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Quella notte prima degli esami, 40 anni dopo

“Gli esami sono vicini e tu sei troppo lontana dalla mia stanza…” cantava così il profetico Antonello Venditti negli anni Ottanta, forse immaginando (o forse no) che queste note sarebbero diventate un simbolo senza tempo per tutti coloro in procinto di affrontare un esame. Quanti hanno vissuto quegli ultimi istanti frenetici sui libri – sfogliando a caso e non sapendo più cosa rileggere, tanto ormai è questione di ore – cantando a squarciagola quei versi per esorcizzare l’ansia? Nel tempo la canzone si è estesa al cinema. Ma sì, piace l’idea, perché l’esame rappresenta sempre un passaggio; è una sorta di spartiacque: il dopo sarà diverso dal prima, inevitabilmente. Una volta la scuola era carica di esami. Alle elementari ne facevi addirittura due, uno alla fine della seconda classe, l’altro alla fine della quinta. Spazzati via entrambi – la famosa “licenza” non aveva più senso con l’innalzamento dell’obbligo scolastico – il primo vero esame è quello della terza media. Certo che ne sono cambiate di cose dai tempi della canzone. 

Dove sono finiti quei banchi tutti incolonnati lungo i corridoi? E i gruppi di ragazzi ammassati davanti ai tabelloni? E gli abbracci di gioia o di consolazione? Spazzati via dal Covid. Dov’è finita la appiccicaticcia complicità tra compagni di classe, che si sostengono l’un l’altro, anche fisicamente? Quanta energia ci dava stringersi e tenersi per mano? Oggi l’esame tradizionale, ridotto ad un solo colloquio orale per evitare affollamenti e difficoltà di tipo logistico e/o organizzativo, ad alcuni appare svuotato e svilito nei suoi tratti caratteristici. Altri invece lo ritengono frutto di una naturale evoluzione, considerando gli scritti ormai anacronistici e dal sapore di muffa. 

E i ragazzi come la pensano? A corrente alternata. I più spigliati e disinvolti tifano per il super orale, i più impacciati nell’ars oratoria speravano forse di tirar su media con gli scritti. E quelli messi male a prescindere, vanno ad esaltare questo esame dimezzato nella sua portata.

Mai Venditti avrebbe immaginato che la sua più recente notte prima degli esami sarebbe diventata “a distanza”. In quel 2020 che ha segnato l’era Covid, immaginiamo che i ragazzi si siano collegati attraverso le nuove tecnologie ed abbiano cantato in una webcam. E quest’anno? Una notte da coprifuoco, ma tutta da cantare.

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Pubblicato da Tiziana Tomasini

Nata a Trento ma con radici che sanno di Carso e di mare. Una laurea in materie letterarie e la professione di insegnante alla scuola secondaria di primo grado. Oltre ai grandi della letteratura, cerca di trasmettere agli studenti il piacere della lettura. Giornalista pubblicista con la passione della scrittura, adora fare interviste, parlare delle sue esperienze e raccontare tutto quello che c’è intorno. Tre figli più che adolescenti le rendono la vita a volte impossibile, a volte estremamente divertente, senza mezze misure. Dipendente dalla sensazione euforica rilasciata dalle endorfine, ha la mania dello sport, con marcata predilezione per nuoto, corsa e palestra. Vorrebbe fare di più, ma le manca il tempo.

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