Un Natale senza qualità (omaggio a Robert Musil)

Il Mercato era aperto anche il giorno di Natale.
Di solito non capitava, ma quel dì c’era nell’aria qualcosa di speciale. E non era solo per la Festa. Forse la neve che aveva reso tutto candido cadendo giù veloce a fiocchi piccoli, leggeri e fitti, forse quell’aria così fina e fredda, che ravvivava i polmoni e il cuore.
C’era gente, parecchia, per le strade. Mancava ancora qualche ora alla cena di Natale, che nel paese si celebrava verso le sette e mezza, piuttosto un po’ più tardi ma non prima.
C’era ancora un po’ di tempo quindi per aggiustare gli ultimi ingredienti e ritornare a casa a cucinare.
Ma non per tutti era così.
L’uomo senza qualità si diresse con fare non deciso e non precisamente descrivibile verso il banchetto che gli era parso vendere di tutto, e dove così sperava di trovare quel che gli mancava pur senza averne diretta consapevolezza.
L’idea che fosse necessaria una qualche specificazione in più del solo aver bisogno gli frullava nel cervello, ma era troppo evanescente per averne un’immagine precisa.
Si fermò con piglio incerto davanti al banco, e riassettò per bene al petto la sciarpa che gli riparava il collo, infilandola poi di sotto al bavero del cappotto di lana pressata grigio scuro. Mosse qualche passo lungo il bancone, e, mentre l’uomo che vendeva un po’ di tutto gli mandava due o tre occhiate di sottecchi, fece navigare il proprio sguardo qua e là sopra la mercanzia, che in verità era esposta in modo, gli sembrò, un poco arruffato.
“Desidera qualcosa?” gli chiese il venditore gentilmente, con professionale cortesia.
“Non so” rispose l’uomo senza qualità. “Mi sembra” aggiunse poi, come a prendere tempo per pensarci su, ma senza farlo.
“Su questo banco può trovare pressoché qualsiasi cosa” gli si rivolse suggestivamente l’altro.
“Ma c’è tutto, proprio… tutto?” seguitò il primo senza convinzione.
“Tutto non so, ma se si cerca bene, qui si trova. Non mi sovviene ora nessuno che se ne sia andato via senza trovare quello che cercava.”
“Mah… in effetti io una cosa in mente ce l’avrei. Ma è difficile, non so se sia possibile…” disse il primo uomo quasi balbettando.
“Mi dica.”
“Ecco…vorrei… ” e qui fece una leggera pausa, come a cercare le parole: “Vorrei qualcosa che mi manca.”
“Non è un problema” gli fece il venditore.
“Davvero non è un problema?” lo incalzò allora speranzoso l’uomo senza qualità.
“Non è un problema in sé…” proseguì l’altro. “Tutto dipende da quello che lei cerca.”
“Ecco… vi ho detto… appunto. Io cerco quello che non ho. Vorrei sapere se ne avete voi da vendermi.”
“Aspetti” lo bloccò subito il venditore. “Così non è ben chiaro. Per risponderle e servirla bisogna che io sappia di che cosa lei parla.”
“Io non lo so” rispose l’uomo senza qualità. “Datemi un aiuto voi.”
Il venditore disse: “Volentieri. Son qui apposta”. E proseguì: “Vediamo… come prima cosa occorre comprendere la sua richiesta, perché non è precisa come crede”.
“Io non lo credo.”
“Poco importa. Voglio dire che è diverso ricercare ciò che uno non ha o quello che gli manca. Non sono la stessa cosa. Affatto.” aggiunse il venditore.
L’uomo senza qualità fu attraversato dall’accenno minimo di un dubbio. “Quello che non ho…” azzardò “è quello che mi manca.”
“Be’, insomma, non è proprio così, se mi consente” disse l’altro. “Lei, come tutti noi, può non avere moltissime cose, ma non è detto che le manchino tutte. Dipende dalle cose.”
“Se non le ho, mi mancano.”
“In parte è vero. Ma, come le dico, le manca ciò che dovrebbe o che potrebbe avere e che, invece, non ha. Il resto, c’è o non c’è, poco rileva: non le manca.”
L’uomo senza qualità alzò un sopracciglio, un po’ confuso. Disse: “Sarà”.
“Va bene. Non vorrei mai contraddirla. E del resto, come si dice, il cliente ha sempre ragione. Facciamo così, allora. Diciamo che per scoprire quello che lei vuole ci son due modi. O si trova subito quello che le manca, o si determina ciò che lei già ha e si va per esclusione. Tanto qui c’è tutto. Però è un lavoro lungo!”
“Credo che la prima via potrebbe forse essere più spiccia” suggerì l’uomo, un poco titubante, ma già più speranzoso.
“Be’, non è detto. Se lei ha poco o nulla si fa prima per la seconda via” precisò a sua volta il venditore.
“Io non posseggo nulla” dichiarò l’uomo. E qui fu certo.
Ma l’altro replicò: “Questo lo pensano tutti, sulle prime. Poi, se si va a vedere bene, non è proprio così.”
“Ah be’, allora… suggerite voi” lo invitò l’uomo senza qualità.
“Intanto vedo che ha un cappotto, una camicia, sciarpa, cappello, e pantaloni… e, immagino, le scarpe, anche se non le vedo da qui dietro. Tutto di buona qualità… quindi lei pare avere almeno un poco di denaro.”
“Roba di qualità, non so, non me ne intendo” replicò l’uomo. “Sono di buona fattura, credo. Così mi han detto. Quando al resto, sì; e infatti sarei qui propriamente per comprare quello che non ho usando il denaro. Quello non mi manca” fece, con un tono quasi compiaciuto.
“Bene. Allora lo possiamo escludere. Ma serve a poco di per sé, perché il denaro non si compra. È uno strumento, non un valore in sé.”
“Per il vero” lo interruppe l’uomo “io il mio denaro l’ho fatto proprio vendendo soldi, cioè denaro. Se si può vendere, si potrà anche comperare.”
“Può essere; ma io sono un venditore e il denaro lo ricevo in cambio di qualcosa di diverso dal denaro. Sarebbe un circolo vizioso, illogico direi.
“Però funziona” replicò l’uomo. “Io infatti ho molto più denaro di quando ho cominciato a venderlo.”
“Ma non sa che farne.”
“Non so come spenderlo, in effetti. Mi si attacca addosso, come una calamita.”
Queste parole erano appena state pronunciate che una giovane donna, dall’altro lato della via, vedendo i due intenti a discutere si era avvicinata.
Arrivò in tempo per sentire il banconiere dire: “Senta, lo dico contro il mio interesse, ma potrebbe anche donarlo il suo denaro” rivolto all’uomo che aveva di fronte.
