Su e giù per il tubo

È un mondo nascosto, un universo parallelo, una dimensione “altro da noi”. Scorrono silenziosi nell’oscurità dei muri e del cartongesso, si snodano sopra le nostre teste, escono dagli edifici, si allungano, si sdoppiano, curvano, si diramano in labirinti aerei, entrano in cunicoli oscuri, talvolta convogliano in una grande tubatura o finiscono in macchinari scintillanti, oppure, ancora, sono connessi a incredibili universi liquidi e gassosi, brulicanti di elementi impensabili.

Insomma, dipendiamo in maniera vitale da tutti quei tubi che scorrono sopra e sotto le nostre teste ma non ne sappiamo effettivamente “un tubo”. Com’è possibile? Eppure queste condutture veicolano elementi indispensabili all’esistenza: l’aria, l’acqua, l’energia elettrica, il gas. Noi utenti maneggiamo quasi sempre la parte terminale, gli ultimi centimetri di decine di milioni. Apriamo un rubinetto, accendiamo un condizionatore, giriamo una manopola e non ci pensiamo mai a come funziona quella magia. Non siamo tenuti a riflettere sulle mille strade percorse dall’acqua che stiamo versando nel bicchiere, i rettilinei, le sterzate, le salite, i giochi di pressione, il prodigio dei vasi comunicanti. Siamo liberi dall’obbligo claustrofobico di infilarci con il pensiero nella canna fumaria. Eppure se fossimo dotati di raggi x vedremmo che i muri delle case ne sono zeppi, così i pavimenti su cui camminiamo, soffitti e controsoffitti. Ma ne possiamo trovare in ogni dove, anche uscendo, in città e anche più fuori, prendendo un aereo, spostandoci dal bar sotto casa al deserto: metanodotti, fasci di cavi per la fibra di Internet, fino alla cannuccia dello spritz, in fondo anche quella è una tubatura, in sedicesimo ma pur sempre una tubatura.

Joseph Hutchison, CIrculation of Blood ,1884. Anche il corpo umano presenta una fitta rete di “tubazioni”, questa volta di natura organica

Certo anche la Natura vive grazie a reti di condutture, capillari, immense, ramificate all’inverosimile. La forma geometrica è la medesima, il cilindro di base circoscritta e altezza incommensurabile. Le radici degli alberi intersecano quelle dei funghi, costituendo sterminati “canali di comunicazione” tra gli individui vegetali permettendo il transito di acqua, carbonio, azoto, nutrienti e mediatori chimici.

Certo anche il corpo umano è fatto di tubature. Alcuni organi prendono addirittura quel nome: il tubo digerente, le tube di Faloppio, ma c’è anche la trachea, e anche il canale uditivo è un tubo; quindi aggiungiamoci le infinite diramazioni del sistema linfo-ematopoietico, del sistema nervoso, le vie linfatiche. E ci sarebbe molto da dire sulla sconcertante somiglianza tra gli apparati umani e quelli vegetali, ma non è questa la sede più adatta.

Diciamo piuttosto che mondo vegetale e corpo umano, a differenza dei tubi artificiali, non richiedono una manutenzione ordinaria. Sì, le nostre arterie a una certa età richiedono una cura maggiore nell’alimentazione, nei casi più gravi qualche aiutino chimico, ma sanno come ripulirsi per poter continuare a funzionare bene.

Per il mondo nascosto dei lunghi cilindri che ci permettono di gestire una vita sociale e personale, oltre che lavorativa e professionale, sovente occorre intervenire. Eppure trascuriamo operazioni di pulizia, di manutenzione e di sanificazione necessarie proprio per il fatto che si tratta di un mondo che si cela allo sguardo (se lo sporco non lo vedi, di certo non ti viene in mente di eliminarlo). Acqua, aria, ecc. devono arrivare e arrivare ben pulite a destinazione.

Onde evitare di disperderci in mille esempi, concentriamoci sull’aria, elemento vitale che dovrebbe scorrere sicura, notte e giorno, in questo gigantesco e invisibile labirinto di tubi. Ma è sempre così? Purtroppo no. 

“Tutti gli alberghi hanno una cucina. Bellissima, dove ci si mangerebbe in terra da quanto è pulita. Eppure…”

Ricercando un esperto che potesse illuminarci sull’argomento e allo stesso tempo ci aiutasse a sciogliere questa specie di angoscia che assale pensando a luoghi tanto inaccessibili e angusti, ci siamo imbattuti in un’azienda specializata di Trento, la TAMAS (acronimo che sta per Tecniche Avanzate Manutenzione Ambientale e Sanificazione Spa), un’azienda dall’attività mirata proprio sulla questione.

