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“Nella rete della modernità”: Mag di Riva del Garda

Artur Nikodem, Betulle, 1935

Il MAG Museo Alto Garda ha inaugurato l’ultima mostra della stagione, inserita nelle numerose proposte in occasione dell’anno tematico dei musei dell’Euregio 2021. Si tratta della temporanea “Nella rete della Modernità. Esperienze artistiche tra le Alpi e il lago di Garda”, in collaborazione con Mart Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.

L. Bonazza, Lago di Garda

Nata in occasione dell’anno tematico dei musei dell’Euregio 2021 incentrato sul tema “Transito-Trasporto-Mobilità”, la mostra conclude come terza tappa espositiva il progetto condotto da varie istituzioni operanti nel territorio dell’Euregio, ovvero il MAG Museo Alto Garda e il Mart di Rovereto (per il Trentino), la Lanserhaus di Appiano (per l’Alto Adige), la Galleria Rabalderhaus di Schwaz e l’Archivio NIMU Nikodem Archiv Mutters (per il Tirolo).

Le tre mostre, a cura di Günther Dankl e Elio Krivdic (Tirolo), Martin Hanni (Alto Adige) e Alessandra Tiddia (Trentino), indagano il tema degli incontri, dei rapporti e delle connessioni artistiche nella Regione Europea Tirolo-Alto Adige-Trentino tra il 1900 e il 1950.

A documentare gli scambi e i rapporti artistici intercorsi tra i tre territori nella prima metà del Novecento intervengono le opere degli stessi protagonisti del periodo, in particolare gli artisti Hans Josef Weber-Tyrol e Artur Nikodem, la cui produzione pittorica è posta a confronto con la produzione coeva di alcuni artisti trentini.

Hans Josef Weber-Tyrol è nato nel 1874 a Schwaz ed è morto nel 1957 a Merano. Ha sviluppato la sua arte tra Impressionismo e Espressionismo, spostandosi per dipingere tra Monaco in Baviera e il Tirolo (Schwaz e Innsbruck) e in Alto Adige (Bolzano, Appiano, Lago di Garda).

Come Hans Weber-Tyrol, anche Artur Nikodem, che è nato nel 1870 a Trento e morto nel 1940 a Innsbruck, è uno dei grandi artisti tirolesi del XX secolo appartenente a quella rete artistica formatasi intorno a Weber-Tyrol nel corso della sua vita. Entrambi i pittori creavano modelli intellettuali-artistici individuali, influenzandosi a vicenda per un certo periodo. In una prima fase della loro attività artistica, tra il 1908 e il 1913, che segnò l’inizio della modernità in Tirolo, mantenevano contatti stretti di amicizia, come risulta dalla loro corrispondenza e si riflette nelle loro opere.

Artur Nikodem, Sentiero nella Valle Stubai, Lumes

Entrambi i pittori hanno soggiornato più volte in Trentino ̶ in particolare sul lago di Garda ̶  e hanno catturato il paesaggio del lago in una serie di dipinti, acquerelli e disegni. Partendo dalla loro attività artistica e dai rapporti tra i due pittori, il progetto espositivo si concentra sia sui luoghi dove hanno soggiornato, sia sulle associazioni e sui raggruppamenti che fornivano loro ispirazione e stimoli intellettuali e artistici durante questi anni.

Alla Galleria Rabalderhaus di Schwaz (07.05 – 27.06.2021) e alla Lanserhaus di Appiano (14.05 – 27.06.2021) l’esposizione si è concentrata sui rapporti di questi pittori con il mondo artistico di Monaco in Baviera e in particolare con l’Impressionismo nonché i contatti con artisti come Albin Egger-Lienz, Ludwig Penz o Wilhelm Nicolaus Prachensky.

La tappa espositiva di Riva del Garda offre invece degli spunti di confronto fra le esperienze di Nikodem e Weber con alcuni artisti trentini coevi, come Luigi Bonazza, Umberto Moggioli e Tullio Garbari, che hanno contribuito allo sviluppo della Modernità artistica in questi territori.

In particolare sono i temi del paesaggio e del ritratto i tratti comuni agli artisti in mostra a Riva, intesi sia come motivo pittorico, sia per il proprio valore identitario. Cogliamo  nelle opere esposte – molte delle quali provenienti dalle raccolte del Mart – un nuovo linguaggio espressivo, che si affida al colore per trasmettere la modernità del proprio messaggio.

Il paesaggio dell’Euregio fornisce un’occasione espressiva, personale e soggettiva, non più legata al dato oggettivo geografico documentario, ma in grado di raccontare un’esperienza, quella della relazione fra l’artista e il paesaggio stesso. Nei suoi acquarelli, Hans Josef Weber-Tyrol rimane ancorato a quel grado di fedeltà narrativa che consente di identificare i luoghi del lago di Garda, come Torbole e Nago, con una fedeltà alla tradizione comune anche a Orazio Gaigher. Mentre Umberto Moggioli e Tullio Garbari semplificano la rappresentazione del paesaggio attraverso una sintesi linguistica che riguarda la forma e il colore, vicina a quanto realizzava negli stessi anni anche Artur Nikodem.  Qui il colore, come anticipato, diventa il primo vettore espressivo dei paesaggi lacustri e alpini.

Moggioli, Cipresso gemello, 1912, Mart

Anche il genere del ritratto fornisce un’interessante occasione di confronto in seno alle esperienze artistiche dell’Euregio. Luigi Bonazza ricorre a una sorta di puntillismo tutto suo che conferisce tridimensionalità alle sue figure, oppure al contrario enfatizza la dimensione bidimensionale dei propri paesaggi. In ogni caso la sua pennellata a piccoli tocchi accostati rafforza il senso del colore così come nella pittura di Artur Nikodem, che accende le sue tele con toni accesi e un segno vigoroso, in una sintesi espressiva del tutto moderna.

“Gli artisti qui esposti – spiega Alessandra Tiddia, curatrice della tappa espositiva di Riva – sono accomunati da una tensione verso il paesaggio che diventa pretesto per declinare in maniera diversa, e personale, la predilezione verso il colore come vettore emotivo. Gli esiti in certi casi sono formalmente vicini all’esperienza dell’Espressionismo per le accensioni cromatiche decisamente antinaturalistiche.” Alla base una profonda trasformazione del rapporto con il paesaggio filtrato dall’individualità dell’artista – continua la curatrice -, e quindi restituito sulla tela attraverso precise scelte espressive, di forme e colori, e un linguaggio nuovo, libero di esprimere una Modernità che si manifesta attraverso tagli visivi inediti, una palette accesa, vettore di emozioni e dell’interiorità dell’artista. Il paesaggio diventa pretesto, personale e soggettivo, per raccontare un’esperienza, quella della relazione fra l’artista e il paesaggio”.

Le tre mostre sono accompagnate da un catalogo congiunto in tedesco e in italiano.

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