“Be’, no” replicò questo. “Fosse così, tanto valeva lo lasciassi a chi l’ho preso.”
La donna allora intervenne: “Questo non è vero. Se lei non l’ha rubato, e non lo credo, significa che glielo hanno dato in cambio di un servizio. Di solito è così.”
“Il mio servizio è stato quello di dare loro il denaro” disse l’uomo.
“È un circolo vizioso, l’ho già detto” ribadì il venditore. “Se a chi ti dà una cosa ridai la medesima, non c’è nessuno scambio.”
“Come no?” gli replicò la donna. “Io, per esempio, se do amore, non lo distribuisco per denaro, ma neanche lo dono. In cambio voglio lo stesso amore. È un circolo vizioso pure questo, secondo lei?”
Quello alzò gli occhi al cielo e non rispose.
Ma l’altro uomo disse piatto: “Se posso avere amore solo dando amore, allora, per quanto mi paia un po’ un’assurdità, mi devo procurare amore.” E, rivolto al venditore, chiese: “Voi ne avete da vendermi, che non ne ho?”
“Non sa quanto mi spiace ma l’amore oggi è andato tutto. Non ha idea di quanta gente ne aveva un bisogno matto. Ricorda? Oggi è Natale!”
“Già… osservò l’uomo prendendosi il mento con la mano. “Oggi è Natale. E quindi, niente amore?”
“Non dico questo…” replicò l’altro accennando a un mezzo sorriso a labbra chiuse. E aggiunse: “Be’, magari oggi no ma poi domani… Chi lo sa.”
“Domani è domani. Io vorrei comprare adesso. E l’amore è una cosa che non ho, e se non ce l’ho…”
“Va bene, va bene…” lo interruppe il venditore. “Ho capito. Comunque, creda a me, oggigiorno l’amore è anche troppo reclamizzato. Vero signora?” e si girò verso la donna.
Quella gli porse ciò che aveva scelto, bofonchiando: “Bah… Me lo incarti, per favore.”
L’uomo obbedì. Lei se ne andò.
I due si ritrovarono da soli. Quello senza qualità seguì con gli occhi la ragazza allontanarsi e mormorò tra sé: “Ma non mi ha detto dell’amore…”
E quella, come avesse sentito lo sguardo nella schiena, si fermò; e, a qualche metro, si girò e lasciò detto loro: “L’amore dà felicità.”
Poi se ne andò davvero.
I due rimasti si guardarono. Il venditore scrollò le spalle; l’uomo tacque.
Per un poco stettero in silenzio.
Forse sarebbe finito tutto lì se non fosse uscito da un cantone un uomo giovane che andò al banco e sussurrò qualcosa; il venditore, guardandolo un po’ storto, prese una cosa che l’uomo senza qualità non vide, la incartò e gliela consegnò. Quello la ficcò sotto la giacca e si mise a frugare nelle tasche.
Così, mentre il ragazzo era distratto, l’uomo senza qualità si rivolse sottovoce al banconiere: “Che vi ha chiesto?”
“Lasci stare” gli rispose. “Son cose da ragazzi, che a lei certo non mancano. Ne abbia o no.”
L’uomo abbozzò, anche se poco convinto. Guardò verso il ragazzo ma non gli chiese niente. Si girò e disse: “Un altro che ha trovato quello che cercava.”
Quando si voltò ancora quello non c’era più.
Il venditore intanto si era messo a fare dei conti suoi su un libriccino.
L’altro allora ricominciò a guardare senza ordine le cose ammonticchiate sul bancone, già disordinate di per sé.
Rimasero così, finché non arrivò loro un’altra voce, ruvida e un poco arata da un respiro affaticato.
“Che vita…” diceva un mendicante che stava strascicando i propri passi per la via. “Il giorno di Natale mi sa che resto senza pranzo e senza cena.” E alzò lo sguardo verso i due. Il banconiere, indicando l’altro uomo, disse: “Magari c’è qualcuno che vi invita”.
Quello però non sembrò accorgersene. Disse: “Magari sì”, ma si girò nuovamente a frugare con lo sguardo tra gli oggetti.
Il mendicante buttò gli occhi su ambedue e poi scivolò via, sparendo anch’egli dentro quella luce cristallina che faceva sembrare ghiaccio il cielo, mentre piccolissimi brillanti erano comparsi a sbrilluccicare in aria tutt’intorno.
Stava ricominciando a nevicare.
L’uomo senza qualità intanto se ne stava sempre lì a guardare tutto e niente, scrutando di sottecchi il venditore che continuava a fare le sue cose.
D’un tratto fu quest’ultimo a esclamare: “Professore!” e fece mossa di uscire dal bancone per ricevere un signore distinto che si avvicinava.
“Olà!” fece questo di rimando, portando le dita al cappello per rilevarlo appena un poco sulla nuca e riappoggiarvelo leggero. “Ben trovato. Buon Natale!”
“Buon Natale anche a lei, professore!” gli augurò a sua volta il venditore. Come va la vostra sciatalgia?”
“Si campa. Ognuno ci ha le sue.”
“Eh già. Questo freddo non aiuta. Ma tant’è. Oggi è Natale, e s’ha da pensare solo al bene.”
Poi aggiunse: “Già che siete qui, forse, se posso profittare, vorreste acconsentire a dare a me e quest’uomo qua un consiglio dei vostri, che sono sempre saggi?”
“Ma certo. Dite.”
“Mah… vedete… C’è una questione con questo signore qui, che vorrebbe acquistare un qualche cosa qui da me ma non sa bene cosa vuole.”
“E dovrei saperlo io?” rispose un po’ sorpreso il professore.
“Forse sì” prosegui il banconiere abbassando un poco il tono e accennando con il mento all’uomo senza qualità. “Perché in fondo, forse, è una questione, come dire, un poco filosofica. Cioè…”
Il professore piegò anche lui un poco la testa: “Cioè?”
“Cioè il signore qui avrebbe tutta l’apparenza di sapere ciò che vuole. E in effetti lo sa…”
“E allora dov’è il problema?” chiese sempre più perplesso il professore.
“Sta nel fatto che lui dice di volere una cosa che non ha. E fin qui io l’ho capito. È che poi vuole che io gli venda solamente una cosa che gli manca, e io non lo so distinguere per bene ciò che uno non ha e quello che gli manca.”
“Mi sembra interessante…” rispose il professore prendendo a lisciarsi con le mani la barbetta grigio perla pettinata a punta. “Interessante, sì, e anche un poco complicato… Lei che mi dice?” fece poi girandosi interrogativo verso l’uomo senza qualità.
“Io non lo so” rispose questi burbero. “Apposta son venuto a chiedere consiglio; e ora lor signori sono in due, e anche di livello a quanto pare. Certamente risolverete il problema.”