Incontriamo  Enrico Garbari, che si occupa della parte tecnica e da Claudio Ferigolli, socio e amministratore delegato. Enrico parte subito da un concetto: il tema del controllo o della qualità dell’aria che respiriamo negli edifici è un tema poco sviluppato, poco conosciuto e poco sentito anche dagli utilizzatori. Eppure bisogna pensare anche alla nostra salute. Perché? Noi viviamo gran parte del nostro tempo al chiuso piuttosto che all’aperto; e all’interno degli edifici aumentano le concentrazioni di inquinanti provenienti dall’esterno. Essendo l’ambiente chiuso, non ci sono ricambi d’aria. E in tempi di pandemia abbiamo sentito parlare molto di ricambi d’aria. A cosa serve questo procedimento? Serve per far diminuire le concentrazioni di inquinanti, batteri e virus. In generale, tutto quello che c’è fuori, all’interno dell’edificio si ripresenta in concentrazione maggiore. Fuori c’è l’aria naturale che veicola, all’interno non ce n’è. Ecco perché diventa importante il ricambio dell’aria e soprattutto la pulizia del condotto. Perché se non si fa veicolare dell’aria sana e pulita dall’esterno, la porto all’interno; e se all’interno il canale non è pulito, non si fa altro che aumentare e amplificare il problema. 

Nell’ufficio open space situato nel cuore del quartiere delle Albere prendiamo subito visione di un  tabellone fotografico che riporta immagini eclatanti: tubi dell’aria e griglie di ventilazione, entrambe ricoperti di incrostazioni indescrivibili. Tutto ciò rappresenta quello che scorre sopra la gente tutti i giorni, ma a cui nessuno fa caso. Quello che non si vede, non esiste… è sostanzialmente un problema di cultura. Ma andiamo con ordine. Perché di sanificazione ne abbiamo sentito parlare tanto, in questi anni di pandemia. 

In questi due anni di Covid – racconta Claudio – tutto era finalizzato a sanificare; ma noi che lo facciamo di lavoro da tanti anni, deontologicamente sappiamo che non si tratta di combattere solo un virus, ma tanti. Adesso, nel momento attuale, parliamo ad esempio di listeria. I dati sono preoccupanti: abbiamo avuto un’estate caldissima, con una crisi energetica che ha dato un input a tutta la catena del freddo, per risparmiare. Perciò l’innalzamento della temperatura e il contestuale abbassamento al limite dei frigoriferi è stato un effetto che se non è ancora drammatico, sta raggiungendo risultati ragguardevoli. Se l’anno scorso la listeria era al 10%, quest’anno è arrivata al 20%. Ma è impressionante che nessuno dica niente. E stiamo parlando di case di riposo, ospedali, centri benessere, palestre, piscine, stabilimenti alimentari. Noi non andiamo a fare terrorismo, però se uno vede su un pavimento lo sporco alto così, dice che schifo! Ma se lo sporco è dentro nei tubi non si vede e quindi si lascia perdere. Si capiscono le difficoltà a trovare il budget, ma le leggi ci sono. Addirittura, nel caso della legionella si va nel penale. “Spesso sento dire – continua Ferigolli – se i miei predecessori non hanno mai fatto niente, perché devo scoperchiare io la padella?”

TAMAS attualmente sta intervenendo in un ospedale veneto. Mediamente un nosocomio ha almeno 100 macchine che producono aria; e teniamo presente che 40 anni fa l’aria condizionata non c’era. I primi impianti hanno 35 anni. Perciò gli impianti di climatizzazione stanno arrivando tutti (o la maggior parte), a fine vita. E nessuno se n’è mai curato. 

“Quando io andavo a fare le prime indagini, trent’anni fa, dicevano: è arrivato il rompiscatole, quello dei tubi. E se ne uscivano con la considerazione che se avessero avanzato 10 milioni (di lire) dal bilancio, piuttosto avrebbero tinteggiato i muri, che sono visibili da tutti! Invece 10 milioni per la qualità dell’aria non li spendevano, non importava niente a nessuno.”

Il primo lavoro importante? Un giorno chiama l’ospedale oncologico di Aviano. Avevano saputo della nostra avveniristica apparecchiatura tecnologica per videoispezioni all’interno dei tubi, appena acquistata direttamente dagli USA. Si inseriva una telecamera e girava con una rudimentale “televisione” portatile. Al telefono c’era il direttore generale: “Non so più come fare: c’è sempre questo cattivo odore e non capisco da dove provenga!” Nei nostri cresce un sospetto: l’unica parte che non si riusciva a vedere era quella dentro le condutture dell’aria. Insomma, fanno questa ispezione. Inseriscono il robot e non fa neanche 20 metri che le vedono (i deboli di stomaco saltino pure al capoverso successivo…): due pantegane, una sopra l’altra, in stato di putrefazione, con tutti i vermi che giravano nei tubi.

Va bene, scoperta la causa, ma come ci si rimedia? Bonificare, certo. “Sono diventato pazzo, perché fare una bonifica a quei livelli era impegnativo, non avevo il personale preparato. Ho dovuto fare prove e tentativi per arrivare al risultato”. Da allora, se n’è fatta di strada: dagli ospedali alle case di riposo, alle industrie alimentari, di qualsiasi categoria, tutti cercano questo tipo di intervento. 

Air conditioning system with AC chill climate temperatures outline concept. Breeze blowing ventilators installation with HVAC worker professional service vector illustration. Indoor heat control unit.

