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Mari sempre più caldi: problema anche per la biodiversità

Quando parliamo di riscaldamento globale il nostro pensiero va subito alle immagini dei ghiacciai che si sciolgono; degli orsi polari che si affannano tra le lastre di ghiaccio galleggianti; di incendi boschivi e di gente in cerca di refrigerio nelle fontane cittadine o in spiaggia, come puntualmente ci mostrano ogni estate i servizi dei telegiornali. Eppure non è solo a terra che la colonnina di mercurio si alza facendoci boccheggiare; anche la temperatura di mari ed oceani infatti sta aumentando, con preoccupanti conseguenze per la biodiversità marina. 

Di recente, 13 istituti di ricerca tra cui anche due istituti italiani come INGVI ed Enea, hanno riscontrato, analizzando i dati delle temperature degli oceani fino a 2 chilometri di profondità, come la temperatura dei mari registrata negli ultimi cinque anni sia la più calda mai rilevata, da quando è possibile eseguire il monitoraggio. Mari ed oceani, infatti, oltre ad assorbire grandi percentuali di anidride carbonica (tra il 20 e il 30% fonte: Greenpeace), sono i più grandi modulatori del clima, dato che sono in grado di assorbire la stragrande maggioranza della quantità di calore prodotto dall’uomo. Proprio per questo, sono l’indicatore più rappresentativo per monitorare ed esaminare i cambiamenti del clima. La ricerca di cui sopra stima che nel 2020, gli oceani abbiano assorbito una quantità di calore pari a quella di 630 miliardi di asciugacapelli perennemente accesi! Un calore enorme, che ha finito per accumularsi negli oceani, contribuendo all’innalzamento delle loro temperature e insieme all’accumulo di sostanze inquinanti, ha contribuito all’acidificazione delle loro acque.

In cima alla classifica dei mari il cui tasso di riscaldamento è purtroppo più alto troviamo il nostro Mediterraneo, bacino semichiuso che ha visto le temperature superficiali aumentare fino a due gradi sopra la media in alcuni momenti e data la sua delicata situazione è stato definito un vero e proprio hotspot del riscaldamento globale. 

Ma che cosa succede se il mare si scalda? Questo riscaldamento progressivo del mare non comporta solo una sensazione di maggiore calore quando facciamo il bagno in vacanza. Le conseguenze, purtroppo, sono un aumento dei fenomeni estremi come temporali e tempeste violente. Oceani più caldi portano infatti ad un riscaldamento maggiore dell’atmosfera, cosa che a sua volta provoca un aumento di piogge intense e un numero maggiore di tempeste ed uragani. Inoltre, un’altra conseguenza negativa è l’incremento della perdita della biodiversità che popola questi ambienti. La perdita di biodiversità marina cui stiamo assistendo è infatti senza precedenti. Si stima che a livello globale si sia già perso il 33% delle specie della barriera corallina e oltre un terzo di tutti i mammiferi marini. Oltre alla diminuzione e alla morte di alcune specie, si nota che molte altre a causa dell’ambiente divenuto eccessivamente caldo, stanno migrando verso altri ambienti. Quando le temperature della superficie marina superano la soglia dei 20° le specie tendono infatti ad emigrare verso acque più fresche. Proprio per questo troviamo, anche nel Mediterraneo, sempre più spesso e volentieri specie prima presenti solo in mari tropicali, quali ad esempio il pesce palla maculato o il pesce scorpione, una specie predatoria invasiva, o ancora granchi atlantici, particolari meduse o alghe prima sconosciute, in grado di alterare gli equilibri della fauna locale. 

Quali misure intraprendere per evitare il peggio? Ovviamente, la soluzione è sempre la stessa, ridurre le emissioni inquinanti e proteggere i nostri mari, istituendo sempre più aree protette, dei veri e propri santuari della biodiversità liberi dalle attività umane, dove tutelare le specie minacciate.

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Pubblicato da Silvia Tarter

Bibliofila, montanara, amante della natura, sono nata tra le dolci colline avisiane, in un mondo profumato di vino rosso. La vita mi ha infine portata a Milano, dove ogni giorno riverso la mia passione di letterata senza speranza ai ragazzi di una scuola professionale, costretti a sopportare i miei voli pindarici sulla poesia e le mie messe in scena storiche dei personaggi del Risorgimento e quant'altro. Appena posso però, mi perdo in lunghissimi girovagare in bicicletta tra le abbazie e i campi silenziosi del Parco Agricolo Sud, o mi rifugio sulle mie montagne per qualche bella salita in vetta. Perché la vista più bella, come diceva Walter Bonatti, arriva dopo la salita più difficile.

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