Ultimi nell’uso dei social

I social-network sono diventati la nostra dose di veleno quotidiana. Li usiamo per informarci (male), per dar sfoggio delle nostre opinioni (discutibili) e per mostrare quanto siamo fichi perché siamo andati in palestra (magari una volta sola). Ma il Trentino non ama particolarmente i social: l’annuario statistico 2021 di Eurostat mostra che in Trentino solo il 46% della popolazione ha usato i social almeno una volta negli ultimi tre mesi. Sei punti in meno del resto del Nord Italia, in linea piuttosto con il dato che si registra nel Mezzogiorno. Ci si chiede perché il nostro territorio, benché avanzato in termini di reti, sia così “indietro”. C’è chi fa peggio, ad esempio la Corsica, dove più di 6 persone su 10 non usano i social. Pensate, una meravigliosa isola del Mediterraneo in cui solo una stretta minoranza usa Facebook e Twitter: insomma, il paradiso.

Eurostat ipotizza che in Trentino si usino i social meno che altrove perché la popolazione è più anziana. Magari è per davvero così: siamo anziani e non riusciamo a capire quel linguaggio. Ed ecco allora un breve compendio per districarci tra “emoji” e “reaction” spesso difficili da decifrare se non si hanno dodici anni. Un esempio: leggiamo una vignetta (o “meme”) che ci fa ridere? Lungi da noi commentare usando l’emoji della risata, pena il rischio di passare per “boomer”. Se qualcosa vi fa ridere e volete essere in linea con i giovani, usate l’emoji del teschio. Perché il teschio? Perché la moda giovanile ha stabilito che è il simbolo per dire: “Sono morto dal ridere”. Sta prendendo piede anche l’emoji della sedia per esprimere divertimento: credo significhi che stiamo ridendo così tanto che dobbiamo sederci per non perdere l’equilibrio, ma non ne sono sicuro. Se qualcuno mette una “sedia” in calce a una vostra frase, non vi sta invitando a sedervi né vi sta minacciando di prendervi a sediate: sta semplicemente ridendo. Nel frattempo l’emoji della risata ha subìto una totale inversione di significato.

Mettere la “risata” ad un commento altrui significa che quell’opinione la disprezziamo, “ci fa ridere”. Quel pensiero che qualcuno ha espresso magari perché quella cosa l’ha studiata, non merita un tentativo di smentita razionale. Le decine di “risate” lo identificheranno immediatamente come ridicolo, indegno di una riflessione, meritevole solo d’uno sberleffo di scherno. Insomma, i social-network non sono un mondo meraviglioso?

Condividi l'articolo su:

Pubblicato da Fabio Peterlongo

Nato nel 1987, dal 2012 è giornalista pubblicista. Nel 2013 si laurea in Filosofia all'Università di Trento con una tesi sull'ecologismo sociale americano. Oltre alla scrittura giornalistica, la sua grande passione è la scrittura narrativa. È conduttore radiofonico e dal 2014 fa parte della squadra di Radio Dolomiti. Cronista per il quotidiano Trentino dal 2016, collabora con Trentinomese dal 2017 Nutre particolare interesse verso il giornalismo politico e i temi della sostenibilità ambientale. Appassionato lettore di saggi storici sul Risorgimento e delle opere di Italo Calvino.