“Bene bene…” fece il professore cominciando anch’egli a girar lo sguardo tra tutti gli innumerevoli oggetti disposti sul balcone. E si vedeva che già pensava assai. “Beh” disse infine “a ben vedere il suo problema non è poi così nuovo. Se lo sono chiesto in tanti a questo mondo, e le dirò che lei tutto sommato è fortunato perché in parecchi si sono anche risposto. Uhm… vede quel libro, per esempio?”
“Quale?
“Quello lì davanti a lei. Lo prenda in mano e legga il titolo.”
“Ah sì, ecco: «L’uomo senza qualità» di un certo Musil” disse. E subito soggiunse: “Non lo conosco”.
“Capisco. Eppure spesso i personaggi conoscono il loro autore più di quanto non si immagini.”
E il venditore subito: “Lo vuole?”
“Dovrei? rispose l’altro. “È un libro che non ho letto, è vero. Ma, così a occhio, non credo sia quello che mi manca.”
“È vero. In realtà non le occorre” gli disse il professore. “Che lei lo legga o meno, vivrà uguale.”
“Questo è certo” replicò l’uomo senza qualità.
“Però potrà dare un po’ di tono a questo suo Natale. Se lo regali, via, e me lo dia un momento qui, così le mostro…”.
“Prima lo deve comperare!” lo interruppe il venditore.
Al che l’uomo senza qualità, colto sul vivo, disse: “Certo, certo. Questo non è un problema.” Lo afferrò e lo pagò. Poi lo diede al professore il quale prese a sfogliarlo apparentemente a caso, aprendo una pagina e poi l’altra. A un certo punto disse: “Ecco, per esempio, qui: «Se uno può soddisfare tutti i propri desideri, ben presto non saprà più cosa desiderare.» Questo si adatta a lei, così parrebbe.”
“Neanche per sogno. Io non ho per niente soddisfatto tutti i miei desideri. Non che non abbia avuto i mezzi o i desideri. Ma non mi è parso mai così importante.”
E quello: “Comprendo. Ma è Musil che l’ha detto. Vede, Musil racconta di un uomo senza qualità intendendo con ciò descrivere l’incertezza e la disgregazione del tempo moderno.”
“Non so se lei è disgregato; di sicuro è incerto” si intromise il venditore, inopportunamente, tanto che l’uomo senza qualità lo rimbeccò: “Oh, sentite!”
Intanto il professore aveva continuato: “Non dico lei. Non se la prenda”.
“Fa nulla” disse l’uomo senza qualità alzando le spalle «In questo groviglio, qualsiasi cosa si faccia ha una importanza minima!».
“Ecco vede, sta già parlando come lui. Sono parole del libro queste. Gliel’ho detto, i personaggi ne sanno più del loro autore.”
“Be’, forse” intervenne il venditore “a questo i libri servono: a spiegare all’autore quel che pensa.”
“Voi neanche sapevate di averlo, il libro!” ribatté l’uomo senza qualità, che cominciava a spazientirsi di queste continue sortite di quell’altro lì dietro il bancone.
“Oh be’…”
“Calma…” intervenne il professore. “Sappiate che all’inizio della storia un libro è un contenitore vuoto. Ma lo è anche l’autore. In fin dei conti i personaggi non prendono vita da lui, ma gliela danno.”
“Questa non l’ho capita” fece l’uomo senza qualità.
“Intendo dire che i personaggi costringono l’autore a immaginarsi al posto loro e vedere un po’ le cose da quel punto di vista. Viste così le cose cambiano. E per lui è come estendere la propria vita vivendo sprazzi di quelle degli altri.”
E il venditore: “Ecco, così vede ciò che serve… e poi decide!”. E si girò verso l’uomo senza qualità.
Ma questi alzò le spalle senza raccogliere la provocazione.
In quel momento passò una ragazzina con i pattini a rotelle ai piedi, veloce e silenziosa come stesse volando sopra il ghiaccio. E tutti si accorsero che era felice perché come fu vicino a loro girò il volto e spalancò un sorriso così dolce e intenso che nessuno ebbe coraggio di parlare.
Ma tutti tre pensarono: “Che bella sei!”.
Poi anche la sua agilissima figura si confuse dentro la morbidezza di una nevicata che si andava facendo sempre più coprente e densa.
“Che bella sei!”. Un uomo anziano dai capelli lunghi e folti, candidi come i fiocchi che vi si stavano posando, si era fermato lì. E quella proprio davanti a lui aveva rallentato con un bel passo incrociato e gli aveva regalato un sorriso ancor più bello, grondante la felicità e la leggerezza dei suoi pattini nuovi. Il vecchio aveva ricambiato dal cuore della sua barba bianca.
“Chi ha detto che non c’è vita sul pianeta? Questo Musil?” chiese il venditore.
“Musil parlava della grande vitalità e dell’incertezza di cui sembrava essere impregnato il mondo all’inizio del secolo scorso. Noi, cent’anni anni dopo, visto come è andata, diffidiamo della vitalità e siamo immersi nella confusione. Lui no, lui era più eccitato che spaventato, circondato com’era dal militarismo e da una strana frenesia di guerra. Invero lui sapeva cosa fosse una battaglia, ma non cos’è la guerra. E noi che lo sappiamo non siamo eccitati affatto: siamo solamente spaventati.”
“Guerra, voi uomini non sapete parlar d’altro!” fece una voce.
Il venditore si girò per commentare: “Ehi, guarda un po’ chi c’è… È tornata la tifosa dell’amore!”
“Guerra e denaro! Ecco ciò che voi uomini avete per la mente. E non pensate mai ai sentimenti!” fece la donna, riemergendo ora dalla coltre sempre più fitta della nevicata.
“È fissata” commentò sottovoce il venditore.
“Guerra, denaro, amore…” fece il professore “non son poi così lontani. Piuttosto, direi, si attraggono: guerra e amore sono amati e odiati, e il denaro spesso paga l’una e l’altro. Comunque, piacere di conoscerla, signora.”
“Signorina” precisò lei. “Il piacere è tutto mio. È che con il signore qua si stava parlando che la vita è tutto uno scambiare: amore per amore, denaro per denaro…”
“Lei aveva parlato di… felicità” le rammentò l’uomo senza qualità, con una certa titubanza. “Potrebbe essere quella la cosa che mi manca”.
“Guardi nel libro” suggerì il professore.
“Ah già, «L’uomo senza qualità»; e lo riprese in mano.
“«Che cos’è un uomo senza qualità?»” domandò la donna.
