Sul rio de la Plata alla scoperta dell’Uruguay

I componenti del circolo trentino di Montevideo durante una riunione sfoggiano con orgoglio la bandiera del Trentino

Il viaggio alla ricerca dei “trentini nel mondo” approda in Uruguay, nazione incastonata tra Brasile ed Argentina. A dispetto della popolazione non numerosissima (3,5 milioni di abitanti), l’Uruguay possiede una storia significativa di migrazioni dal Trentino e dall’Italia: quasi un uruguaiano su due ha origini italiane e la lingua italiana è studiata nelle scuole pubbliche. I trentini arrivarono in Uruguay soprattutto negli anni Cinquanta del Novecento ed andarono a lavorare nell’agricoltura, ma non furono pochi quelli che lavorarono nella grande industria, in particolare nella metallurgia. Al legame culturale tra l’Uruguay e il Trentino è stata di recente data una rinnovata energia grazie all’accordo con cui il Ministero degli Esteri italiano e l’autorità dell’istruzione pubblica uruguaiana hanno conferito all’Associazione Trentini nel Mondo l’incarico di organizzare il progetto “Digitalia”, che propone corsi di aggiornamento per insegnanti di lingua italiana nei quali formare i docenti alla tele-didattica. Abbiamo parlato di tutto ciò con Jorge Zas, segretario del Circolo trentino di Montevideo e coordinatore dei Circoli trentini in Uruguay (Montevideo, Carmelo, Colonia, Del Sacramento, Cerro Largo, Rivera-Livramento), e con la professoressa Melissa Fassina, tra le docenti coinvolte nel progetto “Digitalia”.

Una giovane discendente di migranti trentini vestita in un costume tipico del folklore locale durante una celebrazione della cultura trentina

TRENTINI TRA AGRICOLTURA E INDUSTRIA METALLURGICA

Jorge Zas ha rievocato le vicende del migliaio di trentini che arrivarono in Uruguay: «I trentini arrivarono tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, ma il gruppo più importante arrivò negli anni Cinquanta», ha raccontato Zas, che indica le principali vallate di provenienza degli emigranti: «Sono arrivati principalmente da Valsugana, Val di Non, Riva e Arco». I trentini trovavano nell’Uruguay una nazione giovane e in tumultuosa espansione, ma anche preda di conflitti: «L`Uruguay era un paese “appena nato” e alla fine dell’Ottocento fu teatro di diverse guerre civili – ha evidenziato Zas – Ma era un paese in grande sviluppo, dove c’era lavoro e cibo in abbondanza. I conflitti armati avevano trasformato l’Uruguay in un importante produttore di cibo». Molti trentini finivano per lavorare nell’agricoltura: «Era molto diffusa la coltivazione della vite e la produzione di vino, in cui eccelsero le famiglie Bernardi, Festi e Bresciani – ha spiegato Zas – Non mancarono i trentini impegnati nel commercio e nell’industria, come le famiglie Murara e Calzá che annoverano numerosi industriali nel settore della metallurgia». Il ruolo delle donne fu centrale per preservare l’integrità del nucleo familiare: «Nelle città le donne si impegnavano nelle faccende domestiche e nell’educazione dei figli, mentre nelle zone rurali lavoravano anche nei campi» indica Zas.

Alcuni trentini hanno svolto un’importante azione pastorale come componenti del clero cattolico. Fu il caso di Carlos Parteli Keller (arcivescovo di Montevideo dal 1976 al 1985 – famiglia originaria di Cles), José Gottardi (arcivescovo di Montevideo dal 1985 al 1998, nato a Baselga di Piné) o Pedro Wolcan (attualmente vescovo di Tacuarembo, la cui famiglia è di Tesero).

I CIRCOLI, LUOGHI DI SOCIALIZZAZIONE E CULTURA

Importante per favorire l’integrazione è stato il ruolo dei circoli trentini: «Il primo fu quello di Montevideo, fondato nel 1946 – racconta Zas – Oggi la sede ospita numerose opere d’arte di artisti di origine trentina, come Edmundo ed Eriberto Prati, Orlando Valentini e Mirco Prati».

Zas spiega come i circoli trentini si siano trasformati in luoghi di promozione culturale: «In principio i circoli erano il ritrovo dei trentini, si mangiava, si ballava, si giocava a bocce, a carte e “alla morra”. Durante le festività l’intera comunità si poteva incontrare per celebrare le tradizioni. Oggi l’obiettivo fondamentale è la diffusione della cultura trentina e della lingua italiana». Zas ha individuato i principali ambiti in cui i circoli sono attivi: «Abbiamo attivato il coro di montagna “Stella Alpina”, e ogni due anni il Circolo di Montevideo organizza viaggi a Trento. Il Círcolo di Colonia ha corsi di italiano, di cucito ed è molto attivo nella gastronomia trentina. Quello di Carmelo ha un coro, si insegnano danze italiane e trentine. Il Circolo Binazionale Rivera-Livramento promuove la cultura trentina e sta portando avanti un progetto legato al talento artistico trentino e italiano».

