Uno scultore trentino al Quirinale

Salvatore de Carlis, Allegoria della Fama, 1812, particolare del soffitto. Roma, Palazzo del Quirinale, Salottino Napoleonico

Tra i tanti ambienti di rappresentanza di cui dispone il Palazzo del Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica, c’è una stanza denominata “Salottino Napoleonico”. Il nome ricorda l’occupazione francese di Roma avvenuta oltre due secoli fa, nel 1809, quando la residenza dei papi fu adibita a reggia imperiale. In realtà Bonaparte non vi mise mai piede, ma i suoi emissari provvidero ad arredare e a ridecorare una serie di ambienti in stile neoclassico in previsione di un’eventuale soggiorno romano dell’imperatore.

La stanza di cui parliamo, situata accanto alla camera da letto riservata a Napoleone, fu allestita come toilette secondo un progetto predisposto dall’architetto Raffaele Stern. A quell’epoca risale il magnifico soffitto, che in origine era decorato con cinque scene mitologiche dipinte dal pittore bolognese Pelagio Palagi e dedicate al tema della vestizione e dell’armamento nell’antichità classica. Le tele furono rimosse durante il pontificato di papa Pio IX e oggi si conservano solo otto medaglioni dipinti su fondo oro dallo stesso Palagi, che mostrano degli amorini impegnati a sorreggere vesti e armi.

Ai quattro angoli del soffitto si notano altrettante figure femminili alate, scolpite a rilievo e fissate contro un fondo dipinto in azzurro: reggono con entrambe le mani corone d’alloro e le porgono a coppie di aquile poste al termine di un intreccio di girali dorati. Una terza corona onorifica sovrasta ciascuna delle quattro figure, appesa a un vessillo che termina in un cartiglio recante la parola “PAX”. Si tratta di allegorie della Fama, con chiaro riferimento alla gloria dell’impero napoleonico. Come attestano i documenti di pagamento, queste eleganti sculture furono realizzate nel 1812 da un artista trentino, Salvatore de Carlis.

Nato a Villamontagna nel 1785, de Carlis imparò a scolpire l’alabastro e manifestò un precoce talento artistico. Durante un soggiorno a Vienna incontrò Antonio Canova, il quale lo incoraggiò a proseguire gli studi. Nel 1806 si trasferì a Roma, dove poté godere degli insegnamenti e della protezione del grande scultore di Possagno, grazie anche a una lettera di raccomandazione del conte Benedetto Giovanelli, futuro podestà di Trento. Dall’Urbe inviò alcune importanti opere alla Corte di Baviera, tra cui un busto in marmo di Johann Joachim Winckelmann e una statua di Venere, che sono tuttora conservati a Monaco. 

Durante la Restaurazione de Carlis continuò a risiedere nella città dei papi, in una casa di via de’ Serviti, nel quartiere che si estende ai piedi del colle Quirinale. L’ultima notizia che lo riguarda risale al 1839.

Condividi l'articolo su:

Pubblicato da Roberto Pancheri

È nato a Cles nel 1972 e vive felicemente a Trento. Si è laureato in Lettere a Padova, dove si è specializzato in storia dell’arte. Dopo il dottorato di ricerca, che ha dedicato al pittore Giovanni Battista Lampi, ha lavorato per alcuni anni da “libero battitore” e curatore indipendente, collaborando con numerose istituzioni museali e riviste scientifiche. Si è cimentato anche con il romanzo storico e con il racconto breve. È infine approdato, per concorso, alla Soprintendenza per i beni culturali di Trento, dove si occupa di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico. La carta stampata e la divulgazione sono forme di comunicazione alle quali non intende rinunciare, mentre è cocciutamente refrattario all’uso dei social media.