“«Nulla! Non è proprio nulla!»: così lo definisce Musil” rispose il professore. Poi spiegò: “«Ce ne sono milioni oggigiorno. È la tipica razza d’uomini che i nostri tempi hanno prodotto!». Dico: per Musil «Un uomo senza qualità non ha una professione, non una specifica almeno. Ogni suo sentimento è solo un punto di vista. Per lui tutto è relativo».
“Io non lo so se tutto è relativo” intervenne l’uomo senza qualità, con poca convinzione.
“Figuriamoci se lo sa” buttò lì, non proprio sobriamente, il venditore.
“Ovvio che lo è” confermò il professore. “Ma quest’uomo non è del tutto privo di ogni qualità: solo, non sa quali ha e quali gli mancano.”
“Quindi ne ha qualcuna!” esclamò l’altro, tra preoccupato e speranzoso.
“Ma di che state parlando?” saltò fuori il ragazzo sparito poco prima, materializzandosi tra la nevicata e riapparendo in scena.
“Te lo dico se tu mi dici cosa hai comperato poco fa” gli fece l’uomo senza qualità.
E quello: “Una cosa che mi mancava. Qui l’ho trovata.” E si girò a guardare il venditore con complicità.
L’altro fissò anch’egli interrogativamente il venditore; ma questi si schermì dicendo: “Non lo posso dire che cosa ha comperato. Sono tenuto al riserbo.”
“E figuriamoci! Comunque non servite.” E speranzoso si rivolse ancora al giovane: “Tu come facevi a sapere che ti mancava?” chiese.
E quello: “Be’, non ce l’avevo. Ora ce l’ho.”
E il professore: “La questione è proprio distinguere quel che non si ha e quel che ci manca.”
E il ragazzo: “Boh”.
“Siamo daccapo” disse allora un poco rassegnato l’uomo senza qualità. E si rimise a rovistare con gli occhi sul bancone.
Intanto stava scendendo ormai la sera, e le luci delle case cominciavano a occhieggiare tra lo sfarfallio sempre più intenso della neve. In questo spazio quasi di cristallo si perdeva «una città che si andava piano piano raffreddando»; e occorreva sempre più attenzione per sentire, nel profondo, attraverso il suo corpo ghiacciato e impietrito, il battito di un cuore.
Il professore si sentì allora in dovere di riprendere la situazione in mano. “Quest’uomo” disse, accennando a colui che rovistava “è come il protagonista del romanzo: è un uomo in cerca di un qualcosa, che non sa cos’è perché gli manca; e questa è la ragione per cui cerca ma è anche quella per la quale non lo troverà.”
L’uomo taceva.
Ma il mendicante, prontamente: “Se per caso è la cena di Natale che gli manca, ci penso volentieri io: basta che paghi lui.”
E il professore, preso alla sprovvista: “Ecco, vedi… tu sai quello che cerchi. Sei più fortunato di lui, dunque.”
E il mendicante: “Ah, davvero?”
E ancora il professore: “Insomma, questo potrà anche accadere. Perché, come tutti vedete, questo è un uomo che certamente ha la qualità necessaria a essere uomo. Il problema suo è che non sa qual è, e quindi è come non l’avesse. Per questo è in cerca.”
E il ragazzo: “Io lo sapevo cosa mi mancava! E infatti l’ho trovato subito.”
E il venditore: “Tu è meglio che stai zitto.”
E poi la donna: “Io consiglierei al signore di cercare in una dimensione più spirituale.”
E il venditore: “Andiamo bene…”
E il professore infine: “Questo è un uomo senza qualità!”
“Volevo dirlo!” disse il venditore.
“Si mette proprio male…” concluse il mendicante. Poi girò gli occhi un poco intorno e aggiunse a voce un po’ più bassa: “Senta un po’, brav’uomo… qua mi sembra che la stiano prendendo tutti in giro, che non mi pare carino. Io ho il problema della cena, ma lei mi pare che ha un problema all’anima. Mi spiace più per lei che non per me.”
L’uomo senza qualità non disse nulla; o se parlò non si sentì perché la nevicata si era fatta ormai così abbondante e spessa da assorbire e nascondere dentro di sé ogni rumore.
Fu allora che dal corpo di questa atmosfera quasi solida uscì come d’incanto la ragazzina in corsa, fendendo la coltre silenziosa e morbida con la sua ombra colorata, mentre i pattini sembravano non toccar nemmeno terra.
Ma tutti intanto si erano allontanati dal bancone dove l’uomo senza qualità era rimasto solo.
Il ragazzo era andato via con quel che aveva.
Il professore era andato verso il vecchio.
Il venditore era uscito dal bancone, forse in cerca della tifosa dell’amore.
Tutti scomparvero nel bianco.
Nessuno si accorse che la ragazzina aveva fatto un giro intero intorno a tutti, danzando per ciascuno, sopra i suoi pattini volanti.
L’uomo senza qualità la vide fermarsi all’improvviso e per un attimo di fronte a lui, con le gote arrossate e il volto illuminato da un sorriso.
Gli porse qualche cosa. Poi scivolò via.
Ristette a lungo l’uomo senza qualità, con la schiena contro il banco e lo sguardo fisso avanti a sé.
Non c’era più nessuno.
La neve a larghe falde intorno a lui scendeva lenta.
Era leggera l’aria, resa morbida da quella neve che sembrava voler alleggerire il cuore d’una città che, incerta, cercava per una volta ancora di riconciliarsi con il suo Natale.
Si riscosse infine, prima di perdersi nell’atmosfera candida e soffusa.
Chinò il capo e si sorprese del rosso acceso della rosa che ora teneva tra le mani.
Si guardò intorno, strizzando un poco gli occhi per sciogliere i fiocchi piccolini che gli erano fermati sulle ciglia.
Sorrise quando vide la sagoma del mendicante ferma a pochi metri: lì dove era stata sempre.
Lo raggiunse.
Il mendicante lo guardò un po’ scanzonato e chiese: “La rosa per chi è?”
“Per la cameriera, al ristorante” rispose.
“Allora andiamo a cena?”
“Certo, è Natale.”
“Be’, te lo avevo pur detto che quel che ti mancava era un regalo per me.”
“Avevi ragione. Però, confesso, è un regalo che in realtà ho fatto a me stesso.”
“Sono i migliori” disse il mendicante. E aggiunse: “Anch’io ho una cosa tua da regalarti.”
Gli porse il libro: “Ti si addice, forse, un po’. Ma, senza offesa.”
L’Uomo senza qualità lo ficcò in tasca: “Senza offesa.”
Poi si infilarono insieme nel Natale, più bianco del solito quell’anno.
UN NATALE SENZA QUALITÀ
(Omaggio a Robert Musil)
Il Mercato era aperto anche il giorno di Natale.
