L’insostenibile, inarrestabile consumo dell’acqua

Non piove più. Non piove mai. Un cielo sempre azzurro, sereno, con un sole placidamente indifferente da pometto leopardiano, per settimane e mesi è regnato sovrano. L’inverno appena trascorso è stato uno dei più secchi, e miti, degli ultimi anni. Anche in Trentino non è piovuto per oltre due mesi; il candido bianco della nevicata d’inizio dicembre è scivolato via presto, lasciando spazio al verde dei prati. Un po’ ovunque, nel nostro paese, le acque di laghi e fiumi hanno sofferto la sete, come di rado capita in questa stagione. E in qualche zona sono scoppiati pure gli incendi. 

Emblema di questa siccità, lo stato del Po, il grande fiume, che sembra diventato un torrente dalla portata irregolare. Il livello dell’acqua, a febbraio, è addirittura sceso al di sotto della media di Ferragosto. Una situazione estremamente preoccupante, specie per l’agricoltura e in vista della bella stagione. L’anomalia di inverni come questo, sempre più secchi e sempre più miti, e la concentrazione di intense piogge in poco tempo sta diventando purtroppo normalità. Forse, già che lo sappiamo, dovremmo pensare allora a gestire meglio le nostre riserve idriche. L’Italia è il paese che più di tutti in Europa preleva acqua ad uso potabile dalle sue riserve idriche, con oltre 9 miliardi di metri cubi all’anno. Però c’è una bella differenza tra la quantità di acqua prelevata e quella infine erogata dai nostri rubinetti. Un buon 40%, purtroppo, viene infatti disperso da una rete di acquedotti estremamente inefficiente, che, è il caso di dirlo, fa acqua da tutte le parti. E la percentuale purtroppo è in aumento. In alcune zone, specialmente al Sud dove l’acqua scarseggia maggiormente, la dispersione idrica raggiunge punte del 70%. Certo, a fronte di un cambiamento del clima così evidente, non possiamo più tollerare uno spreco simile. Ma noi, nel nostro piccolo, cosa possiamo fare? Pensare, prima di tutto, a quanta acqua sprechiamo in casa, consultando i dati relativi ai nostri consumi. La media italiana infatti si attesta intorno ai 215 litri d’acqua pro capite al giorno. Detto così sembra tantissimo, ma basta pensare che solo una doccia di 5 minuti arriva a consumarne anche 90, per lavare i piatti ce ne vogliono circa 40 e ogni volta che tiriamo lo sciacquone, se il nostro impianto non è proprio nuovo, se ne vanno anche dagli 8 ai 16 litri!

Qualcosa di molto semplice che potremmo fare tutti è cercare di ottimizzare il nostro uso dell’oro blu. Non è scontato ribadire di tenere il rubinetto chiuso mentre si insaponano i piatti o ci si lava i denti. Si possono risparmiare almeno 1000 litri di acqua all’anno, solo pulendo i denti in questo modo! O ancora, possiamo mettere in atto altre piccole azioni che forse non sono così banali come sembrano, come preferire l’annaffiatoio al tubo in gomma per bagnare il giardino, fare la doccia anziché il bagno, utilizzare la lavatrice solo a pieno carico, usare la lavastoviglie invece di lavare i piatti a mano, mettere dei bidoni per la raccolta dell’acqua piovana nell’orto… 

L’acqua che usiamo può anche essere riutilizzata, ad esempio, e se ci abituiamo a lavare la verdura in una bacinella, possiamo recuperare quell’acqua per innaffiare i nostri fiori. Un simile provvedimento, che appare un banale consiglio da casalinga ambientalista, è invece quello che può salvarci. A livello più ampio, serve infatti ragionare sempre più in un’ottica di economia circolare anche in merito alla gestione delle risorse idriche, lavorando a sistemi di riutilizzo dell’acqua nei processi produttivi, sia industriali che agricoli, e riducendo così il più possibile lo spreco, e, d’altra parte migliorando i sistemi di depurazione per poter ricorrere anche ad acque reflue e fanghi per determinati utilizzi. Per fare tutto questo, possiamo contare sull’innovazione tecnologica, che, se usata bene, può e potrà aiutarci a migliorare questa situazione, salvando sempre più goccioline di quell’1% di liquido trasparente incolore, inodore e insapore, che tutti i giorni ci tiene in vita. 

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Pubblicato da Silvia Tarter

Bibliofila, montanara, amante della natura, sono nata tra le dolci colline avisiane, in un mondo profumato di vino rosso. La vita mi ha infine portata a Milano, dove ogni giorno riverso la mia passione di letterata senza speranza ai ragazzi di una scuola professionale, costretti a sopportare i miei voli pindarici sulla poesia e le mie messe in scena storiche dei personaggi del Risorgimento e quant'altro. Appena posso però, mi perdo in lunghissimi girovagare in bicicletta tra le abbazie e i campi silenziosi del Parco Agricolo Sud, o mi rifugio sulle mie montagne per qualche bella salita in vetta. Perché la vista più bella, come diceva Walter Bonatti, arriva dopo la salita più difficile.