Quella volta che “Prua” mi sorrise

Un giorno d’estate del 2012, mentre ero a pranzo con mia moglie in una malga del pinetano, mi resi conto che ad uno dei tavoli vicini era seduto insieme ai suoi famigliari Corrado Pontalti, il partigiano “Prua”, una delle persone di cui avevo più stima e ammirazione anche se lo conoscevo solo attraverso i racconti e gli scritti dello storico della Resistenza Giuseppe Sittoni, mio ex professore. Mi venne l’istinto di andare da lui per conoscerlo di persona ma non ci riuscii. Un po’ perché era un suo momento di intimità famigliare ma soprattutto perché mi era venuta la stessa agitazione che avrei probabilmente avuto nell’incontrare altre figure mitiche del mio pantheon personale, come ad esempio Stephen King o Fabrizio De Andrè. Mia moglie si accorse del mio stato d’animo e mi chiese cosa c’era che non andava. E fu proprio mentre le dicevo quello che stavo provando che i componenti della tavolata di Prua si alzarono ed io non potei fare altro che guardarlo uscire dalla porta.

Corrado Pontalti, nato a Povo nel 1923, da ragazzo era stato un valido ciclista e sciatore e prima di venire chiamato in servizio nella Marina Militare a Genova aveva ricoperto la carica di Presidente della Società Alpinisti Ciclisti di Povo. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 aveva fatto ritorno in Trentino ed era entrato nel C.S.T., il Corpo di Sicurezza Trentino che avrebbe dovuto occuparsi della “tutela dell’ordine pubblico” ed invece era usato dai nazisti anche nei rastrellamenti contro i partigiani. Pontalti prestò servizio prima a Moena e poi a Castello Tesino dove aveva da poco iniziato l’attività di guerriglia il battaglione partigiano “Giorgio Gherlenda”, il cui compito era quello di sabotare la ferrovia della Valsugana per interrompere i collegamenti nazisti con la Germania. Pontalti in quei giorni capì di essere dalla parte sbagliata, prese contatti con i partigiani e dopo una sua finta cattura per evitare rappresaglie verso la sua famiglia, entrò nel “Gherlenda” nel settembre del 1944. Scelse come nome di battaglia “Prua” in ricordo del suo passato di marinaio e partecipò alle varie iniziative messe in atto nel Tesino contro gli occupanti tedeschi. Dopo lo scioglimento del “Gherlenda” in seguito all’uccisione tra gli altri del comandante “Fumo” e delle partigiane Ora e Veglia, Pontalti fece parte della compagnia “Trento” che agiva anche in Val dei Mòcheni. Durante un’azione a Palù del Fersina, venne ferito ad un piede e una volta ristabilitosi, per sfuggire ai rastrellamenti nazisti partì in bicicletta per riparare in Veneto. Nel novembre 1944 fu catturato in provincia di Vicenza e riportato in Trentino prima a Roncegno e poi a Strigno dove fu interrogato e torturato e poi venne trasferito a Trento per essere processato e condannato a morte dai nazisti. Cosa che fortunatamente non successe per l’arrivo degli Alleati a Trento. Una volta liberato, “Prua” entrò nella Polizia Partigiana e poi in Questura nella Polizia Giudiziaria. In seguito venne assunto e lavorò nella segreteria della presidenza della Regione. Pontalti fu anche una figura di spicco dello sport provinciale come fondatore dell’Unione Sportiva Aurora oltre che vice presidente del C.O.N.I. Trentino e Presidente del Comitato regionale della Federazione Ciclistica Italiana. 

Lo rividi nell’ottobre 2014 a Castello Tesino, in occasione dell’inaugurazione di una piccola esposizione di reperti appartenuti ai partigiani del Tesino e donati alla comunità da Giuseppe Sittoni. E lì mi decisi, mi avvicinai e finalmente gli strinsi la mano e lo ringraziai per quello che aveva fatto come partigiano e poi come testimone di un periodo buio che ai giorni nostri, in certi casi, sembra possa ritornare. Lui mi sorrise e con grande umiltà mi disse: “Sono contento perché mi invitano nelle scuole a parlare della Resistenza e vedo i bambini che ascoltano interessati. Fin che ce la faccio…”

Ha lasciato questo mondo due anni dopo, nel maggio del 2016. Ed io sono felice di essere riuscito a conoscerlo. Grazie ancora, Partigiano Prua!

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Pubblicato da Paolo Chiesa

Scrittore, giornalista e autore comico. Vive in Trentino con una moglie, una figlia e un gatto. Il diploma di geometra gli è servito per capire di voler fare altro, infatti lavora come educatore in una Cooperativa Sociale per persone diversamente abili. Gioca a calcio nella squadra dei "Veci Fuoriclasse" dell’oratorio. La sua passione per la scrittura lo spinge, ormai da qualche anno, ad alzarsi la mattina presto prima del lavoro per mettersi davanti alla tastiera del computer. Ha pubblicato racconti su periodici e quotidiani, collabora con riviste tradizionali e online ed è autore di testi per il cabaret e la televisione. Anima eclettica, spazia tra racconti noir, satira politica e comicità del quotidiano.