Tra la poesia e la Visione

“Alberto, dimmi qualcosa della tua Infanzia…“. “Abitavamo a Rovereto nella storica Via della Terra al n.14, la via in cui Antonio Rosmini concepì l’idea dell’essere, come recita una targa. Mio padre, Renzo, ha preso il cognome dalla madre e venne allevato solo da lei. Probabilmente conosceva suo padre dalla foto che mia nonna Liduina teneva sul comodino. La nonna era domestica della signora Gandolfo che aveva 7 figli, abitava al piano di sotto e permise al piccolo Renzo di crescere coi suoi figlioletti. Mio padre (che da adulto avrebbe lavorato come esattore dell’azienda elettrica) alla mia nascita avrebbe voluto chiamarmi Enea. Ma il parroco di Santa Maria non volle accettare quel nome pagano: ci voleva un nome di santo. Seccato, mio padre uscì dalla chiesa, scorse sulla facciata l’immagine di Sant’Alberto. E fui chiamato così. Nacqui nel primo dopoguerra, nel 1947…”.

E qui Alberto Sighele, con la moviola che ha incorporata nel suo grande cranio e quindi non viene mai lasciata a casa, scarrucola freneticamente in avanti e all’indietro: parla del suo ultimo libro / della sua pittura fonetica / del paese di sua madre Carmela, Vignole nell’Oltresarca, dove vedeva le pecore come nei quadri di Segantini / dello spettacolo che fece nel Parco Arciducale di Arco / del fatto che anche lui si sente un po’ filosofo come Antonio Rosmini / della sua seconda moglie, l’attrice russa Rosa Yurcenko / di quando un giorno nei pressi di Mori infilò un mazzo di fiori (colto per portare a sua madre) nei raggi della bicicletta di suo padre che lo stava portando a casa e fecero un ruzzolone salvandosi da gravi conseguenze per via dello scarso traffico di quel tempo… 

Con la studentessa Lisa Zanon per CD Tondo

A un certo punto mi scoccio per questa continua perdita del filo, per tutto questo vortice che scompagina, accatasta tutto, per le categorie dello spazio e del tempo continuamente prese a pallonate. Non so lui in che ruolo giocava al calcio da ragazzo, centravanti direi vista la stazza; ma io facevo il portiere, piccolotto ma con una grande elevazione, sono quindi abituato a difendere la porta. Richiamo Alberto che stia nel seminato, che non salti come un canguro continuamente. Ma lui prosegue a saltare. Mi accorgo che mi sto arrabbiando. Con un interlocutore così indisciplinato mi verrebbe da piantare tutto. Ma lo conosco da quasi trent’anni, lui è fatto così: curioso, fantasioso, talentuoso, creativo, istrionico; ma anche dispersivo, ossessivo, testardo, logorroico, esondante… Prendere o lasciare. Mi viene da sorridere… E lui prosegue a raccontare a ruota libera: ”Anni Sessanta, settimana Santa. Vado dai Salesiani di Don Bosco a Trento e a Bardolino sul Garda. Nelle passeggiate ci tengono alla larga dal lago, lontani dalle nudità femminili: divieto! Divieto che compenserò con l’attuale mia teoria sulla nudità, nella mia pittura fonetica dove le curve della donna possono essere interpretate come geometria e armonia universali…“.

10 libri e 2 CD

Anni Settanta. Il nostro eroe si sposa nel 1973 con Michelina Cappelletti, maestrina di Ronzo Chienis, paese della Val Di Gresta, la Valle degli Orti. Nasceranno due figli: Davide, nel 1975, e Ilaria, due anni dopo. Il primo diventerà un giornalista web; la seconda una delle migliori velociste italiane, campionessa dei 200 metri piani (e anche sua figlia, Agata, giovanissima è come la madre un’ottima velocista). 

Nel frattempo Alberto lascia i Salesiani del collegio di Battersea a Londra dove era finito. Ma è dura. Fa lo sguattero, l’inserviente, piomba in Italia per fare esami a raffica a Verona, mentre la città è in subbuglio per il potsettantotto. E finalmente si laurea in lingue (delle lingue si era innamorato, come suo padre sin dall’Infanzia). Torna a Rovereto e, dopo un periodo di supplenze, diventa professore di ruolo al Liceo Scientifico. Si ritaglia un posto anche nella politica impegnandosi a sinistra con le ACLI, col PDUP, con Solidarietà e, anni dopo, coi Verdi, divenendo anche Consigliere comunale, agli inizi del nuovo secolo. Con il preside Livio Caffieri, prima battagliando poi collaborando, fondano a Rovereto il primo Liceo Linguistico pubblico in Trentino: ”Caffieri, mi aveva mandato in classe ad assistere alle mie lezioni, un eccellente scultore come Alberto Biasi, nato a Parigi ma roveretano. Col preside io insistevo sull’importanza dei viaggi all’estero: ”Ma ti diverti tu. E gli studenti?” mi diceva il preside. “Ma non capisci, preside mio, che se mi diverto io poi entusiasmo gli studenti?” Alla fine lo convinsi: sapeva che ero un insegnante creativo: l’inglese con i Beatles, i film, i notiziari… Collaboravo molto bene con Adrian Bailey il lettore, che improvvisava sketch teatrali su tutto. Con il poeta inglese David Wilkinson (recentemente scomparso) organizzammo uno scambio con la Russia e un altro con la Serbia. Vi fu anche uno scambio con il New Jersey. La dimestichezza col computer, ottenuta a scuola per poter favorire, nella lettura di testi digitali con la barra baille, Marika, la nostra studentessa non vedente, mi serviva poi, incoraggiato dall’assistente ai computer Gigi Gerola, per il mio sito Una poesia al giorno…”.

