Ricordare le tragedie del passato? Sì, ma…

La tragedia della Shoah è qualcosa di molto difficile da comprendere e da discutere. È necessario comunque farlo. È un argomento impegnativo e può sembrare più facile non parlarne, soprattutto per chi ha il “privilegio” di non percepire quanto mai vive quelle atrocità, o non conoscere persone che le hanno subite, oppure non essere vittime, anche al giorno d’oggi, di discriminazioni legate all’idea di supremazia bianca che anche i nazisti avevano. D’altro canto, non possiamo mettere tutto questo da parte solo perché ci rattrista e ci fa male parlarne.

La giornata della Memoria è un’ottima iniziativa per perpetrare il ricordo. Tuttavia ha un “problema”: è diventata, per molti, un modo per mettersi a posto la coscienza, per poter dedicare un giorno in un anno solare alla commemorazione e poi sentirsi liberi di ignorarlo tutti gli altri.

La memoria diventa così un peso che ci si sente in dovere di portare per una sola giornata; una sorta di punizione senza risultati educativi.

Una ricorrenza che assume quasi un aspetto performativo: quante personalità, soprattutto del mondo politico, abbiamo visto contrite nel Giorno della Memoria e poi ignorare candidamente e completamente situazioni di costrizione simili alla Shoah? Pensiamo alle persecuzioni degli Uiguri in Cina. È così facile parlare di cosa successe nel passato, a cui non si può più porre rimedio, piuttosto che di tematiche attuali, che potrebbero coninvolgerci in prima persona e attivamente, no? Soprattutto perché non si può dedicare una sola giornata a qualcosa che sta succedendo attualmente, e dopo 24 ore tornare alle proprie vite, dimenticando la sofferenza e i soprusi che stanno subendo migliaia di persone, oggi.

A nessuno piace sentirsi responsabili, ma allo stesso tempo non si vuole fare qualcosa per cambiare la situazione.

È una delle ragioni per cui ci si impegna nel commemorare i soprusi passati. Si riceve conforto dicendo frasi come questa: ”Non ho fatto nulla solo perché non c’ero, altrimenti…”. Esentati dal senso di colpa di un eventuale immobilismo.

Conoscere il passato è importante, ma non molto più importante che conoscere il presente. La Giornata della Memoria funziona se sollecita uno sguardo anche sulle ingiustizie presenti. Non è sufficiente ricordare. Non basta leggere un documento o cantare una canzone per evitare che ciò che è successo non si riproponga in futuro. Bisogna rendersi conto che certe discriminazioni sono ancora in atto e dobbiamo cercare di fare il possibile per fermarle, dobbiamo contribuire a sensibilizzare, per salvare quanto e chi può ancora essere salvato, non limitarci a piangere coloro che non ce l’hanno fatta.

Con questa consapevolezza potremo alleggerire ogni senso di colpa. Potremo dire di non aver potuto fare di più per quanto accaduto tanti anni fa. 

Prima di insegnarci cosa non dobbiamo fare, la Giornata della Memoria dovrebbe ispirarci quello che possiamo ancora fare per un mondo più giusto. Pertanto dobbiamo mantenere vivo il ricordo per migliorare noi stessi, giorno dopo giorno, perché le parole, se non sono seguite da azioni, sono prive di valore.

È questa spinta ad agire e a cambiare, questo afflato ad aiutare il prossimo che può fare in modo che la ricorrenza non rischi di svuotarsi di significato, ma anzi infonda soprattutto in noi giovani fiducia verso gli altri e verso il nostro stesso futuro.

Maddalena Ferrari (Classe 3a D)

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Pubblicato da Maddalena Ferrari

Studentessa del Liceo artistico “Alessandro Vittoria” di Trento

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