Di solito non capitava, ma quel dì c’era nell’aria qualcosa di speciale. E non era solo per la Festa. Forse la neve che aveva reso tutto candido cadendo giù veloce a fiocchi piccoli, leggeri e fitti, forse quell’aria così fina e fredda, che ravvivava i polmoni e il cuore.
C’era gente, parecchia, per le strade. Mancava ancora qualche ora alla cena di Natale, che nel paese si celebrava verso le sette e mezza, piuttosto un po’ più tardi ma non prima.
C’era ancora un po’ di tempo quindi per aggiustare gli ultimi ingredienti e ritornare a casa a cucinare.
Ma non per tutti era così.
L’uomo senza qualità si diresse con fare non deciso e non precisamente descrivibile verso il banchetto che gli era parso vendere di tutto, e dove così sperava di trovare quel che gli mancava pur senza averne diretta consapevolezza.
L’idea che fosse necessaria una qualche specificazione in più del solo aver bisogno gli frullava nel cervello, ma era troppo evanescente per averne un’immagine precisa.
Si fermò con piglio incerto davanti al banco, e riassettò per bene al petto la sciarpa che gli riparava il collo, infilandola poi di sotto al bavero del cappotto di lana pressata grigio scuro. Mosse qualche passo lungo il bancone, e, mentre l’uomo che vendeva un po’ di tutto gli mandava due o tre occhiate di sottecchi, fece navigare il proprio sguardo qua e là sopra la mercanzia, che in verità era esposta in modo, gli sembrò, un poco arruffato.
“Desidera qualcosa?” gli chiese il venditore gentilmente, con professionale cortesia.
“Non so” rispose l’uomo senza qualità. “Mi sembra” aggiunse poi, come a prendere tempo per pensarci su, ma senza farlo.
“Su questo banco può trovare pressoché qualsiasi cosa” gli si rivolse suggestivamente l’altro.
“Ma c’è tutto, proprio… tutto?” seguitò il primo senza convinzione.
“Tutto non so, ma se si cerca bene, qui si trova. Non mi sovviene ora nessuno che se ne sia andato via senza trovare quello che cercava.”
“Mah… in effetti io una cosa in mente ce l’avrei. Ma è difficile, non so se sia possibile…” disse il primo uomo quasi balbettando.
“Mi dica.”
“Ecco…vorrei… ” e qui fece una leggera pausa, come a cercare le parole: “Vorrei qualcosa che mi manca.”
“Non è un problema” gli fece il venditore.
“Davvero non è un problema?” lo incalzò allora speranzoso l’uomo senza qualità.
“Non è un problema in sé…” proseguì l’altro. “Tutto dipende da quello che lei cerca.”
“Ecco… vi ho detto… appunto. Io cerco quello che non ho. Vorrei sapere se ne avete voi da vendermi.”
“Aspetti” lo bloccò subito il venditore. “Così non è ben chiaro. Per risponderle e servirla bisogna che io sappia di che cosa lei parla.”
“Io non lo so” rispose l’uomo senza qualità. “Datemi un aiuto voi.”
Il venditore disse: “Volentieri. Son qui apposta”. E proseguì: “Vediamo… come prima cosa occorre comprendere la sua richiesta, perché non è precisa come crede”.
“Io non lo credo.”
“Poco importa. Voglio dire che è diverso ricercare ciò che uno non ha o quello che gli manca. Non sono la stessa cosa. Affatto.” aggiunse il venditore.
L’uomo senza qualità fu attraversato dall’accenno minimo di un dubbio. “Quello che non ho…” azzardò “è quello che mi manca.”
“Be’, insomma, non è proprio così, se mi consente” disse l’altro. “Lei, come tutti noi, può non avere moltissime cose, ma non è detto che le manchino tutte. Dipende dalle cose.”
“Se non le ho, mi mancano.”
“In parte è vero. Ma, come le dico, le manca ciò che dovrebbe o che potrebbe avere e che, invece, non ha. Il resto, c’è o non c’è, poco rileva: non le manca.”
L’uomo senza qualità alzò un sopracciglio, un po’ confuso. Disse: “Sarà”.
“Va bene. Non vorrei mai contraddirla. E del resto, come si dice, il cliente ha sempre ragione. Facciamo così, allora. Diciamo che per scoprire quello che lei vuole ci son due modi. O si trova subito quello che le manca, o si determina ciò che lei già ha e si va per esclusione. Tanto qui c’è tutto. Però è un lavoro lungo!”
“Credo che la prima via potrebbe forse essere più spiccia” suggerì l’uomo, un poco titubante, ma già più speranzoso.
“Be’, non è detto. Se lei ha poco o nulla si fa prima per la seconda via” precisò a sua volta il venditore.
“Io non posseggo nulla” dichiarò l’uomo. E qui fu certo.
Ma l’altro replicò: “Questo lo pensano tutti, sulle prime. Poi, se si va a vedere bene, non è proprio così.”
“Ah be’, allora… suggerite voi” lo invitò l’uomo senza qualità.
“Intanto vedo che ha un cappotto, una camicia, sciarpa, cappello, e pantaloni… e, immagino, le scarpe, anche se non le vedo da qui dietro. Tutto di buona qualità… quindi lei pare avere almeno un poco di denaro.”
“Roba di qualità, non so, non me ne intendo” replicò l’uomo. “Sono di buona fattura, credo. Così mi han detto. Quando al resto, sì; e infatti sarei qui propriamente per comprare quello che non ho usando il denaro. Quello non mi manca” fece, con un tono quasi compiaciuto.
“Bene. Allora lo possiamo escludere. Ma serve a poco di per sé, perché il denaro non si compra. È uno strumento, non un valore in sé.”
“Per il vero” lo interruppe l’uomo “io il mio denaro l’ho fatto proprio vendendo soldi, cioè denaro. Se si può vendere, si potrà anche comperare.”
“Può essere; ma io sono un venditore e il denaro lo ricevo in cambio di qualcosa di diverso dal denaro. Sarebbe un circolo vizioso, illogico direi.
“Però funziona” replicò l’uomo. “Io infatti ho molto più denaro di quando ho cominciato a venderlo.”
“Ma non sa che farne.”
“Non so come spenderlo, in effetti. Mi si attacca addosso, come una calamita.”
Queste parole erano appena state pronunciate che una giovane donna, dall’altro lato della via, vedendo i due intenti a discutere si era avvicinata.
Arrivò in tempo per sentire il banconiere dire: “Senta, lo dico contro il mio interesse, ma potrebbe anche donarlo il suo denaro” rivolto all’uomo che aveva di fronte.
“Be’, no” replicò questo. “Fosse così, tanto valeva lo lasciassi a chi l’ho preso.”
