Un po’ di spesa leggera, riducendo gli imballaggi

Vi è mai capitato di sbuffare innervositi, ogni volta che tornate dal supermercato, sovraccarichi di scatolette, pacchetti e sacchetti? Quanto di quello che compriamo alla fine viene buttato, dopo che è servito solo per trasportare temporaneamente, e una sola volta, il cibo o i prodotti? Si stima che un italiano produca 500 kg di immondizia all’anno (Ispra, 2021), tra le varie frazioni di rifiuto. Con la raccolta differenziata destiniamo i vari imballaggi al riciclo, ma non sempre finisce poi per essere riciclato, e comunque, anche la produzione di involucri richiede un notevole uso di risorse. Pensate ad esempio che per produrre un chilogrammo di PET, materiale sintetico impiegato per realizzare contenitori di vario tipo, occorrono 18 litri d’acqua. Con un chilo di Pet si possono fare 25 bottiglie da 1 litro e ½. Insomma, una quantità quasi pari all’acqua contenuta dalle bottiglie stesse viene usata solo per produrle! Senza contare poi l’impatto ambientale ulteriore legato al loro trasporto, solitamente su gomma! Per fortuna, esistono però delle alternative per provare a ridurre – dato che eliminare totalmente è pressoché impossibile – la quantità di imballaggi che ogni giorno produciamo in casa. Bastano solo un po’ di buona volontà, impegno e coraggio. Ecco qualche consiglio. Per prima cosa, sarebbe meglio preferire il mercato, i negozietti sotto casa e ancora i negozi di prodotti sfusi, per fare la spesa. In questo modo accumuleremo certamente meno imballaggi, per lo più sacchetti di carta. Certo,  fare la spesa così diventa un po’ più frammentario, e potrà sembrarci una perdita di tempo. Però eviteremmo la coda alle casse, la ricerca, talvolta estenuante, del parcheggio fuori dal super e insomma, molto meno stress. E magari, parlo soprattutto per chi vive in città, potremmo arricchire la nostra quotidianità di maggiori relazioni sociali, instaurando un contatto diretto con i contadini al mercato e con i venditori nei negozietti di quartiere, che potrebbero garantirci anche meglio la qualità di ciò che acquistiamo. Se proprio vogliamo essere ancora più bravi, possiamo provare a portare da casa i nostri contenitori. Non mi riferisco solo alla borsa di pezza o alla retina, che magari qualcuno già usa e riusa, ma anche ai sacchetti di carta, ai barattoli, le bottiglie di vetro e i flaconi per i detersivi, o i contenitori delle uova. All’inizio potremo destare qualche perplessità in chi ci vede e negli stessi negozianti, finendo per passare per dei poveracci. Ma dopo che i nostri venditori di fiducia si saranno abituati al nostro modo un po’ strano di fare acquisti, arriveranno a capire e anzi, stimare questo nostro impegno. Spesso inoltre non sappiamo neppure che questi punti vendita si trovano proprio vicino a casa o a pochi km. A tal proposito un sito molto utile è retezerowaste.it, una rete italiana che riunisce persone che provano a vivere quasi senza produrre rifiuti, fornendo informazioni su buone pratiche da adottare per rendere meno impattante il nostro stile di vita. La mappa che troviamo sul sito ci aiuta a localizzare il negozio di prodotti sfusi, a noleggio, o di seconda mano più vicino a casa nostra. Possiamo trovare rivenditori di detersivi alla spina, di vino sfuso, stoviglioteche, negozi dell’usato, vintage, persino pannolinoteche, che mettono a disposizione set di pannolini lavabili, per ridurre quello che è il più impattante in assoluto dei nostri rifiuti domestici e decisamente non riciclabile. Acquistando oggetti di seconda mano, come mobili, accessori per la primissima infanzia (passeggini, carrozzine…), o vestiti potremmo prolungare notevolmente la vita di un oggetto e magari imbatterci anche in qualcosa di particolare, più originale delle proposte standardizzate della moda usa e getta. Insomma, le alternative per rendere i nostri acquisti più leggeri, e di conseguenza, anche la nostra spazzatura esistono. Pronti a sperimentarle?

Condividi l'articolo su:

Pubblicato da Silvia Tarter

Bibliofila, montanara, amante della natura, sono nata tra le dolci colline avisiane, in un mondo profumato di vino rosso. La vita mi ha infine portata a Milano, dove ogni giorno riverso la mia passione di letterata senza speranza ai ragazzi di una scuola professionale, costretti a sopportare i miei voli pindarici sulla poesia e le mie messe in scena storiche dei personaggi del Risorgimento e quant'altro. Appena posso però, mi perdo in lunghissimi girovagare in bicicletta tra le abbazie e i campi silenziosi del Parco Agricolo Sud, o mi rifugio sulle mie montagne per qualche bella salita in vetta. Perché la vista più bella, come diceva Walter Bonatti, arriva dopo la salita più difficile.