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Museruola obbligatoria? In alcuni casi sì. E dobbiamo abituarlo

Ammettiamolo! Far indossare al nostro amico un oggetto in stoffa, o in cuoio, posizionato intorno alla bocca, quasi fosse un “carcerato” senza reato, ci disturba assai. E, ancora di più, ci può turbare il pensiero di obbligarlo ad accettare tutto ciò, già immaginando le sue reazioni di rifiuto e di possibile fuga. 

Eppure, per quanto possa apparire “contro natura”, vi saranno situazioni in cui al nostro cane sarà richiesto l’impiego della museruola. Infatti, in termini di legge, l’Ordinanza Martini del marzo 2009 ha previsto una serie di adempimenti spettanti ad ogni proprietario per la corretta detenzione del rispettivo cane, tra i quali si ritrova, appunto, l’obbligo di portare e di far assumere la museruola in situazioni in cui potrebbe essere minata l’incolumità pubblica. Più precisamente, la suddetta Ordinanza, non derogabile da leggi a carattere locale, stabilisce che nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, il pubblico ufficiale presente potrà richiedere allo stesso proprietario di esibire la presenza della museruola, nonché di farla indossare al proprio cane. Tale disposto non vincola, quindi, a porre sul muso del cane il siffatto strumento ove qualvolta ci trovassimo in luoghi non privati, quanto piuttosto di tenerla con noi per esibirla, se richiesto, e nei casi decisi dall’autorità di competenza, di apporla sul muso del fedele amico. Le eventuali sanzioni saranno, perciò, previste, nei casi di mancata esibizione dell’oggetto, ovvero qualora emerga un rifiuto all’utilizzo.

Compresa la natura della normativa vigente, sarà importante conoscere i giusti modi per abituare il nostro cane ad un oggetto così anomalo. In primo luogo, dovremo scegliere la tipologia, essendo presenti in commercio museruole a nastro, in stoffa o nylon, o a “gabbia”, in cuoio o in ferro. Le prime, da apporre attorno alla canna nasale, permetteranno al nostro amico di bere e, limitatamente, di mangiare, mentre le seconde, escluderanno entrambe le operazioni. Qualunque sia la scelta, il primo approccio consterà nell’esibire l’oggetto a terra attendendo che sia il cane a conoscerlo annusando. L’associazione con dei gustosi bocconi potrà essere efficace, mentre il secondo passaggio prevedrà che il cane stesso, mangiando dalle nostre mani, accetti di essere “circoscritto” dallo strano elemento. Per le prime ripetizioni basterà collegare il poter mangiare qualcosa di buono all’avvolgimento attorno al muso, senza stringere troppo, né allacciare dietro al collo. Solo dopo un certo numero di volte, potremo raggiungere l’obiettivo del far indossare completamente, premurandoci di camminare con lui senza smettere di premiarlo. Qualora avessimo optato per la museruola a “gabbia”, i bocconi dalle nostri mani potranno essere sostituiti con dell’ottimo patè di carne, o di tonno, spalmato sulla base della grata, potendo così il nostro amico accettare di avere attorno l’armatura leccando beatamente quel bendidio. Per evitare improvvise ritrosie, sarà importante compiere ripetute pause, creando così una sorta di doppia correlazione: museruola addosso/bocconi buoni, museruola tolta/niente bocconi. 

Passata qualche settimana, avremo ottenuto la possibilità di posizionare l’oggetto attorno al muso del cane a nostro piacimento, soprattutto se ci troveremo in un contesto ove sarà necessario. In alcuni casi, poi, potremo limitarci a porre questo strumento semplicemente attorno al collo, senza apporlo attorno e davanti al muso. Così facendo, il cane si abituerà a camminare con una sorta di “appendice” pendente, quasi si trattasse di un nuovo vestiario da accogliere con indifferenza. Perché tutto ciò risulti “vincente”, ed avvenuto l’accoglimento senza alcun trauma, sarà opportuno proporre il tenere e l’effettivo indossare con adeguata regolarità, ben sapendo che le regole dell’abituazione richiedono, in principale modo, la ripetitività delle esperienze. Saremo così in grado, dinanzi a necessità impellenti, di consentire al nostro amico di accogliere la museruola durante i viaggi in treno, sull’autobus, o dal veterinario qualora risultasse necessario. 

Quello che, invece, dovremo evitare sarà far indossare un tale arnese per contrastare eventuali comportamenti aggressivi del fedele amico; infatti, con una tale “armatura” addosso, le probabilità di ottenere risposte inadeguate aumenterebbero a dismisura, addirittura anticipando l’azione prima possibile. Meglio, in questi casi, far associare al cane gli stimoli “negativi” a qualcosa di piacevole, come un boccone o un gioco, riuscendo così a modificare il suo stato emozionale e, di conseguenza, i suoi stessi comportamenti. Se tutto questo non risultasse possibile, sarà opportuno allontanarsi da ciò che lo starà preoccupando, proponendo eventualmente l’attivazione di comportamenti conosciuti e piacevoli.

Lasciamo, quindi, la museruola alle situazioni di “pubblica normalità”, facendo in modo che in quei precisi momenti tutto questo appaia naturale e spontaneo. Se inizieremo il lavoro di conoscenza fin da cucciolo, le probabilità di un’accettazione senza riserve aumenteranno a dismisura.

lamiaellie@gmail.com

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Pubblicato da Stefano Margheri

Mi hanno detto, e penso di ricordarlo, che da piccolo mi perdevo nella fattoria in miniatura, fatta di animali di diverse specie che sostituivano i tipici soldatini dell’epoca. Probabilmente, in qualche parte della memoria, questa passione si è trasformata in qualcosa di reale e a distanza di molti anni mi ritrovo ad ammirare, con lo stupore di un bambino, ogni espressione del comportamento animale. In particolare, i cani sono diventati la mia vita, oggi persino una professione, prima affiancata alla laurea in giurisprudenza e poi fatta prevalere su quest’ultima. Le qualifiche e i titoli acquisiti nei decenni mi hanno insegnato l’importanza di non smettere di imparare, coniugando la pratica dell’addestramento con il piacere curioso della conoscenza teorica. Scrivendo e descrivendo i cani, cerco di trasmettere quello che giornalmente loro stessi mi insegnano.

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