Passo verso l’inclusione o nuova discriminazione?

Da sempre sono i luoghi più frequentati da ogni tipologia di studente. Sì, perché considerati una sorta di via di fuga, un piano B lontano dalla formalità dell’aula, un piccolo (e spesso disastrato) mondo a parte ma soprattutto una zona che può vantare  una fondamentale caratteristica: si tratta dell’unico luogo ad esclusiva disposizione dell’utenza scolastica. Chi non ricorda il bagno – comunemente detto “cesso” (dal latino “secessus”, traducibile come “appartato”) –  delle scuole superiori? Ma che si faceva nei gabinetti della scuola? Si espletavano, oltre alle ragioni fisiologiche, tutte le dinamiche riguardanti la socialità: confessioni amorose, pianti sulla spalla, risate a crepapelle; si programmavano i pomeriggi, si fumava di nascosto, si scambiavano i bigliettini per la verifica. Nel tempo questi luoghi hanno mantenuto integra la loro fondamentale importanza per gli studenti; una quasi sacralità del cesso della scuola, zona franca per eccellenza.

E non è un caso se le ultime novità in merito al mondo dell’istruzione riguardino proprio i famosi gabinetti. Su esempio di alcuni istituti superiori italiani – che hanno pilotato l’iniziativa – anche il liceo Da Vinci di Trento ha promosso l’introduzione di bagni “gender neutral”. Ma di che cosa si tratta? Non sono ad uso esclusivo né dei ragazzi, né delle ragazze, ma di tutti quelli che non si riconoscono nei concetti definiti di “maschile” e “femminile”. Pensati e proposti dalla Consulta studentesca e approvati dalla Consulta dei genitori, questi gabinetti nascono per far sentire a proprio agio, senza sentirsi ingabbiati nelle maglie delle catalogazioni. In una lingua come quella italiana che non prevede il genere neutro, cresce l’esigenza di uscire dalla struttura binaria del modo di pensare, per aprirsi in campi più sfumati. Insomma, un segnale per dire che è limitativo e limitante pensare ad un mondo o bianco o nero, quando tutti sanno che esistono tante sfumature di grigio nel mezzo. E alla recente inaugurazione di questi spazi neutri, gli sguardi sono subito caduti sui simboli affissi, che nel mezzo presentano il classico omino stilizzato a metà tra uomo e donna. Così, tra una mezza gonna ed un pantalone, proviamo a capire cosa muova queste esigenze  sfumate e non definite. Certo, l’età dell’adolescenza è una fase di ricerca e di sperimentazione; è l’età in cui si definisce “normale” sentire dell’attrazione per l’altro sesso, ma non per tutti è così. Alcuni sono attratti da persone dello stesso sesso o da entrambi i sessi; altri non sentono di appartenere al genere biologico manifestato dal loro corpo. E allora si arriva alla soglia del bagno e magari si resta sospesi sulla scelta della porta da aprire: quella di destra o di sinistra? Dove mi riconosco? In quel simbolo totalmente femminile o in quello maschile? E se sono pervaso/a da una certa insicurezza in rapporto all’orientamento sessuale, salgo ai bagni “gender neutral”. Un grande passo verso l’inclusione e la parità in senso ampio, con l’obiettivo di educare alla tolleranza e all’integrazione. E se quindi l’educazione passa anche attraverso i gabinetti della scuola, resta qualche dubbio. Siamo sicuri che l’entrata nella porta neutrale non sia essa stessa fonte di possibile discriminazione? O un’ulteriore etichetta al mio stato d’essere? Se oggi mi sento così, ma domani magari mi sentirò in modo diverso, non mi verrà rinfacciata quell’entrata da quella porta particolare? Il rischio di creare una categoria dalla quale poi sia difficile uscire, esiste. Perché se l’amore – in tutte le sue forme – non ha età, il pregiudizio pure. Anche davanti alla toilette.

Condividi l'articolo su:

Pubblicato da Tiziana Tomasini

Nata a Trento ma con radici che sanno di Carso e di mare. Una laurea in materie letterarie e la professione di insegnante alla scuola secondaria di primo grado. Oltre ai grandi della letteratura, cerca di trasmettere agli studenti il piacere della lettura. Giornalista pubblicista con la passione della scrittura, adora fare interviste, parlare delle sue esperienze e raccontare tutto quello che c’è intorno. Tre figli più che adolescenti le rendono la vita a volte impossibile, a volte estremamente divertente, senza mezze misure. Dipendente dalla sensazione euforica rilasciata dalle endorfine, ha la mania dello sport, con marcata predilezione per nuoto, corsa e palestra. Vorrebbe fare di più, ma le manca il tempo.