La donna allora intervenne: “Questo non è vero. Se lei non l’ha rubato, e non lo credo, significa che glielo hanno dato in cambio di un servizio. Di solito è così.”
“Il mio servizio è stato quello di dare loro il denaro” disse l’uomo.
“È un circolo vizioso, l’ho già detto” ribadì il venditore. “Se a chi ti dà una cosa ridai la medesima, non c’è nessuno scambio.”
“Come no?” gli replicò la donna. “Io, per esempio, se do amore, non lo distribuisco per denaro, ma neanche lo dono. In cambio voglio lo stesso amore. È un circolo vizioso pure questo, secondo lei?”
Quello alzò gli occhi al cielo e non rispose.
Ma l’altro uomo disse piatto: “Se posso avere amore solo dando amore, allora, per quanto mi paia un po’ un’assurdità, mi devo procurare amore.” E, rivolto al venditore, chiese: “Voi ne avete da vendermi, che non ne ho?”
“Non sa quanto mi spiace ma l’amore oggi è andato tutto. Non ha idea di quanta gente ne aveva un bisogno matto. Ricorda? Oggi è Natale!”
“Già… osservò l’uomo prendendosi il mento con la mano. “Oggi è Natale. E quindi, niente amore?”
“Non dico questo…” replicò l’altro accennando a un mezzo sorriso a labbra chiuse. E aggiunse: “Be’, magari oggi no ma poi domani… Chi lo sa.”
“Domani è domani. Io vorrei comprare adesso. E l’amore è una cosa che non ho, e se non ce l’ho…”
“Va bene, va bene…” lo interruppe il venditore. “Ho capito. Comunque, creda a me, oggigiorno l’amore è anche troppo reclamizzato. Vero signora?” e si girò verso la donna.
Quella gli porse ciò che aveva scelto, bofonchiando: “Bah… Me lo incarti, per favore.”
L’uomo obbedì. Lei se ne andò.
I due si ritrovarono da soli. Quello senza qualità seguì con gli occhi la ragazza allontanarsi e mormorò tra sé: “Ma non mi ha detto dell’amore…”
E quella, come avesse sentito lo sguardo nella schiena, si fermò; e, a qualche metro, si girò e lasciò detto loro: “L’amore dà felicità.”
Poi se ne andò davvero.
I due rimasti si guardarono. Il venditore scrollò le spalle; l’uomo tacque.
Per un poco stettero in silenzio.
Forse sarebbe finito tutto lì se non fosse uscito da un cantone un uomo giovane che andò al banco e sussurrò qualcosa; il venditore, guardandolo un po’ storto, prese una cosa che l’uomo senza qualità non vide, la incartò e gliela consegnò. Quello la ficcò sotto la giacca e si mise a frugare nelle tasche.
Così, mentre il ragazzo era distratto, l’uomo senza qualità si rivolse sottovoce al banconiere: “Che vi ha chiesto?”
“Lasci stare” gli rispose. “Son cose da ragazzi, che a lei certo non mancano. Ne abbia o no.”
L’uomo abbozzò, anche se poco convinto. Guardò verso il ragazzo ma non gli chiese niente. Si girò e disse: “Un altro che ha trovato quello che cercava.”
Quando si voltò ancora quello non c’era più.
Il venditore intanto si era messo a fare dei conti suoi su un libriccino.
L’altro allora ricominciò a guardare senza ordine le cose ammonticchiate sul bancone, già disordinate di per sé.
Rimasero così, finché non arrivò loro un’altra voce, ruvida e un poco arata da un respiro affaticato.
“Che vita…” diceva un mendicante che stava strascicando i propri passi per la via. “Il giorno di Natale mi sa che resto senza pranzo e senza cena.” E alzò lo sguardo verso i due. Il banconiere, indicando l’altro uomo, disse: “Magari c’è qualcuno che vi invita”.
Quello però non sembrò accorgersene. Disse: “Magari sì”, ma si girò nuovamente a frugare con lo sguardo tra gli oggetti.
Il mendicante buttò gli occhi su ambedue e poi scivolò via, sparendo anch’egli dentro quella luce cristallina che faceva sembrare ghiaccio il cielo, mentre piccolissimi brillanti erano comparsi a sbrilluccicare in aria tutt’intorno.
Stava ricominciando a nevicare.
L’uomo senza qualità intanto se ne stava sempre lì a guardare tutto e niente, scrutando di sottecchi il venditore che continuava a fare le sue cose.
D’un tratto fu quest’ultimo a esclamare: “Professore!” e fece mossa di uscire dal bancone per ricevere un signore distinto che si avvicinava.
“Olà!” fece questo di rimando, portando le dita al cappello per rilevarlo appena un poco sulla nuca e riappoggiarvelo leggero. “Ben trovato. Buon Natale!”
“Buon Natale anche a lei, professore!” gli augurò a sua volta il venditore. Come va la vostra sciatalgia?”
“Si campa. Ognuno ci ha le sue.”
“Eh già. Questo freddo non aiuta. Ma tant’è. Oggi è Natale, e s’ha da pensare solo al bene.”
Poi aggiunse: “Già che siete qui, forse, se posso profittare, vorreste acconsentire a dare a me e quest’uomo qua un consiglio dei vostri, che sono sempre saggi?”
“Ma certo. Dite.”
“Mah… vedete… C’è una questione con questo signore qui, che vorrebbe acquistare un qualche cosa qui da me ma non sa bene cosa vuole.”
“E dovrei saperlo io?” rispose un po’ sorpreso il professore.
“Forse sì” prosegui il banconiere abbassando un poco il tono e accennando con il mento all’uomo senza qualità. “Perché in fondo, forse, è una questione, come dire, un poco filosofica. Cioè…”
Il professore piegò anche lui un poco la testa: “Cioè?”
“Cioè il signore qui avrebbe tutta l’apparenza di sapere ciò che vuole. E in effetti lo sa…”
“E allora dov’è il problema?” chiese sempre più perplesso il professore.
“Sta nel fatto che lui dice di volere una cosa che non ha. E fin qui io l’ho capito. È che poi vuole che io gli venda solamente una cosa che gli manca, e io non lo so distinguere per bene ciò che uno non ha e quello che gli manca.”
“Mi sembra interessante…” rispose il professore prendendo a lisciarsi con le mani la barbetta grigio perla pettinata a punta. “Interessante, sì, e anche un poco complicato… Lei che mi dice?” fece poi girandosi interrogativo verso l’uomo senza qualità.
“Io non lo so” rispose questi burbero. “Apposta son venuto a chiedere consiglio; e ora lor signori sono in due, e anche di livello a quanto pare. Certamente risolverete il problema.”
