Una fiaba senza allegria

Uscito nel 1977, anno dai tanti volti (le BR, gli indiani metropolitani e l’avvento della disco-music, per dirne alcuni) Burattino senza fili, quinto lavoro di Edoardo Bennato, è uno di quei dischi che hanno fatto la storia nella musica italiana. Parliamo del primo concept-album di un cantautore “impegnato” (l’artista napoletano aveva già demistificato questa figura nella graffiante Cantautore, contenuta nel suo primo Lp, La torre di Babele) capace però di essere anche commerciale, ballabile. Senza perdere un’oncia della sua integrità. 

Il punto di partenza è la favola di Pinocchio. Che nella rilettura di Bennato, fin dall’iniziale È stata tua la colpa, è in fondo una storia amara. Il burattino è cresciuto, è diventato “normale”, ma si è fatto omologare. Adesso va a scuola, dove insegnano “che i grandi e i potenti son quelli che fanno la storia…”. È pieno di fili e gioca l’assurdo gioco della vita adulta.

Fatte queste premesse, che ribaltano la morale del libro di Collodi, il disco parte alla grande presentando una carrellata di personaggi memorabili, sorretta da una musica spumeggiante, che alterna rock ‘n’ roll a splendide ballate e persino a un’aria da operetta. Mangiafuoco è il potere occulto che muove i fili e fa ballare i burattini. La fata  rimane, secondo me, una delle canzoni più femministe della musica italiana, e dice di quanto sia facile per una donna passare dal ruolo di fata, di “stella”, a quello di schiava. Qua e là emerge l’insofferenza del cantautore verso gli intellettuali, i contestatori frustrati (gli Autonomi?), la macchina kafkiana della giustizia e l’industria discografica, incarnata dai due imbroglioni per eccellenza della favola, Il gatto e la volpe, protagonisti di una hit irresistibile. Quando sarai grande chiude il cerchio tornando alla disillusione iniziale: “Ti hanno iscritto a un gioco grande. Se non comprendi, e se fai domande, chi ti risponde ti dice: è presto. Quando sarai grande allora saprai tutto…”.

La copertina mostra un Bennato seduto alla scrivania, in cravatta e maniche di camicia. Un impiegato come tanti, con lo sguardo di chi felice non è.

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Pubblicato da Marco Pontoni

Bolzanino di nascita, trentino d’adozione, cittadino del mondo per vocazione. Liceo classico, laurea in Scienze politiche, giornalista dai primi anni 90. Amori dichiarati: letteratura, viaggi, la vita interiore. Ha pubblicato il romanzo "Music Box" e la raccolta di racconti "Vengo via con te", ha vinto il Frontiere Grenzen ed è stato finalista al premio Calvino. Ma il meglio deve ancora venire.