Quel che la Terra non ci dice

La geofisica si utilizza anche su aree molto piccole, a partire da poche decine di metri quadrati, in contesti e con finalità molto diversi: per fare qualche esempio nell’ambito geologico si applica per ricostruire la successione delle rocce o per individuare giacimenti minerari, nell’ambito idrogeologico per valutare la quantità e la qualità della risorsa idrica, per tutelare falde e sorgenti, nell’ambito ambientale per monitorare nel tempo gli equilibri naturali, in archeologia per verificare la presenza di siti e strutture sepolte, in ambito artistico per il restauro di palazzi storici, sculture e tele

Il vantaggio è che le prove geofisiche, in particolare quelle rivolte allo studio del sottosuolo, permettono di eseguire indagini in modo non distruttivo, ovvero senza scavare. Attraverso lo studio e la distribuzione dei diversi parametri fisici, come la conducibilità elettrica o le caratteristiche magnetiche dei materiali, possiamo cioè rappresentare il sottosuolo, vedere una sua immagine, esattamente come avviene in ambito medico utilizzando la TAC come metodo diagnostico. 

È a questa scala di lavoro che la Sezione Scienze della Terra, in linea con le finalità e il contributo che deve dare il Museo Civico di Rovereto per quanto riguarda la ricerca sul patrimonio e sul territorio, opera fin dagli anni Ottanta del secolo scorso anche con strumenti e attrezzature propri. Da allora sono stati intrapresi importanti studi, sia a livello locale e a supporto delle ricerche interne al Museo, che in ambito internazionale. Si devono ricordare in particolare le ricerche presso i siti archeologici della Villa Romana di Isera e dell’isola di Sant’Andrea a Loppio dove i risultati delle analisi geofisiche hanno guidato gli scavi e hanno portato alla luce strutture archeologiche significative per la ricostruzione della storia del nostro territorio. Ma anche le ricerche sugli argini fluviali provinciali o quelle in Patagonia per la delimitazione in senso areale e in profondità di estesi siti paleontologici a resti di dinosauro.

 La Fondazione Museo Civico ha realizzato a pochi chilometri dal centro di Rovereto, all’interno di Sperimetarea, una vera cittadella della ricerca scientifica e della didattica, l”Area Test”, un prato pianeggiante di circa 3000 metri quadrati dove si sperimentano e si tarano strumentazioni e metodiche geofisiche. Nel suo sottosuolo, alla profondità di 1,2 m, sono stati sepolti una serie di “bersagli” ovvero muretti, piattaforme, cordoli di diverse dimensioni, forme e materiali che simulano le strutture sepolte più frequenti in campo archeologico e ingegneristico. Nella realizzazione delle strutture, proprio per l’importanza che ha assunto la geofisica nello studio e nella ricerca di siti archeologici sepolti, sono state rispettate il più possibile modalità esecutive vicine a quelle in uso nel passato. 

Qui nell’Area Test la scuola e l’università, ma anche le aziende specializzate nel settore della geofisica e le imprese che costruiscono le apparecchiature, possono applicare le conoscenze teoriche, testare la strumentazione, verificarne il potere risolutore individuando e riconoscendo i diversi bersagli. 

Dal 2004 le ricerche e gli sforzi del Museo Civico in questo campo del sapere sono sfociati in un convegno annuale, il workshop di geofisica, importante sede di scambi ed esperienze tra Enti di ricerca, Accademie e professionisti del settore. Un appuntamento dedicato a ricercatori, liberi professionisti, pubblici amministratori. Molte e importanti le tematiche che si sono susseguite nel corso degli anni: pericolosità sismica, risorsa idrogeologica, stabilità degli argini, siti inquinati, tutela dei beni culturali e molti altri temi di interesse collettivo. Delicatissimo il tema dell’ultima edizione “il monitoraggio dei rischi” incentrato sulla fragilità del territorio: alluvioni, frane, terremoti che periodicamente e sempre più frequentemente, anche a causa dei cambiamenti climatici e dell’uso spesso poco attento del suolo, creano allerte, mettono in pericolo la popolazione e impegnano, in situazioni di emergenza, ma anche di gestione ordinaria, le Amministrazioni pubbliche. 

Ecco quindi come la geofisica ci permette, in modo non invasivo di conoscere il territorio e la sua evoluzione nel tempo per individuare le zone a più elevato rischio e controllare i diversi fenomeni calamitosi. Questo per la corretta pianificazione territoriale, per la programmazione degli interventi di difesa, per la definizione delle priorità di intervento nella gestione delle emergenze, per la tutela e la salvaguardia del territorio. 

Condividi l'articolo su:

Pubblicato da Michela Canali

Geologa, collabora dal 1992 con la Fondazione Museo Civico di Rovereto svolgendo lavori di ricerca geologica e ambientale e promuovendo, mediante lezioni di approfondimento e laboratori, la divulgazione di argomenti di scienze naturali, in particolare geologici, nelle scuole di ogni ordine e grado. Ha ricoperto il ruolo di Responsabile della Sezione Didattica ed Educativa. Attualmente è Responsabile della Sezione di Scienze della Terra e Conservatore Onorario per le Scienze della Terra. È libera professionista e titolare di Studio di Geologia Applicata a Rovereto.