“Bene bene…” fece il professore cominciando anch’egli a girar lo sguardo tra tutti gli innumerevoli oggetti disposti sul balcone. E si vedeva che già pensava assai. “Beh” disse infine “a ben vedere il suo problema non è poi così nuovo. Se lo sono chiesto in tanti a questo mondo, e le dirò che lei tutto sommato è fortunato perché in parecchi si sono anche risposto. Uhm… vede quel libro, per esempio?”
“Quale?
“Quello lì davanti a lei. Lo prenda in mano e legga il titolo.”
“Ah sì, ecco: «L’uomo senza qualità» di un certo Musil” disse. E subito soggiunse: “Non lo conosco”.
“Capisco. Eppure spesso i personaggi conoscono il loro autore più di quanto non si immagini.”
E il venditore subito: “Lo vuole?”
“Dovrei? rispose l’altro. “È un libro che non ho letto, è vero. Ma, così a occhio, non credo sia quello che mi manca.”
“È vero. In realtà non le occorre” gli disse il professore. “Che lei lo legga o meno, vivrà uguale.”
“Questo è certo” replicò l’uomo senza qualità.
“Però potrà dare un po’ di tono a questo suo Natale. Se lo regali, via, e me lo dia un momento qui, così le mostro…”.
“Prima lo deve comperare!” lo interruppe il venditore.
Al che l’uomo senza qualità, colto sul vivo, disse: “Certo, certo. Questo non è un problema.” Lo afferrò e lo pagò. Poi lo diede al professore il quale prese a sfogliarlo apparentemente a caso, aprendo una pagina e poi l’altra. A un certo punto disse: “Ecco, per esempio, qui: «Se uno può soddisfare tutti i propri desideri, ben presto non saprà più cosa desiderare.» Questo si adatta a lei, così parrebbe.”
“Neanche per sogno. Io non ho per niente soddisfatto tutti i miei desideri. Non che non abbia avuto i mezzi o i desideri. Ma non mi è parso mai così importante.”
E quello: “Comprendo. Ma è Musil che l’ha detto. Vede, Musil racconta di un uomo senza qualità intendendo con ciò descrivere l’incertezza e la disgregazione del tempo moderno.”
“Non so se lei è disgregato; di sicuro è incerto” si intromise il venditore, inopportunamente, tanto che l’uomo senza qualità lo rimbeccò: “Oh, sentite!”
Intanto il professore aveva continuato: “Non dico lei. Non se la prenda”.
“Fa nulla” disse l’uomo senza qualità alzando le spalle «In questo groviglio, qualsiasi cosa si faccia ha una importanza minima!».
“Ecco vede, sta già parlando come lui. Sono parole del libro queste. Gliel’ho detto, i personaggi ne sanno più del loro autore.”
“Be’, forse” intervenne il venditore “a questo i libri servono: a spiegare all’autore quel che pensa.”
“Voi neanche sapevate di averlo, il libro!” ribatté l’uomo senza qualità, che cominciava a spazientirsi di queste continue sortite di quell’altro lì dietro il bancone.
“Oh be’…”
“Calma…” intervenne il professore. “Sappiate che all’inizio della storia un libro è un contenitore vuoto. Ma lo è anche l’autore. In fin dei conti i personaggi non prendono vita da lui, ma gliela danno.”
“Questa non l’ho capita” fece l’uomo senza qualità.
“Intendo dire che i personaggi costringono l’autore a immaginarsi al posto loro e vedere un po’ le cose da quel punto di vista. Viste così le cose cambiano. E per lui è come estendere la propria vita vivendo sprazzi di quelle degli altri.”
E il venditore: “Ecco, così vede ciò che serve… e poi decide!”. E si girò verso l’uomo senza qualità.
Ma questi alzò le spalle senza raccogliere la provocazione.
In quel momento passò una ragazzina con i pattini a rotelle ai piedi, veloce e silenziosa come stesse volando sopra il ghiaccio. E tutti si accorsero che era felice perché come fu vicino a loro girò il volto e spalancò un sorriso così dolce e intenso che nessuno ebbe coraggio di parlare.
Ma tutti tre pensarono: “Che bella sei!”.
Poi anche la sua agilissima figura si confuse dentro la morbidezza di una nevicata che si andava facendo sempre più coprente e densa.
“Che bella sei!”. Un uomo anziano dai capelli lunghi e folti, candidi come i fiocchi che vi si stavano posando, si era fermato lì. E quella proprio davanti a lui aveva rallentato con un bel passo incrociato e gli aveva regalato un sorriso ancor più bello, grondante la felicità e la leggerezza dei suoi pattini nuovi. Il vecchio aveva ricambiato dal cuore della sua barba bianca.
“Chi ha detto che non c’è vita sul pianeta? Questo Musil?” chiese il venditore.
“Musil parlava della grande vitalità e dell’incertezza di cui sembrava essere impregnato il mondo all’inizio del secolo scorso. Noi, cent’anni anni dopo, visto come è andata, diffidiamo della vitalità e siamo immersi nella confusione. Lui no, lui era più eccitato che spaventato, circondato com’era dal militarismo e da una strana frenesia di guerra. Invero lui sapeva cosa fosse una battaglia, ma non cos’è la guerra. E noi che lo sappiamo non siamo eccitati affatto: siamo solamente spaventati.”
“Guerra, voi uomini non sapete parlar d’altro!” fece una voce.
Il venditore si girò per commentare: “Ehi, guarda un po’ chi c’è… È tornata la tifosa dell’amore!”
“Guerra e denaro! Ecco ciò che voi uomini avete per la mente. E non pensate mai ai sentimenti!” fece la donna, riemergendo ora dalla coltre sempre più fitta della nevicata.
“È fissata” commentò sottovoce il venditore.
“Guerra, denaro, amore…” fece il professore “non son poi così lontani. Piuttosto, direi, si attraggono: guerra e amore sono amati e odiati, e il denaro spesso paga l’una e l’altro. Comunque, piacere di conoscerla, signora.”
“Signorina” precisò lei. “Il piacere è tutto mio. È che con il signore qua si stava parlando che la vita è tutto uno scambiare: amore per amore, denaro per denaro…”
“Lei aveva parlato di… felicità” le rammentò l’uomo senza qualità, con una certa titubanza. “Potrebbe essere quella la cosa che mi manca”.
“Guardi nel libro” suggerì il professore.
“Ah già, «L’uomo senza qualità»; e lo riprese in mano.
“«Che cos’è un uomo senza qualità?»” domandò la donna.
“«Nulla! Non è proprio nulla!»: così lo definisce Musil” rispose il professore. Poi spiegò: “«Ce ne sono milioni oggigiorno. È la tipica razza d’uomini che i nostri tempi hanno prodotto!». Dico: per Musil «Un uomo senza qualità non ha una professione, non una specifica almeno. Ogni suo sentimento è solo un punto di vista. Per lui tutto è relativo».