E parliamo allora di Sighele poeta. Alberto esordì nel 1997, pubblicando in una tipografia di Mezzocorona Come uno scialle; a ruota, l’anno dopo Vorrei potertene parlare, pubblicato da Manfrini di Calliano. Il terzo libro, il più importante di questa prima fase, Ascolta l’urlo delle figlie, aprì il 2000 pubblicato  dall’editore Campanotto (Paisan di Prato, Udine), come da allora saranno editati tutti i libri di versi di questo poeta. La prefazione era mia. Non ci conoscevamo ancora e Alberto mi era venuto a cercare. Il mio testo gli piacque molto: avevo evidenziato la passionalità, l’erotismo dei suoi versi, ma lo colpì soprattutto la conclusione dove scrivevo: ”Per arrivare all’ultimo mannello di liriche, raccolte sotto il titolo Su un unico masso di pietra, in cui scopriamo alcune poesie che si distanziano dalla passionalità, dalla visceralità di tante altre, attingendo ad un andamento quasi astratto, l’inizio forse di una nuova stagione poetica”. Non è qui il luogo per indagare la produzione poetica di questo singolare autore: dirò solo qualcosa del suo libro di versi più recente, il più ambizioso, Tu sei tutto fino al settimo cielo (2021) arricchito da opere di “Pittura fonetica”, come lui chiama la poesia visiva, utilizzando foto di nudi femminili con versi scritti a mano inseriti nell’immagine. Un sorprendente poema “fuori del rigo”, controcorrente, in sette canti di ipermetri lunghissimi, il primo dei quali suona così: ”…tu sei tutto fino al settimo cielo è l’inizio e la fine del mio libro…”. 

A mio avviso l’autore a lui più vicino (fatte tutte le differenze di scala che si vuole) è William Blake, poeta e pittore, precursore del romanticismo, dal respiro biblico, visionario profetico, magnetico. Sighele è un poeta libertario che vede ideologicamente (come Blake) nelle istituzioni, le roccaforti di ogni tipo di oppressione; mentre, strutturalmente e stilisticamente, considera l’esuberanza e l’eccessivo non difetti ma scopi da perseguire. Intimamente legata alla sua attività di poeta c’è poi la sua attività di traduttore: ne ho beneficiato anch’io avendo lui tradotto il mio Saguaro, diario lirico di Padre Kino (già tradotto in spagnolo in precedenza e pubblicato in Messico), che uscì in Usa con Legas di New York nel 2003. Che un poeta si dedichi alla traduzione ( pensiamo a Quasimodo traduttore dei lirici greci, a Ungaretti che traduce i sonetti di Shakespeare) è eccezionale; dato che – come scrive il Nobel Iosif Brodskij – se uno è un poeta si pubblica le poesie sue. Ringrazio Alberto che ha trovato il tempo di trasferire dall’italiano all’inglese il mio Saguaro, e lo ha fatto con eccezionale bravura. C’è poi il Sighele autore teatrale e attore che ha portato i suoi lavori in decine di sedi, in Trentino e fuori, assieme alla russa Rosa Yurcenko, venuta ad abitare in Italia e divenuta sua seconda moglie. Rosa, che è molto brava e affascinante col suo esotico accento russo, per esempio, ha recitato in piazza in Val Brembana, in quel di Bergamo, i miei versi in dialetto su Fra Dolcino e Margherita (mai avrei pensato di essere recitato in dialetto con accento russo!) Ci sarebbe da parlare di tanto altro: come della sua attività in seno al ”Gruppo 83” capeggiato da Italo Bonassi; o della collaborazione con Lucia Gentile e il gruppo Kunst Grenzen di Roverè della Luna; o delle mostre con le sue poesie visive, ovvero fonetiche, assieme ad un artista famoso come Xante Battaglia e altri artisti, in varie città Italiane. Il nostro Alberto Sighele è un personaggio esorbitante, ma io non ci tengo a “esorbitare”.

Ester Bianchi 1° quinquennio linguistico, sinologa internazionale, musa in Come Uno Scialle
Locandina per Mori in Pittura Fonetica
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Pubblicato da Renzo Francescotti

Autore trentino dai molti interessi e registri letterari. Ha al suo attivo oltre cinquanta libri di narrativa, saggistica, poesia in dialetto e in italiano. È considerato dalla critica uno dei maggiori poeti dialettali italiani, presente nelle antologie della Garzanti: Poesia dialettale dal Rinascimento a oggi (1991) e Il pensiero dominante (2001), oltre che in antologie straniere. Sue opere sono tradotte in Messico, Stati Uniti e in Romania. Come narratore, ha pubblicato sei romanzi: Il Battaglione Gherlenda (Paravia, Torino 1966 e Stella, Rovereto 2003); La luna annega nel Volga (Temi, Trento 1987); Il biplano (Publiprint, Trento 1991); Ghibli (Curcu & Genovese, Trento 1996); Talambar (LoGisma, Firenze 2000); Lo spazzacamino e il Duce (LoGisma, Firenze 2006). Per Curcu Genovese ha pubblicato Racconti dal Trentino (2011); La luna annega nel Volga (2014), I racconti del Monte Bondone (2016), Un Pierino trentino (2017). Hanno scritto prefazioni e recensioni sui suoi libri: Giorgio Bàrberi Squarotti, Tullio De Mauro, Cesare Vivaldi, Giacinto Spagnoletti, Raffaele De Grada, Paolo Ruffilli, Isabella Bossi Fedrigotti, Franco Loi, Paolo Pagliaro e molti altri.