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Ma che cosa sta succedendo in Colombia?!

Una violenza che quanto meno lascia perplessi quella messa in atto dalla Polizia Antisommossa  (ESMAD) nelle principali città colombiane, che ha spinto finalmente anche l’Unione Europea e l’Onu a prendere posizione, condannando ufficialmente e con forza le uccisioni e la violazioni di diritti umani verso le migliaia di cittadine e cittadini colombiani che dal 29 aprile scorso erano scesi nelle strade e nelle piazze per esprimere legittimamente la propria contrarietà contro la Riforma Tributaria promossa dal Governo Duque. 

Hanno fatto il giro del mondo le immagini terribili dei poliziotti che sparano prima lacrimogeni ad altezza di persona, e poco dopo, proiettili contro la moltitudine di manifestanti, ma particolarmente preoccupanti sono anche le denunce di violenze sessuali contro donne, e attacchi mirati contro i giornalisti e associazioni per i diritti umani.

Lo scorso 30 aprile, Yaku e il Nodo Trentino della Rete In Difesa Di aveva organizzato il seminario “Giustizia Globale: dall’Europa alla Colombia, per una nuova solidarietà” durante il quale si era denunciato il genocidio politico in corso nel Paese, e la solidarietà al popolo colombiano. 

La FLIP – Fondazione per la Libertà di Stampa – e Reporter Senza Frontiere hanno denunciato che al 5 maggiola stampa che sta seguendo l’evolversi dei fatti in Colombia ha subito 70 attacchi, minacce di censura e detenzioni illegali. “Lo stato colombiano dimostra la sua incapacità di proteggere la stampa per permettere alle/ai giornaliste/i di svolgere il proprio lavoro per il diritto dell’informazione”, hanno ribadito in un comunicato congiunto, dove denunciano anche di aver assistito nelle strade delle principali città colombiane, ad una violenza senza precedenti.

Parole che giungono a due giorni della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, e che ci spingono – come giornalisti e come organizzazione impegnata nella Difesa delle persone Difensore dei Diritti Umani ed Ambientali – a chiedere la fine delle violenze verso le proteste sociali.

Reti ed organizzazioni colombiane hanno denunciato poi gli attacchi sistematici della Polizia Nazionale a Difensore e Difensori dei Diritti Umani.

Ciò che sta succedendo in questi giorni è la dimostrazione più esplicita e drammatica di un sistema di repressione e violenze che non è mai cessato in questi anni in Colombia – come Yaku – Associazione In difesa dell’acqua e dei beni comuni – ha sempre contribuito a testimoniare, stando insieme a molti altri, al fianco delle organizzazioni e delle comunità di base in resistenza – esacerbato da un governo ultra – derechista totalmente disimpegnato nel rispetto degli Accordi di Pace firmati nel 2016 e costruiti anche con l’apporto imprescindibile della società civile colombiana.

La guerra interna colombiana – che sotto gli occhi  della comunità internazionale ha provocato in mezzo secolo  almeno 250.000 morti, 10 milioni di sfollati, decine di migliaia di desaparecidos – continua anche con la mattanza contro attiviste ed attivisti, leader comunitari ed indigeni, che ha animato la campagna internazionale #NosEstanMatando, e mosso la Rete In Difesa Di, di cui Yaku fa parte, ad iniziative e pressioni internazionali.  

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