“Io non lo so se tutto è relativo” intervenne l’uomo senza qualità, con poca convinzione.
“Figuriamoci se lo sa” buttò lì, non proprio sobriamente, il venditore.
“Ovvio che lo è” confermò il professore. “Ma quest’uomo non è del tutto privo di ogni qualità: solo, non sa quali ha e quali gli mancano.”
“Quindi ne ha qualcuna!” esclamò l’altro, tra preoccupato e speranzoso.
“Ma di che state parlando?” saltò fuori il ragazzo sparito poco prima, materializzandosi tra la nevicata e riapparendo in scena.
“Te lo dico se tu mi dici cosa hai comperato poco fa” gli fece l’uomo senza qualità.
E quello: “Una cosa che mi mancava. Qui l’ho trovata.” E si girò a guardare il venditore con complicità.
L’altro fissò anch’egli interrogativamente il venditore; ma questi si schermì dicendo: “Non lo posso dire che cosa ha comperato. Sono tenuto al riserbo.”
“E figuriamoci! Comunque non servite.” E speranzoso si rivolse ancora al giovane: “Tu come facevi a sapere che ti mancava?” chiese.
E quello: “Be’, non ce l’avevo. Ora ce l’ho.”
E il professore: “La questione è proprio distinguere quel che non si ha e quel che ci manca.”
E il ragazzo: “Boh”.
“Siamo daccapo” disse allora un poco rassegnato l’uomo senza qualità. E si rimise a rovistare con gli occhi sul bancone.
Intanto stava scendendo ormai la sera, e le luci delle case cominciavano a occhieggiare tra lo sfarfallio sempre più intenso della neve. In questo spazio quasi di cristallo si perdeva «una città che si andava piano piano raffreddando»; e occorreva sempre più attenzione per sentire, nel profondo, attraverso il suo corpo ghiacciato e impietrito, il battito di un cuore.
Il professore si sentì allora in dovere di riprendere la situazione in mano. “Quest’uomo” disse, accennando a colui che rovistava “è come il protagonista del romanzo: è un uomo in cerca di un qualcosa, che non sa cos’è perché gli manca; e questa è la ragione per cui cerca ma è anche quella per la quale non lo troverà.”
L’uomo taceva.
Ma il mendicante, prontamente: “Se per caso è la cena di Natale che gli manca, ci penso volentieri io: basta che paghi lui.”
E il professore, preso alla sprovvista: “Ecco, vedi… tu sai quello che cerchi. Sei più fortunato di lui, dunque.”
E il mendicante: “Ah, davvero?”
E ancora il professore: “Insomma, questo potrà anche accadere. Perché, come tutti vedete, questo è un uomo che certamente ha la qualità necessaria a essere uomo. Il problema suo è che non sa qual è, e quindi è come non l’avesse. Per questo è in cerca.”
E il ragazzo: “Io lo sapevo cosa mi mancava! E infatti l’ho trovato subito.”
E il venditore: “Tu è meglio che stai zitto.”
E poi la donna: “Io consiglierei al signore di cercare in una dimensione più spirituale.”
E il venditore: “Andiamo bene…”
E il professore infine: “Questo è un uomo senza qualità!”
“Volevo dirlo!” disse il venditore.
“Si mette proprio male…” concluse il mendicante. Poi girò gli occhi un poco intorno e aggiunse a voce un po’ più bassa: “Senta un po’, brav’uomo… qua mi sembra che la stiano prendendo tutti in giro, che non mi pare carino. Io ho il problema della cena, ma lei mi pare che ha un problema all’anima. Mi spiace più per lei che non per me.”
L’uomo senza qualità non disse nulla; o se parlò non si sentì perché la nevicata si era fatta ormai così abbondante e spessa da assorbire e nascondere dentro di sé ogni rumore.
Fu allora che dal corpo di questa atmosfera quasi solida uscì come d’incanto la ragazzina in corsa, fendendo la coltre silenziosa e morbida con la sua ombra colorata, mentre i pattini sembravano non toccar nemmeno terra.
Ma tutti intanto si erano allontanati dal bancone dove l’uomo senza qualità era rimasto solo.
Il ragazzo era andato via con quel che aveva.
Il professore era andato verso il vecchio.
Il venditore era uscito dal bancone, forse in cerca della tifosa dell’amore.
Tutti scomparvero nel bianco.
Nessuno si accorse che la ragazzina aveva fatto un giro intero intorno a tutti, danzando per ciascuno, sopra i suoi pattini volanti.
L’uomo senza qualità la vide fermarsi all’improvviso e per un attimo di fronte a lui, con le gote arrossate e il volto illuminato da un sorriso.
Gli porse qualche cosa. Poi scivolò via.
Ristette a lungo l’uomo senza qualità, con la schiena contro il banco e lo sguardo fisso avanti a sé.
Non c’era più nessuno.
La neve a larghe falde intorno a lui scendeva lenta.
Era leggera l’aria, resa morbida da quella neve che sembrava voler alleggerire il cuore d’una città che, incerta, cercava per una volta ancora di riconciliarsi con il suo Natale.
Si riscosse infine, prima di perdersi nell’atmosfera candida e soffusa.
Chinò il capo e si sorprese del rosso acceso della rosa che ora teneva tra le mani.
Si guardò intorno, strizzando un poco gli occhi per sciogliere i fiocchi piccolini che gli erano fermati sulle ciglia.
Sorrise quando vide la sagoma del mendicante ferma a pochi metri: lì dove era stata sempre.
Lo raggiunse.
Il mendicante lo guardò un po’ scanzonato e chiese: “La rosa per chi è?”
“Per la cameriera, al ristorante” rispose.
“Allora andiamo a cena?”
“Certo, è Natale.”
“Be’, te lo avevo pur detto che quel che ti mancava era un regalo per me.”
“Avevi ragione. Però, confesso, è un regalo che in realtà ho fatto a me stesso.”
“Sono i migliori” disse il mendicante. E aggiunse: “Anch’io ho una cosa tua da regalarti.”
Gli porse il libro: “Ti si addice, forse, un po’. Ma, senza offesa.”
L’Uomo senza qualità lo ficcò in tasca: “Senza offesa.”
Poi si infilarono insieme nel Natale, più bianco del solito quell’anno.


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Pubblicato da Stefano Pantezzi

È nato a Rovereto nel 1956 e cresciuto a Trento, vive a Pergine Valsugana. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna, è avvocato da una vita. Ha pubblicato la raccolta di poesie “Come una nave d’acqua” (2018) e alcuni racconti in antologie locali. “Siamo inciampati nel vento” (Edizioni del Faro) è il suo primo romanzo.