(-4) Partire è morire un po’

Quando si dice, o si sente dire da qualcuno, che partire è un po’ morire si commette quasi sempre un errore di interpretazione. Sì, perché si va a pensare all’eventualità che ci si faccia del male a causa dello spostamento (incidenti, contrattempi, malfunzionamenti, ecc.).

In realtà quel che Edmond Haraucourt (1856-1941) vuole dirci nella sua poesia intitolata “Rondel de l’Adieu” è ben altro e non riguarda certo chi sta partendo, bensì chi rimane.

Ogni partenza ci amareggia perché una parte di noi si allontana e la vita richiede continui adattamenti. Si parte da un luogo, da un affetto, dal nostro qui ed ora. Ma è l’oltre che ci attrae e alimenta un’atavica ansia di cose nuove perché il cuore umano è plasmato per l’infinito.

Così scrive il poeta e romanziere francese:
Partire è morire un po’
È morire a ciò che si ama:
Lasciamo un po’ di noi stessi
Sempre e ovunque.

Dal 4 al 16 settembre sarò in Canada e negli Stati Uniti, a Toronto e a New York. Un viaggio voluto, cercato, ma non solo dal sottoscritto. E non solo da volontà tangibili (spiegherò poi, cosa può significare…).

Aspetti un viaggio, lo costruisci, ci fantastichi su per mesi, ma il giorno che arriva… mmm… quella cosa sullo stomaco, la sottile angoscia di perdere pezzi, di non tornare più quello di prima, di non ritrovare il paesaggio che avevi lasciato.


In questo diario cercherò di raccontare quotidianamente gli incontri, le impressioni, i pensieri che mi scorrazzeranno nella testa. Naturalmente ci saranno anche le fotografie e i video, le interviste, le testimonianze dei nostri emigranti e dei loro figli.
Seguitemi, se vi va!

pinoloperfido@gmail.com

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Pubblicato da Pino Loperfido

Autore di narrativa e di teatro. Già ideatore e Direttore Artistico del "Trentino Book Festival". Il suo ultimo libro è: "La manutenzione dell’universo. Il curioso caso di Maria Domenica Lazzeri” (2020).