Ovviamente quando si ha a che fare con lo sporco, si ha a che fare con virus e batteri. Già, proprio loro, parenti e affini del Covid-19.

“In tanti anni – continua Ferigolli – ho studiato testando, provando, modificando; ogni volta che si inventa qualcosa bisogna provarla sul campo. Se funziona, si migliora. Perciò noi abbiamo messo in atto delle metodologie che servono per tante tipologie di batteri e di virus. I virologi studiano i comportamenti in vitro, noi li studiamo sul campo. Ecco che allora serve avere personale preparato; noi lavoriamo tanto con i laboratori.”

E vogliamo parlare degli alberghi? “Tutti gli alberghi hanno una cucina. Bellissima, dove ci si mangerebbe in terra da quanto è pulita. Eppure nella cappa c’è un canale di aspirazione che porta all’estrattore. Dopo soli cinque anni, quel canale lì ha letteralmente l’olio dentro che scorre. Se c’è una giuntura, arriva sul collo del cuoco. Già visto, già fatto. Dettaglio: prima o poi quel tubo prende fuoco. Quando senti dire di un incendio in un albergo, specie gli stagionali, in nove casi su dieci la causa è quel grasso. La canna fumaria fa da camino, è un camino. Non lo vedi, non lo senti e non te ne preoccupi perché finché funziona, va tutto bene”.

“Nel periodo del Covid – ci racconta ancora Claudio – sembrava di essere in trincea, siamo stati contattati da tutto il mondo. Qual è il problema? Che adesso si sono già tutti dimenticati: dà fastidio la mascherina e molti contenitori di gel che vedi in giro sono vuoti!” 

E invece dovremmo modificare le nostre abitudini. Accettare il fatto che occorre perfezionare pulizia e sanificazione. Viviamo in concentrazioni antropiche così elevate… ci vuole. Anche per un rispetto reciproco. Questa pandemia potrebbe essere stata solo l’antipasto: nei prossimi anni potrebbe arrivare perfino qualcosa di peggio. Le pandemie saranno sempre più frequenti, di diversi ceppi. E la protezione civile è pronta? “Mi piacerebbe vedere cos’hanno per affrontare la prossima pandemia”, dice ancora Claudio. “C’è stata l’impennata del virus, si è stabilizzato, è calato, ma l’attenzione non deve tornare a livello zero, altrimenti ci troviamo impreparati. È come dire affrontare un incendio con gli estintori vuoti. Sanificazione va bene, se l’impianto ce l’hai pulito: in quel caso facciamo in due ore. Devi tenerti preparato. È un discorso di sanità pubblica. I virologi conoscono bene il virus, ma noi lo combattiamo sul campo con la nostra procedura di sanificazione”. Se ne desume che occorre avere consapevolezza che attraverso l’igiene degli impianti si può contribuire a rendere un ambiente “ostile” alla proliferazione di virus e batteri.  

I “medici dei tubi” mostrano di avere le idee molto chiare sulle dinamiche che guidano il propagarsi delle epidemie. E chi non vuole saperne di adeguarsi a simili certosine raccomandazioni dimostra di non capire “un tubo” di prevenzione e di sicurezza. Le nostre vite si reggono su tubi, condotti e tubature, pertanto sembrerebbe logico prestarci un’attenzione molto particolare. O no?

Air duct cleaning service for clean house ventilation pipes outline concept. Technician with compressor taking care of home climate control maintenance for breathing quality vector illustration.

Lista delle cose da (far) fare

• Ispezione igienica degli impianti aeraulici.
• Pulizia e sanificazione dei terminali (ventilconvettori, split ecc.).
• Pulizia e sanificazione delle unità di trattamento aria (U.T.A.).
• Pulizia, sanificazione e bonifica radicale delle condotte degli impianti di condizionamento e ventilazione.
• Rilascio di libretto di manutenzione igienica impianti
• Assistenza tecnica/consulenza per la redazione del D.V.R. legionella. 
• Sanificazione di impianti nell’ambito del settore agroalimentare.
• Interventi di sanificazione specialistica.
• Disinfezione di apparecchiature elettriche e medicali. 
• Processi di sanificazione specifici per il settore sanitario – ospedaliero. 

Chi e dove

TAMAS Spa Viale Adriano Olivetti, 13 

38122 Trento Tel. 0461 829528 f. 0461 977804

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Pubblicato da Tiziana Tomasini

Nata a Trento ma con radici che sanno di Carso e di mare. Una laurea in materie letterarie e la professione di insegnante alla scuola secondaria di primo grado. Oltre ai grandi della letteratura, cerca di trasmettere agli studenti il piacere della lettura. Giornalista pubblicista con la passione della scrittura, adora fare interviste, parlare delle sue esperienze e raccontare tutto quello che c’è intorno. Tre figli più che adolescenti le rendono la vita a volte impossibile, a volte estremamente divertente, senza mezze misure. Dipendente dalla sensazione euforica rilasciata dalle endorfine, ha la mania dello sport, con marcata predilezione per nuoto, corsa e palestra. Vorrebbe fare di più, ma le manca il tempo.