“Lo smart working? Ma sai che…”

Qualche giorno fa, in un tardo pomeriggio primaverile, rientravo a casa passando davanti ad un noto istituto superiore della città. La via principale sulla quale si trova la scuola appariva come un lungo serpentone di automobili incolonnate, in attesa di accedere al parcheggio del cortile interno. Un brulicare di persone si accalcava per entrare nell’edificio, mentre una frotta di professori – ciclisti si affrettava a legare il mezzo e ad unirsi al gruppone. Una scena d’altri tempi, che la pandemia aveva quasi fatto recedere negli angoli più bui della memoria. Sicuramente una scena che merita qualche sana riflessione e andrà ad innescare qualche inevitabile polemica. Sì, perché come in tutte le questioni – dalle più semplici alle più complicate – esistono diverse fasce di pensiero, che convogliano in tre grandi filoni. Il primo è costituito dai sostenitori del ritorno totale alla normalità, con il ripristino “in presenza” di tutte le riunioni collegiali. Dalla parte opposta, quelli che sostengono il prolungamento della modalità SMART WORKING ad oltranza; infine un non ben definito “gruppo misto”, che appoggia – a seconda delle tipologie di riunione – momenti sulle piattaforme online alternati a necessarie modalità in presenza. 

Ma cosa succede nel resto del mondo del lavoro? Come ci si regola in previsione di un ritorno alla normalità? Sfoglio le notizie sul web e scopro che, a livello mondiale, lo smart working piace proprio a tanti. Tanto che, a questo punto, i mega uffici delle city appaiono deserti e definiti come obsoleti. Un fenomeno, quello del lavoro a distanza, che ha fatto ragionare anche sugli sprechi del lavoro in presenza: spese altissime tra gestione delle utenze e personale, tanto per fare un esempio. Con il risultato che anche nelle grandi città italiane come Milano, Torino, Roma e Napoli i quartieri delle grandi società e delle banche – simbolo della frenesia operativa pre Covid – appaiono svuotati dai turni casalinghi di lavoro. Molte attività mettono in affitto quegli enormi stanzoni brulicanti di scrivanie, ormai per la maggior parte inservibili. Adesso si sta pensando a riqualificare queste aree, popolandole di servizi nuovi e più attraenti, come palestre, asili, strutture ricettive sociali di aggregazione. Certo è che se qualcosa si sta ripopolando, la consapevolezza è che non sarà più come prima. Ed a soffrirne maggiormente sono forse tutte quelle attività satellite, quali negozi, bar, ristoranti e quel commerciale sviluppatosi per servire quella tipologia di lavoratori. La maggior parte dei quali adesso lavora da casa.  

Nel mondo della scuola, si è aperto un mondo nuovo. Dopo le prime difficoltà iniziali nel maneggiare la tecnologia, l’esercito degli insegnanti si è schierato davanti ai computer o ai cellulari di ultima generazione, svolgendo tra le mura domestiche tutto quello che prima della pandemia si faceva in presenza. Vedo molti vantaggi nel lavoro a distanza. Le riunioni collegiali plenarie si risolvono prima e i tempi sono più snelli senza i quarti d’ora accademici e le chiacchiere tra una sedia e l’altra. Non c’è il problema di trovare posto e di doversi sedere a chilometri da chi parla con l’aggravante di non capire niente. Online c’è posto per tutti (salvo salti di connessione), si interviene con più ordine alzando la manina che si trova nelle opzioni e non ci si parla l’uno sopra l’altro. E vogliamo parlare di chi insegna in un luogo distante da quello di residenza? Andare ad una riunione in presenza implica dover prendere un mezzo di trasporto, pubblico o privato che sia. Se calcoliamo che l’ora media di riunione è tra le 5 e le 6 del pomeriggio, bisognerà mettere in conto di muoversi con un certo margine, considerata la portata del traffico cittadino specie in quelle fasce orarie. Un altro esempio? I colloqui genitori – docenti, altrimenti detti “udienze”.  Da insegnante/genitore trovo comodissimo fare udienza online; non servono permessi da prendere sul lavoro, bastano 15 minuti di pausa in un locale qualsiasi. Più di una volta ho colto come sfondo lo sgabuzzino di un posto di lavoro o lo spogliatoio aziendale! E per finire il fattore ambientale. In smart working non creo inquinamento con il gas di scarico dell’automobile. Consumerò energia elettrica da casa, ma risparmierò su molte altre voci. Incluso lo snellimento delle attività e tempi maggiori da dedicare magari alla casa e alla famiglia.

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Pubblicato da Tiziana Tomasini

Nata a Trento ma con radici che sanno di Carso e di mare. Una laurea in materie letterarie e la professione di insegnante alla scuola secondaria di primo grado. Oltre ai grandi della letteratura, cerca di trasmettere agli studenti il piacere della lettura. Giornalista pubblicista con la passione della scrittura, adora fare interviste, parlare delle sue esperienze e raccontare tutto quello che c’è intorno. Tre figli più che adolescenti le rendono la vita a volte impossibile, a volte estremamente divertente, senza mezze misure. Dipendente dalla sensazione euforica rilasciata dalle endorfine, ha la mania dello sport, con marcata predilezione per nuoto, corsa e palestra. Vorrebbe fare di più, ma le manca il tempo.