Federazione Associazioni Apicoltori del Trentino. “Noi apicoltori siamo l’anello fondamentale di molte produzioni di interesse agricolo ma anche quelli che subiscono i danni maggiori nel caso di pratiche agronomiche scorrette. L’ape è un indicatore biologico fenomenale e viene sempre più studiata anche da questo punto di vista.” 

Sono in estinzione? Chiusole risponde: “Al di là dei sensazionalismi di tipo giornalistico, da un punto di vista numerico, gli alveari in Trentino sono in aumento e il trend di interesse verso il mondo delle api è in crescita. Ma questo solo per la passione e l’abnegazione con cui gli apicoltori si ostinano ad allevarle a fronte di sempre maggiori difficoltà. 

Fondazione “Mach”: un’app per salvarle

BeeWild è l’app per cellulari sviluppata dalla Fondazione Edmund Mach per censire la distribuzione e la sopravvivenza delle api da miele che vivono allo stato naturale in Europa. È gratuita, contiene una guida semplice e chiara per riconoscere queste api e consente ai cittadini di segnalarne la posizione e di inviare anche alcune fotografie. I dati che verranno raccolti da BeeWild, scaricabile da Play Store o AppStore, serviranno per capire l’attuale distribuzione di questa fondamentale specie allo stato selvatico ma soprattutto per seguire la sopravvivenza nel tempo di queste colonie naturali. Non per prelevarle dal loro ambiente naturale ovviamente, ma perchè attraverso la selezione naturale in queste api è più facile che si manifestino caratteri di resistenza o tolleranza a parassiti e malattie e di adattamento a condizioni climatiche in mutamento. Dai primi anni ’80 si è assistito ad una rapida rarefazione delle colonie selvagge a causa di un parassita, il temibile acaro Varroa destructor. Il parassita ha inizialmente decimato sia le api da miele naturali che quelle gestite dagli apicoltori, ma questi ultimi hanno immediatamente compreso come proteggere le loro colonie con diverse tecniche e sostanze ad azione acaricida. Sulle colonie naturali l’effetto dell’acaro Varroa è stato invece tanto intenso da far sì che oggi in Europa gran parte delle api da miele vivano negli alveari gestiti dagli apicoltori. Negli ultimi anni si sta tuttavia assistendo ad un incremento di segnalazioni casuali di api che vivono per conto loro ma non ci sono praticamente dati scientifici se non per aree molto limitate. Ecco dunque la necessità di un’azione di censimento e monitoraggio capillare e su larga scala.

Il vero problema è la scomparsa delle api mellifere “selvatiche”, che costituivano un’importante riserva di biodiversità genetica in grado di contrastare la perdita causata dall’allevamento massivo di api regine a partire da poche “madri”. Anche la scomparsa delle api “selvatiche” è imputabile a quella distruttrice “macchina da guerra” che è la Varroa. Negli alveari condotti, l’apicoltore controlla la presenza dell’acaro contrastandola con corrette pratiche di gestione e prodotti approvati in apicoltura biologica; negli alveari “selvatici” la Varroa porta la colonia alla morte in tempi relativamente brevi”.

In conclusione, l’attività degli apicoltori è sempre più complicata, occorre molta competenza, capacità ed abnegazione per arrivare ad ottenere un prodotto di qualità

Dobbiamo ricordarci di tutto questo lavoro ogni volta che degustiamo un miele, trentino e non.

Le api sanno contare?

Il team di ricerca coordinato da Giorgio Vallortigara, ordinario al Centro Interdipartimentale Mente Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento, con Maria Bortot, dottoranda di ricerca, e di cui fa parte anche Gionata Stancher, responsabile della sezione Zoologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto, ha condotto un singolare esperimento. In pratica i ricercatori hanno dimostrato che le api non solo sanno contare ma anche distinguere il concetto di grande e piccolo. “Alcuni gruppi di api sono stati “addestrati”, attraverso un premio di acqua zuccherata, a preferire numerosità maggiori (dischetti neri disegnati su uno sfondo bianco), altri gruppi a preferire numerosità minori. 
L’utilità dell’esperimento? Lo studio di cervelli più semplici aiuta a chiarire le cause di disturbi che si riscontrano nell’uomo quali ad esempio la discalculia evolutiva, un disturbo della capacità di calcolo in assenza di deficit neurologici.
Ape bottinatrice su Tarassacum officinale
Il primo fu Anton

Ad Anton Janša, sloveno nato il 20 maggio 1734, è dedicata la giornata internazionale delle api. Pittore e studioso delle api, viene considerato il fondatore della moderna apicultura. Fu anche il primo a tenere a Vienna corsi di apicultura e i suoi insegnamenti furono considerati così importanti che alla sua morte l’imperatrice Maria Teresa d’Austria obbligò tutti gli apicultori ad attenersi ai suoi scritti tra cui il Manuale completo di apicultura

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Pubblicato da Camilla Jerta Rampoldi

Giornalista pubblicista e fotografa, laurea in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano. Collaborazioni sia con diverse testate giornalistiche, soprattutto per cronaca e attualità, sia con uffici stampa e società di produzione televisiva. Specializzazione in tematiche ambientali.