“Stories d’istanti”, raccontare il mondo

Anna Frank iniziò a scrivere il suo diario il 12 giugno del 1942, e lo terminò il 1° agosto del 1944, quando il nascondiglio della famiglia Frank, e di alcuni altri cittadini ebrei, ad Amsterdam, venne scoperto, in seguito ad una delazione, e i suoi abitanti arrestati e deportati dai nazisti nei campi di sterminio.

Quel diario rappresenta solo uno degli innumerevoli esempi del potere della parola scritta. Una parola che forse non è ancora letteratura nel senso pieno del termine – nelle scuole di scrittura creativa viene indicato come “grado zero”, per significare un tipo di approccio che non si preoccupa della pubblicazione, o lo fa solo in maniera secondaria – ma che sa essere anche più potente, più coinvolgente, di un romanzo scritto benissimo. 

Ho parlato anche di questo nella lezione che ho tenuto nell’ambito del corso/concorso Stories d’Istanti, organizzato da Ipsia del Trentino, con il sostegno della Fondazione Caritro, rivolto agli studenti delle scuole superiori e professionali della provincia. 

In questa prima edizione, che si concluderà con la scrittura di un racconto da parte dei partecipanti – o con la realizzazione di un progetto di storytelling multimediale, post o podcast per social network – è stato proposto come tema quello della solidarietà. Un tema caro a Ipsia, ong promossa dalle Acli, oltre che a tanti scrittori, ma che non va letto in senso “ideologico”. Raccontare la solidarietà significa di fatto raccontare il mondo, con le sue difficoltà, le sue linee di frattura, le sue domande irrisolte. Il mondo fuori di noi ma anche quello che abbiamo dentro, come faceva Anna Frank, che ancora ci emoziona perché nelle pagine del suo diario ci parlava innanzitutto di sé

I partecipanti a questa prima esperienza si sono confrontati con persone che in varia misura incarnano queste ombre e queste luci. Cooperanti che hanno lavorato in varie parti del mondo, ad esempio, o migranti arrivati in Italia da paesi come l’Afghanistan e l’Ucraina, con il loro carico di speranze. Ed inoltre autori che, a partire dal direttore di questo periodico, Pino Loperfido, hanno scritto di vicende dolorose, come quella del Cermis, che ha colpito la nostra terra. Infine, altri giovani, che hanno iniziato il cammino nel mondo del lavoro passando per la scrittura, i social network, o proponendosi come influencer.

Insomma, la parola scritta – e, lo ricordiamo di nuovo, la comunicazione multimediale, che della scrittura letteraria può essere una parente stretta – per raccontare la realtà. Per scuoterla, per aggredirla, se necessario. E, al tempo stesso, per esprimere ciò che sia ha dentro. Una piccola-grande sfida, raccolta finora da una trentina di ragazzi (perlopiù, per forza di cose, in modalità on-line). La percorriamo consapevoli di stare su spalle di giganti: autori come Abdulrazak Gurnah, il premio Nobel per la letteratura 2021, o Marco Balzano, che ha scritto uno struggente romanzo sulle badanti dell’Est Europa, o Doris Lessing, altro Nobel, che crebbe nella Rodhesia del Sud, oggi Zimbabwe. E altri di cui consigliamo la lettura, al termine di ogni appuntamento.

Alla fine di questo percorso, ci sarà modo di  conoscere qualcuna delle narrazioni prodotte dai corsisti. Anche qui, sulle pagine e sul sito di Trentino Mese, dove verranno pubblicate.

Alleveremo una nuova generazione di narratori? Forse innanzitutto di  lettori. Ed è già un obiettivo ambizioso. La lettura in cui crediamo non è un’attività rilassante, non è un semplice passatempo. È qualcosa che cambia la vita. E forse, a suo modo, anche il mondo.

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Pubblicato da Marco Pontoni

Bolzanino di nascita, trentino d’adozione, cittadino del mondo per vocazione. Liceo classico, laurea in Scienze politiche, giornalista dai primi anni 90. Amori dichiarati: letteratura, viaggi, la vita interiore. Ha pubblicato il romanzo "Music Box" e la raccolta di racconti "Vengo via con te", ha vinto il Frontiere Grenzen ed è stato finalista al premio Calvino. Ma il meglio deve ancora venire.