Prevedono tutte le nostre mosse. Ascoltando il nostro respiro

Non c’è proprietario che almeno una volta non l’abbia esclamato:” Non capisco come faccia, ma sa che uscirò prima che inizi a prepararmi, e al mio ritorno lo ritrovo già ad aspettarmi”. Il nostro amico ha davvero questo potere predittivo, tanto da farlo apparire ai nostri occhi come autentico “alieno”. Escludendo capacità “extrasensoriali”, per comprendere questa dote dovremo calarci nella mente del cane, analizzando i meccanismi che gli consentono di sapere quello che accadrà. Egli, quale “dettagliatore iperspecifico”, si avvale di un processo di memorizzazione volto a registrare le informazioni provenienti dall’ambiente associandole tra loro in maniera progressiva. Posto un evento “principale”, il cane riesce a correlare ad esso tutti gli elementi che lo precedono, assegnando ad ognuno di questi un significato preciso.
Nell’esempio sulle nostre uscite di casa (evento principale), tutte le azioni compiute in precedenza vengono categorizzate nel cervello, in modo da far sì che il cambiarci, metterci le scarpe, indossare il cappotto e prendere le chiavi, siano tutti, l’uno in fila all’altro, annunciatori dell’uscita stessa. Non sarà, quindi, inusuale assistere a un cambiamento del suo stesso comportamento, vivendo egli queste anticipazioni anche in forma emozionale. E sarà anche in grado di comprendere, sempre da piccoli dettagli, se lo porteremo con noi oppure, al contrario, se dovrà attendere con pazienza il nostro ritorno. Anche in tale caso, l’evento principale (il ritorno a casa) sarà correlato ad una serie di indizi, quali la luce solare, i succhi gastrici, il rumore della macchina, i nostri passi ed il modo unico che abbiamo di aprire il portone. Una sorta di viaggio a ritroso, con possibilità di errore pressoché nulla.
La peculiarità di tutto ciò riguarda il numero potenzialmente infinito di collegamento tra gli eventi, persino valutando il nostro modo di respirare rispetto a quello che faremo da lì a poco. Da questo punto di vista, quindi, non sarà errata l’affermazione secondo cui il nostro cane “ci legge dentro” e non per noi ci sarà modo di simulare, fingere o mentire. Se tentatissimo di farlo, avremmo perso in partenza.

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Pubblicato da Stefano Margheri

Mi hanno detto, e penso di ricordarlo, che da piccolo mi perdevo nella fattoria in miniatura, fatta di animali di diverse specie che sostituivano i tipici soldatini dell’epoca. Probabilmente, in qualche parte della memoria, questa passione si è trasformata in qualcosa di reale e a distanza di molti anni mi ritrovo ad ammirare, con lo stupore di un bambino, ogni espressione del comportamento animale. In particolare, i cani sono diventati la mia vita, oggi persino una professione, prima affiancata alla laurea in giurisprudenza e poi fatta prevalere su quest’ultima. Le qualifiche e i titoli acquisiti nei decenni mi hanno insegnato l’importanza di non smettere di imparare, coniugando la pratica dell’addestramento con il piacere curioso della conoscenza teorica. Scrivendo e descrivendo i cani, cerco di trasmettere quello che giornalmente loro stessi mi insegnano.