Tergiverso disperso, mentre attraverso il metaverso

Spiegare cosa sia il “metaverso” non è semplice: immaginate che la realtà si articoli su “strati”, uno reale ed uno virtuale, e che le nostre percezioni siano arricchite da informazioni digitali, convogliate elettronicamente. Immaginiamo di andare a trovare, una domenica mattina, la prozia Luisa: ci sediamo sul suo divano ed azzanniamo la torta sbrisolona che è poi la ragione per cui andiamo a farle visita. Guardandoci intorno vediamo la credenza, il tavolino con sopra il gatto di Thun e una radio che gracchia una canzone e che almeno riempie il silenzio imbarazzante. Ci dirigiamo alla finestra che dà sul panorama delle Dolomiti. Con la bocca piena di torta sbrisolona domandiamo alla prozia Luisa: «Che montagna è quella lì, zietta?». Lei ci risponde dalla cucina, mentre sciacqua delle tazzine: «È la Marmolada, imbecille», ci dice amabile. Ecco, questo non è il metaverso. Questa è la noiosissima realtà reale: vorremmo qualcosa che la renda più eccitante.

Ci viene incontro la tecnologia: i nuovi sovrani del mondo, ovvero i fantastiliardari che gestiscono i servizi internet, vogliono rendere le nostre vite più interessanti (per noi) e più monetizzabili (per loro). Hanno deciso di installare un secondo livello di realtà sopra la noiosa quotidianità. Indossando degli occhiali speciali, accederemo al “metaverso”. Entrando nel salotto della prozia Luisa, vedremo il nostro campo visivo accendersi di tantissime lucine digitali: esse ci spiegheranno l’origine medievale della credenza della zietta (e dove rivenderla ad un prezzo imbattibile). Sbattendo due volte le palpebre potremo “animare” il gatto di Thun per ascoltarne le fusa virtuali (e dove acquistarlo ad un prezzo imperdibile). Arricciando il naso potremo attivare la funzione “Condividi esperienza” ed i nostri amici in Nuova Zelanda vedranno con i loro occhi ciò che vediamo noi. Ovvero la cima della Marmolada, il cui nome non dovremo più chiederlo alla zietta, perché sarà evidente in sovraimpressione. Tirandoci un orecchio, potremo eseguire una scansione laser della torta sbrisolona, che sarà ricreata grazie alla stampa 3d da un complesso industriale rumeno e consegnata in giornata. Rapiti dalla realtà aumentata, entreremo nel salotto della prozia Luisa, ci aggireremo in mezzo ai ninnoli per qualche minuto e completamente abbacinati dalle lucine, usciremo senza aver nemmeno salutato. La zietta ci osserverà dalla finestra mentre vaghiamo per la strada, ancora con il piattino in mano, circondati da lucine immaginarie e dirà, scuotendo la testa: «È proprio un imbecille».

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Pubblicato da Fabio Peterlongo

Nato nel 1987, dal 2012 è giornalista pubblicista. Nel 2013 si laurea in Filosofia all'Università di Trento con una tesi sull'ecologismo sociale americano. Oltre alla scrittura giornalistica, la sua grande passione è la scrittura narrativa. È conduttore radiofonico e dal 2014 fa parte della squadra di Radio Dolomiti. Cronista per il quotidiano Trentino dal 2016, collabora con Trentinomese dal 2017 Nutre particolare interesse verso il giornalismo politico e i temi della sostenibilità ambientale. Appassionato lettore di saggi storici sul Risorgimento e delle opere di Italo Calvino.