Zas sottolinea come i trentini in Uruguay si siano integrati alla perfezione: «C’è sempre stato un ottimo rapporto con la popolazione locale come testimoniano i tantissimi matrimoni tra trentini (e in generale italiani) ed uruguaiani. Oggi il quaranta per cento della popolazione dell’Uruguay è di origine italiana. I trentini si sono integrati perfettamente e la maggior parte di loro ha migliorato la propria situazione economica».

Il coro “Stella alpina” rappresenta una delle principali iniziative culturali dei circoli trentini in Uruguay, con la quale il gruppo porta avanti le tradizioni musicali del Trentino

IN URUGUAY I DOCENTI D’ITALIANO DIVENTANO “DIGITALI”

In Uruguay l’eredità culturale dei migranti di origine italiana è un bene prezioso. L’Associazione Trentini nel Mondo è stata orgogliosa di vedersi attribuito l’incarico di organizzare un corso rivolto ai docenti di lingua italiana per avviarli alla didattica a distanza. Il corso, chiamato “Digitalia”, ha ottenuto il supporto del Ministero degli Esteri italiano e dell’Anep, l’amministrazione nazionale di educazione pubblica dell’Uruguay. Coordinatore del corso è Roberto Paolazzi, responsabile per l’Associazione Trentini nel Mondo in Sud America, mentre le docenti sono Melissa Fassina (docente di italiano in Uruguay) ed Elisabetta Maccani (docente di italiano in Italia, esperta di videoclass di italiano). La professoressa Fassina ci ha raccontato gli obiettivi del corso, iniziato a fine 2021: «I primi incontri sono stati molto partecipati, con 50-60 docenti iscritti. Hanno mostrato interesse per la formula del corso, che non vuole essere un semplice webinar, ma un aggiornamento molto pratico rivolto agli insegnanti che si trovano a fare lezione dovendo ricorrere alla tecnologia». I problemi della tele-didattica in Uruguay non sono diversi da quelli che si incontrano in Italia: «Il corso è rivolto agli insegnanti che non hanno grande dimestichezza con gli strumenti tecnologici. La didattica a distanza può portare a difficoltà e frustrazione», ha sottolineato Fassina.

BOOM DELLA LINGUA ITALIANA, È L’EFFETTO MÅNESKIN 

È significativo il fatto che la lingua italiana sia insegnata regolarmente nelle scuole uruguaiane: «Nelle scuole pubbliche è previsto lo studio dell’italiano – ha evidenziato Fassina. C’è addirittura la Scuola Italiana, istituzione importante che offre ricchi elementi di cultura italiana e che va dall’asilo fino al liceo».  In genere a intraprendere questi percorsi sono i discendenti degli emigrati italiani e trentini: «Nei giovani l’interesse verso la cultura italiana e trentina scaturisce dalla volontà dei genitori di portare avanti il retaggio culturale. Ma sono gli stessi giovani a provare curiosità verso la cultura italiana: nell’ultimo anno l’Italia è stata molto presente nei media, basti pensare al boom dei Måneskin che hanno acceso la curiosità dei giovani», ha spiegato Fassina. Un aspetto particolare del corso è che punta sulle peculiarità locali della cultura italiana: «Proporremo contenuti dedicati alle diverse regioni d’Italia, anche sul Trentino, per contrastare gli stereotipi sull’Italia e far comprendere che la ricchezza dell’Italia è la sua grande diversità culturale», ha detto Fassina. Le domande più frequenti che i docenti e gli studenti pongono sul Trentino riguardano il clima e l’ambiente: «Gli uruguaiani sono molto incuriositi dalle caratteristiche dell’ambiente alpino, anche perché qui la neve non arriva mai». La professoressa Fassina ha evidenziato le partnership tra le realtà accademiche uruguaiane e l’Università di Trento: «L’ateneo trentino ha attivato un programma di doppia laurea ed alcuni dei nostri diplomati sono andati a studiare all’Università di Trento, che è l’università italiana che più spesso riceve studenti provenienti dall’Uruguay. Ma servirebbe qualche progetto più strutturato anche alle scuole superiori».

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Pubblicato da Fabio Peterlongo

Nato nel 1987, dal 2012 è giornalista pubblicista. Nel 2013 si laurea in Filosofia all'Università di Trento con una tesi sull'ecologismo sociale americano. Oltre alla scrittura giornalistica, la sua grande passione è la scrittura narrativa. È conduttore radiofonico e dal 2014 fa parte della squadra di Radio Dolomiti. Cronista per il quotidiano Trentino dal 2016, collabora con Trentinomese dal 2017 Nutre particolare interesse verso il giornalismo politico e i temi della sostenibilità ambientale. Appassionato lettore di saggi storici sul Risorgimento e delle opere di Italo Calvino.